Alto valore storico e archeologico tra degrado e abbandono

Foggia: tutelare la Masseria Pantano e il villaggio neolitico

Dalle prime indagini, condotte nel 2011, alla denuncia de “Il Fatto Quotidiano” nel 2014 la situazione non è cambiata come mostrano le riprese con drone realizzate da Andrea Di Salvatore

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Foggia. Non si può più ignorare il significato storico, archeologico e sociale rappresentato dalla Masseria Pantano: sociale, si, perché per alcuni residenti della zona è diventato un simbolo dal momento che risulta visibile da diversi balconi e finestre dei palazzi limitrofi; per alcuni non più perché la continua cementificazione della zona ha preso il sopravvento coprendo la visuale alle abitazioni più vecchie. Queste mura ottocentesche rosate sono come una mamma che da secoli abbraccia figli di generazioni diverse: nell’area infatti sono presenti alcuni siti neolitici ed è stata occupata in passato prima dai Romani per passare poi ai Normanni, amata dagli Svevi e dagli Angioini, senza scordare gli Aragonesi; tutte queste nobili famiglie hanno visitato e vissuto la zona, compreso Federico II che ne ha praticato la caccia. Questo rudere, che ha resistito alle intemperie e ai conflitti mondiali, sarà in grado di sopravvivere al degrado della società odierna?

Da diversi decenni l’area vige in uno stato di abbandono
; a nulla è servita la recinzione, posta dall’allora amministrazione comunale alcuni anni fa, dal momento che, come testimoniato dai residenti, l’antica struttura riceve spesso visite: un ampio squarcio nella rete metallica nel lato est permette a chiunque di accedervi e in passato ci sono state diverse segnalazioni ai Vigili del Fuoco, specie nel periodo estivo. Si trattava per lo più di piccoli focolari, accesi da chi intento a passarci la notte; in alcune occasioni però il fuoco è sfuggito al controllo, a causa anche dell’erba alta che circonda il perimetro, fortunatamente senza causare danni e/o vittime.

Le riprese con drone, a cura di Andrea Di Salvatore, girate ad aprile 2017:

Sulle origini del complesso architettonico vennero già condotte diverse indagini archeologiche nel 2011 da parte dell’Università degli studi di Foggia con Giuliano Volpe e Pasquale Favia; l’area in questione è composta da diversi apparati: un villaggio neolitico, testimonianze di una fattoria d’età romana, la “domus pantani” dove Federico II era solito praticare la caccia e le attuali mura rosate, probabilmente risalenti all’ottocento. Questa classificazione venne resa possibile tramite fotografie aeree.

Nel 2014 il FAI (Fondo Ambientale Italiano) ha condotto diverse iniziative per cercare di rendere la zona fruibile ai cittadini e riportarla alla funzione originaria, vale a dire quella agricola. Una situazione di stallo dal momento che il fabbricato è posto su diversi terreni appartenenti ad una decina di proprietari e probabilmente non interessati ad occuparsi dello stabile; ne viene fuori una discarica a cielo aperto senza contare che chiunque può averne accesso per farci quello che gli pare. Una probabile soluzione per arginare il problema, proposta in passato da Vincenzo Rizzi, potrebbe essere quella di espropriarlo per acquisirlo come bene culturale attraverso la valorizzazione di tutto il territorio: un fondamentale collegamento della città alla campagna. Ma di questo progetto di riqualificazione, da svolgere insieme alla Regione per far rivivere una fascia utile sotto il profilo agricolo-rurale, non si è saputo più nulla.

“Circondata da un parco con giardini, zone boschive e palustri, della celebre residenza di svago di Federico II se ne potrebbe fare un vero e proprio parco, nel quale ambiente e storia materiale si armonizzino” – ha commentato l’archeologo Manlio Lilli, in un suo testo pubblicato in merito su ‘Il Fatto Quotidiano’.

Le idee su come recuperare e valorizzare l’area non mancano, a contrario dei fatti: un luogo di questo tipo, dove le caratteristiche geologiche del territorio dauno sposano la sua storia, lo rende di fatto un sito archeologico raro nel suo genere, forse unico per la regione Puglia; se non si agirà sul serio Foggia rischia di perdere non solo un patrimonio storico ma anche una valida marcia che potrebbe far girare l’economia territoriale incentivando il turismo.

(A cura di Antonio Piazzolla, Foggia 12.04.2017)

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