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G7, economia e povertà: intervento Emiliano

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Bari. Di seguito l’intervento del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al Forum internazionale Economia e povertà organizzato dalla Regione Puglia all’Oasi Francescana di Bari in concomitanza con il G7.

È una grande emozione essere qui con voi. Perché sono convinto che i lavori di oggi ci consentiranno una maggiore comprensione della complessità nella quale viviamo. Qui sono raccolte moltissime personalità provenienti da tutto il mondo. Avete incrociato il nostro particolare, attraverso il grande osservatorio che ciascuno di voi ha messo insieme in una vita intera.

Per questo G7 c’è un’intera città chiusa, persino alla cittadinanza, che anziché partecipare in serenità e armonia a una discussione che poteva essere utile a sollevare il velo di mistero e incomprensione che alle volte esiste nelle scelte economiche dei grandi della terra, fa fatica a comprendere, vedendo forze di polizia a ogni angolo, per quale ragione una discussione sull’economia sia più pericolosa di una partita di calcio, di un concerto o di qualsiasi altro evento.

Proprio il G7 dovrebbe affrontare la principale ragione della insicurezza che viviamo nel mondo, che è la disuguaglianza. Siamo ancora convinti che se riuscissimo a distribuire in modo equo le risorse del mondo potremmo ottenere non solo vantaggi economici straordinari e crescita del benessere delle persone. Ma in cambio anche la possibilità di diminuire le spese militari e le risorse che dobbiamo impiegare per la sicurezza e la prevenzione.

In relazione ai fenomeni migratori che non siamo in grado di gestire attraverso la regolazione dei flussi garantendo il libero movimento delle persone, come dovrebbe essere per ogni essere umano, non riusciamo a distinguere i buoni dai cattivi, coloro che viaggiano per necessità, per sfuggire a guerre, fame, povertà, da chi ha altri scopi. Ci spaventiamo del fatto che qualcuno venga da noi, senza soffermarci su quanto sia più elevato il nostro livello di vita rispetto a quello di miliardi di altri essere umani.

È sempre avvenuto. Basta ricordare ciò che è accaduto per i fenomeni migratori del nostro paese. L’Italia oggi si rappresenta come un paese vittima di fenomeni migratori dimenticando di aver sparso in passato milioni di nostri cittadini nel mondo. Le questioni teoriche oggi reggono perché vengono segmentati pezzi di verità e la conseguenza è la polarizzazione tra chi ha tutto e chi non possiede nulla.

La ricchezza smisurata è inutile ai fattori dell’economia esattamente come la povertà senza speranza, che provoca solo devastazione sociale e dell’iniziativa economica.
Questo non corrisponde al perseguimento di nessun ragionevole obiettivo.

Non stiamo parlando di teorie geniali, non proponiamo niente che non corrisponda alla distinzione tradizionale tra bene e male.

Il bene nella storia è sempre stato connotato dalla sua diffusione. Il bene di una sola persona non è mai stato considerato da nessuna società come un elemento positivo. Il bene normalmente è una condizione allargata alla comunità. E la comunità riguarda tutti gli esseri viventi sul pianeta. Ed è dunque evidente che c’è un’irruzione della storia di una pretesa di sviluppo equilibrato, di tutela del creato, che distribuisca equamente la ricchezza e ci consenta di vivere con senso di responsabilità il tempo che passa per tutti.

La politica serve a questo, a tramandare alla generazione successiva il patrimonio di quella precedente, custodendo tutto ciò che è stato importante.

La potenza individuale invece è una insensatezza. Pensare alla politica come il modo per dare potenza a un paese a dispetto degli altri è come una credenza superstiziosa che però è diventata teoria economica. C’è ancora qualcuno che pensa che la recessione sia un male necessario di fronte ai pericoli dell’inflazione.
E quindi si utilizzano le teorie economiche per imporre lo status quo del mondo che porta inevitabilmente all’ingiustizia, come se il debito pubblico fosse una condizione che direttamente entra nella vita delle persone.

Noi viviamo in una regione che produce più del 90 per cento di diossine, Ipa, Co2 sparato nell’atmosfera in Italia. E qualcuno si meraviglia che la Puglia abbia nel suo programma la decarbonizzazione delle imprese, o che siamo sospettosi dei gasdotti che devono passare da qui, o del fatto che ieri cento sindaci del Salento hanno manifestano a Roma per spostare di soli 30 km l’approdo di un gasdotto in cambio della decarbonizzazione della centrale elettrica a carbone più grande di Europa.

Questo Forum è un evento fortemente voluto dalla Regione Puglia, che corrisponde al popolo della Puglia e al nostro comune modo di essere. Per questo è importante mettere in dialogo il G7 con questo evento. Noi stiamo cercando di ragionare con tutti, tecnici e politici. Il nostro programma si ispira a “Una lunga vita felice”, per tenere insieme questi principi con le esigenze dell’innovazione tecnologica, della produzione, della modernità. Oggi vedete insieme il sistema sanitario, il sistema dell’innovazione tecnologica, dello sviluppo economico, del contrasto alle povertà con strumenti come il modello del reddito di dignità.

Quello pugliese è un modello di partenza. Penso che ottenere l’attenzione di personalità straordinarie come il prof. James Galbraith che hanno avuto nel loro lavoro la fortuna di collaborare con un grande presidente degli stati Uniti come Obama, dimostri che anche i numeri dell’economia danno ragione ai nostri convincimenti.

Viceversa l’Unione Europea sembra più attenta all’amministrazione che ai bisogni delle persone.
E non era mai accaduto che un continente così grande, con questo livello di ricchezza, di istruzione, di capacità di ricerca scientifica, con tutte le tradizioni culturali di cui è custode, sia incapace di venir fuori dalla crisi. Si parla solo della difesa del fortino europeo.

Volontà di tutti noi è collaborare per comprendere quello che accade dentro le oscure stanze del potere, perché spesso e volentieri non si riescono a capire le ragioni delle scelte neanche da posizioni privilegiate come la mia, figuriamoci cosa può accadere a un singolo cittadino o associazione.

Non riuscire a discutere, ad esempio, della localizzazione di un gasdotto perché semplicemente non se ne può parlare, perché questo evidentemente innesca una serie di meccanismi che non sono spiegabili pubblicamente, dimostra che abbiamo bisogno anche di trasparenza, di parlare dei temi dell’economia senza segretezza.

Dobbiamo provare ad avviare un grande dialogo che non è un’utopia. Non è impossibile legare tutti in una visione unitaria della strategia da adottare.

Come è stato facile per alcuni economisti, collaboratori consapevoli o inconsapevoli dello status quo, diffondere la teoria del monetarismo come unico faro di riferimento dell’economia mondiale, se avremo determinazione, potremo convincerli a rischierarsi dalla nostra parte.
Tante volte hanno cambiato idea quasi a comando, questa volta potranno avere la fortuna di farlo non al comando di singole multinazionali, singole aziende, singoli governi, ma al servizio dell’umanità nel suo complesso.

Bisogna solo crederci e continuare nella costruzione del nostro progetto che in qualche maniera, con il Manifesto di Bari, si apre alla firma di tutte le donne e gli uomini di buona volontà.



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Commenti


  • Raffaele Vairo

    Non voglio dilungarmi e commentare l’oggetto del G7: “Economia e povertà” ma soltanto dire, forte e chiaro, che se non si risolve la gravissima questione della scandalosa e “criminale” ineguaglianza nella distribuzione della ricchezza a livello mondiale non potrà mai esserci giustizia, pace, armonia e benessere per i popoli dell’umanità!


  • Generale Zukov

    Giustissimo sig. Raffaele Vairo.

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