118 di Manfredonia, ecco chi mi ha salvato la vita | Manfredonia

118 di Manfredonia, ecco chi mi ha salvato la vita

Esterno postazione Mf 118, c/o Osp. (St)

Esterno postazione Mf 118, c/o Osp. (STATO@)

LETTERA di Matteo Fidanza a Stato, e alle testate giornalistiche locali, relativamente al servizio del 118 a Manfredonia. La nota trova maggiore valenza in considerazione di un’esperienza che ha riguardato direttamente il narrante della vicenda. A Matteo, attuale responsabile dell’Ufficio Stampa e comunicazione del Comune di Manfredonia, un abbraccio di cuore dalla redazione di Stato, evidenziando tanto la semplicità quanto professionalità dell’uomo. Grazie.


IL TESTO.

Gentile Direttore,
mi prendo la libertà di contattarla perchè vorrei assecondare un desiderio che ho da tempo, ma che ho subordinato a qualcos’altro che ho fatto pochi giorni fa. Non me ne voglia se posso essere, in questo mio esordio, criptico. Provo a porvi rimedio spiegando per bene di cosa voglio parlare e perché mi rivolgo ai mezzi di informazione che vorranno accogliermi ed ai numerosissimi concittadini che potranno e vorranno leggermi. Per correttezza aggiungo che questa lettera aperta la invio alle principali testate web locali e sarà sua prerogativa, e non certo perché glielo concedo io, decidere sull’eventuale pubblicazione.

Qualche mese fa sono stato colpito, in maniera del tutto improvvisa e niente affatto prevedibile, da un aneurisma cerebrale (la rottura di un vaso sanguigno). Era un sabato mattina e mi trovavo a casa e non ancora a lavoro, come mia abitudine, e nel momento in cui mia madre rincasando dalla “spesa” ha capito che mi era successo qualcosa, visto che ero in bagno e non rispondevo ai suoi inviti per un caffè insieme, ha telefonato al 118.

Già, il 118, quel servizio verso il quale si spendono quasi sempre parole ingrate. Quel servizio che quando riesce a salvare vite umane viene dimenticato perchè, come dice qualcuno, “hanno fatto solo il loro dovere”. Quel servizio di cui la nostra città ed il nostro territorio abbisogna, non fosse altro che c’è una sola ambulanza. Quel servizio verso il quale si è spesso rivolta l’attenzione dell’Amministrazione e del Sindaco, per ottenere il diritto alla salute di cui ogni cittadino sipontino deve poter godere. Quel servizio composto, per la maggior parte, da medici, infermieri e giovani volontari che non lesinano il loro impegno, i loro sforzi, la loro professionalità al servizio della collettività.

Sono stato estremamente fortunato, e mi duole parlare di “fortuna” laddove invece si dovrebbe parlare e discutere di “diritti”, perché l‘ambulanza del 118 non era impegnata in altri interventi ed ha potuto raggiungere casa mia nel breve volgere di qualche minuto. Un intervento tanto tempestivo quanto determinante per il prosieguo della mia vita. La scrupolosità, la tempestività, la competenza, la lungimiranza professionale di chi mi ha soccorso sono valsi a garantirmi la possibilità di essere ancora nel mondo dei vivi, senza entrare poi in discorsi di fede che potrebbero essere forse meno oggettivi ma che, a mio modesto avviso, hanno determinato quello che sarebbe stato il mio destino.

Devo la vita e la mia gratitudine, vita natural durante, agli essere umani (mi sia permesso usare questo termine senza alcun significato spregiativo ma soltanto per sottolineare la differenza con la gratitudine verso qualcuno che ci guarda dall’alto) che si sono prodigati nei miei riguardi. Tra questi annovero, senza ombra di dubbio, il personale del 118 che mi ha soccorso: il dott. Michele Renzullo, l’infermiere Luigi Ferrara, il soccorritore Giuseppe Valente e l’autista soccorritore Roberto Valente.

Ho voluto raccontare, forse in forma un pò troppa prolissa, questa mia esperienza non certo perchè voglio convincere alcuno di essere il depositario della verità sull’importanza del servizio 118, ma piuttosto perchè mi ero ripromesso come una sorta di dovere morale di ringraziare i “miei angeli terreni”, dopo averlo fatto di persona (e vi ho ottemperato pochi giorni fa, con estrema sincerità e con profonda commozione, recandomi presso la loro postazione). Noi tutti dobbiamo essere consapevoli che il 118 di Manfredonia, che serve anche i paesi limitrofi, è un tesoro che non possiamo disperdere. E’ una ricchezza che ognuno di noi deve difendere digrignando i denti. E’ una risorsa da cui non possiamo prescindere e che deve essere messa nelle condizioni di operare senza dover ricorrere all’ubiquità, dote che nonostante gli sforzi immaginifici del personale 118 non è di noi esseri umani.

Grazie per la sua eventuale disponibilità nella pubblicazione di questa mia, grazie ancora una volta al personale del 118, grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui e grazie a quanti converranno con me sulla necessità che battersi per potenziare il 118 è un diritto, ma anche e soprattutto un dovere, dell’intera comunità sipontina.

(Matteo Fidanza è uno dei responsabili dell’Ufficio Stampa e Comunicazione del Comune di Manfredonia)

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9 Commenti

  1. naty scrive:

    questo servi a far capire quanto sia importante avere un ospedale nel proprio paese….

  2. U bannaiule scrive:

    Concordo con Naty…Noi Manfredoniani abbiamo una pessima abitudine…:Quella di parlare troppo e denigrare quel poco di buono che abbiamo.Dal Punto di vista sanitario,certo non abbiamo strutture di livello internazionale,ma quel poco che abbiamo dobbiamo farne tesoro e tutelarlo,mirando tuttavia a migliorare il servizio. Per quanto mi riguarda posso spendere qualche parola riguardo al reparto Ostetricia e ginecologia. Le mie due bimbe sono nate qui a Manfredonia, nel 2006 e 2008.Posso garantire che ci sono Equipe mediche davvero eccellenti,ostetriche e ginecologi davvero in gamba, umili e gentili!.

  3. Matteo Fidanza scrive:

    Ringraziando il Direttore, e caro amico, Giuseppe De Filippo per le bellissime parole che mi rivolge vorrei aggiungere due cose:
    - prego chiunque di non strumentalizzare le mie parole ed il mio ringraziamento verso chi ha concorso a salvarmi la vita;
    - quanto ho scritto è materia mia, personale e per certi versi intima, e non c’entra nulla con il lavoro che mi fregio di svolgere.

    Se mi è permesso, approfittiamo dell’occasione che fornisco tornando su un tema così importante per tutti noi. Smettiamola di piangerci addosso e delegare ad altri quanto ci accomuna e ci dovrebbe unire.

    L’esempio che forniscono i soccorritori del 118 sia uno sprone e non un’occasione per continuare a recriminare e dividerci.

    Scusatemi per l’intrusione nel forum di discussione, chiunque abbia voglia può contattarmi direttamente alla mia posta elettronica (ed autorizzo la redazione a fornire tale recapito a chiunque lo richieda).

  4. Redazione scrive:

    Grazie Matteo,
    a disposizione, per qualsiasi aggiornamento saremo pronti ad inviarti note personali. Grazie, buona giornata, Red.

  5. Stipulante scrive:

    Per lavoro sono sempre tra la gente e forse sempre in situazioni poco felici. Di casi simili ce ne sono tanti ed è bene che essi vedano la luce della ribalta. Ma ahimè, molte sono le vicende, per qualche verso strane, di cui nessuno osa nemmeno sussurrare. Non la prenda l’amico Matteo come una critica a lui rivolta che gradevolmente ha voluto riportare una esperienza conclusa nel miglior modo possibile.

  6. ilproletario scrive:

    Non voglio fare il bastian contrario per forza, però, caro Sig.Matteo, mentre sono molto contento di come è andato il suo caso, per la sua qualifica e la sua vicinanza a certi ambienti, forse avrebbe richiesto un momento di riservatezza in più, ammenoché non sia stato richiesto dal datore di lavoro. E’ evidente che, come si dice,….., …………! Mi viene in mente la storia sempre smentita del parto in ospedale della moglie ……..

  7. besep scrive:

    Sapevate dello scherzetto fatto il giorno 02/05/2012 a delle donne in gravidanza con parto cesareo programmato per il giorno dopo nel nostro “strafunzionante” reparto di ostreticia e ginecologia?Sembrava di stare su Scherzi a parte!Donne in gravidanza ricoverate alle 12:00 del giorno 02/05 e dimesse per non dire buttate fuori dal reparto alle 14:30 sententosi dire dal medico di turno:Dovete andare o a San Giovanni Rotondo o a Foggia,perchè se succede qualcosa qua non potete partorire.La sala parto è chiusa perchè domani devono innaugure la sala operatoria nuova e quindi devono trasferire le attrezzature.Se volete andate a casa e poi tornate tra 2 giorni quando riapre.
    Non vi sembra una storia assurda?
    Purtroppo è la realtà.
    Se il reparto non può garantire il servizio non è meglio chiuderlo?

  8. ilproletario scrive:

    Avete censurato quella che, secondo me, era la mia battuta migliore! Se uno sta male e si salva “per miracolo” anche perché hanno funzionato bene tutte le altre strutture occorrenti e concorrenti per realizzare il “miracolo” stesso, è evidente che lassù Qualcuno lo ama! O no?

  9. Redazione scrive:

    Gentile lettore,
    Lei ha ragione e la battuta era bellissima. Ma qui si parlava di un ragazzo che ha rischiato la vita; avremmo preferito commenti di soli auguri per l’amico Matteo; per gli altri commenti bastava rivolgersi ad altri articoli; l’articolo era un omaggio per un ragazzo che, dalla Sua esperienza personale, ha sviluppato un’analisi sul servizio. Non altro. In ogni modo, sono sicuro che si è trattata di un’uscita colorita ma evidenziante altre tematiche. Siamo persone moderate andiamo avanti, Red.

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