Spettacoli

“Un uomo in piedi e la Signora vestita di nebbia”. Nel cuore della città torna Marcone


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Mercoledì 11. La troupe a lavoro a casa Marcone (im: P.Ferrante, rip.ris, St)

Foggia – Ivan Franek, l’attore ceco protagonista di “Un Uomo in Piedi e la Signora Vestita di Nebbia”, docufiction sull’assassinio di Franco Marcone, è andato via da Foggia nella giornata di ieri. Contento, visibilmente stanco. Provato per la crudeltà di una storia che è andata scoprendosi piano, ricordo dopo ricordo, dichiarazione dopo dichiarazione, confessione dopo confessione. Provato per i tempi rutilanti di un lavoro senza sosta. Che, oltre la durezza della tempistica cinematografica, ha visto gravare su tutti i suoi edificatori (la produzione è della Rio Film di Roberto Gambacorta, – è stato due volte David di Donatello per i cortometraggi “Zinanà” e “Jody delle Giostre” – acciaccato ma comunque sempre attivo e presente con il brio partenopeo che lo contraddistingue) la scure impietosa di una vicenda tristemente rimossa.

LA FAMIGLIA E L’AVVOCATO. Ma anche senza Franek, il lavoro va avanti. La parte foggiana della docufiction non si arresta. Anzi. Finora tante voci hanno arricchito la produzione della Rio Film, condotta sotto l’egida rigorosa del regista Mimmo Mongelli. La troupe sta spaziando sotto il sole primaverile di Foggia con la stessa puntuale cadenza di un pendolo di precisione made in Swisse. mercoledì sono state impresse nelle camere e su microfono le esperienze dirette di Daniela e Paolo Marcone e Oreste De Finis (l’avvocato della famiglia di Franco). Carne viva e dolorosa, sanguinolenta, dell’intero caso Marcone. Tanti, nel corso degli anni, hanno fatto finta d’ignorare la presenza di una famiglia alle spalle ed accanto all’ex Direttore dell’Ufficio del Registro. Molti, comunque troppi, hanno ancora alluso a lui quasi fosse un neo senza criterio estetico, una macchia malata, una psoriasi della pelle. Un male da estirpare piuttosto che un testimone di giustizia.

Giovedì 12 maggio. Riprese nell'ufficio del sindaco di Foggia (im: P.F., rip ris, St)

IL RICORDO SENZA RANCORI. Eppure, malgrado ciò, ancora dopo 16 anni, ancora sotto i riflettori – ipotetici perchè Mongelli, come la famiglia, sceglie la luce del sole per raccontare la storia di Marcone – nelle parole di Paolo e Daniela non c’è rancore violento. Soltanto affidano, seduti sul divano di quella casa incasellata in un palazzo il cui atrio fu la prima bara paterna, alla camera il loro dolore dignitoso, la loro sete di giustizia. Come vuole Mongelli, senza giudizi. Solo, attraverso la narrazione razionale delle ore dell’omicidio prima, del funerale poi, dell’inchiesta per ultima pietra miliare cronologica. Raccontano con tutta la dolce e pura semplicità di due figli che ricostruiscono il bene perduto di quel padre così austero e a volte distante. Mai una riga fuori posto, mai una voce fuori dal coro. Solo un uomo ligio ad un dovere burocratico che non cerca scappatoie e strettoie esemplificative verso la ricchezza materiale.

GESTI. Ma, accanto alle parole della famiglia e dell’avvocato di Franco Marcone, si scolpiscono in una camera, in HD, le colpe angoscianti di una città dimentica. Riassunte in gesti piccoli ma sintomatici. Come i ragazzi della facoltà di Lettere – non tutti – che, per la maggior parte, fuggono di fronte all’obiettivo, spaventati dalla prospettiva cui, spesso, loro stessi ambiscono. Altri fini, altri livelli (non apicali ma infimi come fanghi termali ed arroventati dal calore del vapore). Come gli avvocati che fan finta di non sapere o non ricordare. Come l’assordante boato che viene fuori da quanti rigettano la prospettiva di un ricordo.

LO STAFF. Giornate tutte intense, quelle dell’eterogenea squadra di lavorazione. Confluite in terra dauna da angoli diversi. Foggiano il fonico, Giorgio Frigenio. Barese il regista (Mongelli, appunto) e l’operatore Andrea Ferrante. Romano il Direttore della Fotografia, Stefano Palombi. Come dalla Capitale, ma via Firenze, giunge la Direttrice della produzione, Martina Capaccioni. A capo della piramide, su tutti, il napoletano Gambacorta.

Giovedì 11 maggio. La troupe nella parrocchia di san Filippo Neri (im: P.F., rip.ris., St)

GLI INCONTRI. Nei loro piedi chilometri di cammino nel vento del capoluogo di Capitanata. Nelle loro teste, migliaia di parole, ore ed ore di racconti. Decine di luoghi. Il Tribunale (dove è stato sentito il Procuratore Capo Vincenzo Russo), Palazzo di Città (sede di Gianni Mongelli), la Cartiera (per ascoltare la voce dei lavoratori). Palline argentate di un flipper in esplosione estiva. L’ex sindaco Orazio Ciliberti li accoglie nel cortile della propria abitazione in centro; don Tonino Intiso gli schiude le porte della San Filippo Neri. Spuntano storie celate di un periodo infame. Un’era di mattone e morti ammazzati, di case e di pistole che ancor oggi restano fumanti ma senza padroni precisi.

ULTIMO GIORNO. Venerdì, domani, l’ultimo giorno di riprese in città. Ultimi incontri e ultime domande poste fra le vie del capoluogo, alla gente qualunque, per scoperchiare la mente ad un episodio rintanato, affossato sotto cumuli di preoccupazioni e la tristezza della crisi imposta. Il lavoro dovrebbe esaurirsi entro l’estate, pronto anche per essere proposto, nell’eventualità a televisioni e festival. Già avanzata la richiesta da parte del Festival del Cinema Indipendente come produzione fuori concorso. Tempi permettendo.

p.ferrante@statoquotidiano.it

“Un uomo in piedi e la Signora vestita di nebbia”. Nel cuore della città torna Marcone ultima modifica: 2011-05-12T21:50:16+00:00 da Piero Ferrante



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Commenti


  • Oreste De Finis

    ho letto velocemente e rileggerò tutto, più volte. In fondo, ho finito per accettare l’idea che il tempo passa, anche per aiutarci ad avere la Giusta Distanza dalle cose e dagli eventi, per valutarli più freddamente. Ora che di anni ne son passati tanti, troppi, è come ritrovarmi, dopo aver compiuto tutto il giro, di nuovo di fronte al fatto nudo e crudo. Si, a Fg. c’è chi vive e c’è chi muore, ma c’è anche chi decide e comanda che un’altro uomo debba essere giustiziato, solo perchè ha capito. E poco importa se quell’uomo, non sia semplicemente curioso e capitato lì per caso, ma sia lì, proprio lì, per compiere il suo dovere, per svolgere la sua funzione di Direttore dell’Ufficio del Registro. Di fronte a qs. io tremo e mi ribello. E’bello,però e finalmente, che io percepisca chiaramente di non essere solo.

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