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Un nuovo romanzo di Jonathan Franzen è sempre un evento di rilievo nel mondo della letteratura

Purity – J.Franzen, 2016

Troppe responsabilità gravano sulle giovani spalle di Purity Tyler, per tutti Pip

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Roma. Un nuovo romanzo di Jonathan Franzen è sempre un evento di rilievo nel mondo della letteratura, per la considerazione di cui lo scrittore americano gode e per l’affetto nutrito nei suoi confronti da parte dei lettori di tutto il mondo. È da poco arrivato anche in Italia, nella traduzione di Silvia Pareschi, il suo quinto romanzo: Purity.

PURITY. Troppe responsabilità gravano sulle giovani spalle di Purity Tyler, per tutti Pip: un debito universitario di centotrentamila dollari che il suo pessimo lavoro da promotrice telefonica non potrà mai ripagare, una madre lunatica, ipocondriaca e del tutto priva di senso pratico, e nessun padre con cui condividere i due carichi. L’incontro fortuito con una bellissima e indecifrabile attivista tedesca nella casa di Oakland che Pip occupa con altri squatter le offre un’inattesa possibilità di fuggire da tutto questo: uno stage (retribuito!) presso la sede sudamericana del Sunlight Project, l’organizzazione clandestina che divulga via rete notizie riservate sui traffici di mezzo mondo. Accettando, Purity potrà contribuire alla pulizia del pianeta gettando luce sui misteri dei potenti, e allo stesso tempo, perché no, carpire informazioni sull’identità di suo padre, che la madre si rifiuta da sempre di rivelare, per indurlo a metter mano al portafogli. E poi potrà conoscere il mitico Andreas Wolf, ispiratore e leader carismatico del Progetto. Wolf è finito sotto i riflettori durante l’attacco a Normannenstraße del 1990, che ha scoperchiato gli altarini della Stasi e di un intero sistema, e da quel momento la sua ascesa verso l’Olimpo dei leaker più scomodi è stata inarrestabile. A differenza del collega e rivale Julian Assange, Wolf vorrebbe fare della purezza il suo marchio di fabbrica, ma deve fare i conti con i fantasmi del suo passato nella Ddr pre-caduta del Muro.

ANALISI. Come per il precedente “Libertà” anche in questo caso Franzen costruisce il suo romanzo attorno a una parola: “Purity”, purezza (intesa anche come candore e innocenza o castità). Purezza incarnata dalla protagonista Pip, ma presente in qualche modo in ogni personaggio, anche nei più controversi. E di figure molto forti ce ne sono tante: la madre di Pip, Andreas Wolf, Tom Aberant. Personaggi coinvolti in vicende ricche di pathos, che sviluppano temi cari all’autore quali la famiglia, l’ecologia, il rapporto tra coniugi. La cifra stilistica di Franzen è sempre piuttosto alta, ma rispetto alle opere precedenti c’è da registrare in Purity qualche eccesso (ad esempio nella mole) e alcune cadute di stile, soprattutto nel linguaggio. Tanti argomenti trattati, forse troppi, non tutti ugualmente interessanti o sviluppati in maniera adeguata. La sensazione è però che alla fine Franzen porti il lettore esattamente nel punto dove vuole portarlo, a confrontarsi con qualcosa di lontano ma allo stesso tempo concreto, attuale, quotidiano.

L’AUTORE. Jonathan Franzen ha scritto quattro romanzi (La ventisettesima città, Forte movimento, Le correzioni, Libertà), due raccolte di saggi (Come stare soli, Più lontano ancora) e l’autobiografia Zona disagio. Ha annotato un compendio di saggi di Kark Kraus nel volume Il progetto Kraus. Inoltre ha pubblicato racconti e saggi su “The New Yorker” e su “Harper’s”.

Il giudizio di Carmine
Jonathan Franzen
PURITY
2016, Einaudi
Valutazione: 4/5

A cura di Carmine Totaro – Redazione Stato Quotidiano – Riproduzione riservata

Purity – J.Franzen, 2016 ultima modifica: 2016-04-12T10:44:32+00:00 da Carmine Totaro



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