Cinema

The Woman in Black – J. Watkins, 2012


Di:

James Watkins

James Watkins (fonte: movieplayer.it)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: The Woman in Black
Nazione: Regno Unito, Canada
Genere: fantastico, horror

LA Hammer Production, storica casa di produzione che sancì l’epoca d’oro del cinema horror americano anni 50, torna a far capolino nelle sale con un gotico vecchio stampo, The Woman in Black, in perfetta linea con la sua nota tradizione. Con protagonista Daniel “Harry Potter” Radcliffe, tratta dal romanzo La donna in nero di Susan Hill, la pellicola narra la disavventura di un giovane avvocato londinese recatosi in una casa abbandonata tra paludi alla ricerca di documenti per definire l’eredità di una cliente da poco defunta. Inquietanti presenze lo porteranno a scoprire un oscuro passato e a scontrarsi con la maledizione del luogo.

Come già evidenziato in queste pagine per Il mistero di Rockford (scheda), il gotico al cinema, di difficile gestione e altalenante appeal presso il grande pubblico, da almeno un paio di decenni tenta di ritagliarsi nuovamente una nicchia d’attenzione nella distribuzione, forte della ritrovata moda del paranormale e dello spiritismo su grande schermo – dai Paranormal Activity al recuperato cinema orientale a base di ectoplasmi.
The Woman in Black - Locandina

The Woman in Black - Locandina

Lo fa senza ricorso a modernismi, audace nel suo riproporre stilemi non più in voga, e lo fa con veste autoriale, quasi apprezzabile per il suo manierismo d’antan ad alto rischio botteghino. Escluse le originali e vincenti firme di del Toro e pochi altri fortunati casi (The Others, The Orphanage), a fronte di intenzioni lodevoli e intrise di cinefilia, i risultati quasi mai si mostrano all’altezza confluendo in prodotti non disprezzabili ma raramente memorabili. The Woman in Black non sfugge a questa regola, regalandoci un altro cocktail di ragnatele, spettri, ombre e maledizioni che non appare indispensabile ed è utile unicamente come rilancio dell’attore protagonista al di fuori dalla gabbia harrypotteresca che lo imprigiona ormai da troppo.

Messe da parte le gradevoli e nostalgiche scenografie che riportano la memoria dell’appassionato al cinema fantastico artigianale anni 50, quel che resta non stimola, qualitativamente, il ricordo allo stesso modo. Non vi è un personaggio, un momento di trama, una sola soluzione registica che lasci traccia sui titoli di coda, ed ogni tassello di questa pellicola appare solo il frutto di un bel disegno senz’anima, come una graphic novel che dimentica di dover essere soprattutto narrazione. Assolvendo la prevedibilità del soggetto e della sua evoluzione, non necessariamente fronte d’attacco – in questo caso, difatti, non lo è -, ci si sofferma sulle esche dell’attenzione, sugli spaventi e le sottese dinamiche a supporto e si resta molto scettici: la maggior parte dei frangenti di paura tout-court mostrano un’impostazione classica, dignitosa ma sono efficaci solo per rievocazione; i restanti, pochi e più modernamente shock-style, producono il tanto bramato salto sulla sedia, ma giocano sul facile effetto e poco su tensione piscologica e costruzione del disagio. Ridicolo e banalità avvicinati in un paio di occasioni, fortunatamente non raggiunti.

Secondo lungometraggio di James Watkins dopo l’impeccabile Eden Lake, ancora non disponibile in Italia.
Esordio da recuperare, gotico da trascurare.

Valutazione: 6/10
Spoiler: 9/10

AltreVisioni

Il diario di Bridget Jones, S. Maguire (2001) – sciocchezzuola garbata, simpatica e originale costruita ad hoc per una specifica fetta di pubblico. Ruffiano ma con gusto * 6
Reazione a catena, M. Bava (1971) – film-gioco fine a se stesso, esasperato ai limiti del grottesco, con un finale che conferma i sospetti. Sopravvalutato * 6
The Killer Inside Me, M. Winterbottom (2010) – tra noir e pacato psycho-thriller, una gradevole pellicola dalla nostalgica location anni 50 * 6.5
Breakdown – La trappola, J. Mostow (1997) – buon thriller anni 90 usa e getta che raggiunge i suoi obiettivi con dignità * 6.5
Irreversible, G. Noé (2002) – tentativo di miscelare stile atipico, violenza shock e congressi carnali. Fallimentare * 4.5

In Stato d’osservazione

Magnifica presenza, F. Ozpetek (2012) – * 16mar
L’altra faccia del diavolo, W. Brent Bell (2012) – ancora mockumentary ed esorcismo * 16mar

The Woman in Black – J. Watkins, 2012 ultima modifica: 2012-03-12T01:33:17+00:00 da Alessandro Cellamare



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