Manfredonia
Come stabilito con recente sentenza

Mensa scolastica Manfredonia, Consiglio Stato: ok CIR

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Roma. ”(..) deve nondimeno convenirsi con l’odierno appellante che il primo giudice ha errato nel ritenere che dall’illegittimità del giudizio di anomalia dell’offerta dovesse desumersi automaticamente l’esclusione dell’offerta dell’appellante”. Con recente sentenza, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del 2015, proposto dalla Società Cooperativa Italiana di Ristorazione S.C., contro Impresa Ridal S.r.l. (il Comune di Manfredonia non si è costituito in giudizio) per la riforma della sentenza del T.A.R. PUGLIA – BARI, SEZIONE I, n. 983/2015, resa tra le parti, concernente aggiudicazione definitiva del servizio di mensa scolastica a favore degli alunni della scuola dell’infanzia e primaria e pasti anziani.

FATTO e DIRITTO All’esito del ricorso proposto dinanzi al TAR per la Puglia R.I.Dal. s.r.l. otteneva l’annullamento del provvedimento di aggiudicazione definitiva disposto dal Comune di Manfredonia in favore di Cir Food Cooperativa Italiana di Ristorazione S.C. e la declaratoria di inefficacia del contratto di appalto nelle more stipulato. Il primo giudice, accertata l’infondatezza del ricorso incidentale escludente proposto da Cir Food Cooperativa Italiana di Ristorazione S.C., concludeva nel senso che dovesse ritenersi viziato il giudizio di congruità dell’offerta presentata da quest’ultima, per come formulata dalla stazione appaltante.

Avverso la pronuncia indicata in epigrafe propone appello l’originario controinteressato, sostenendo l’erroneità della sentenza di prime cure per le seguenti ragioni: a) improcedibilità del ricorso di primo grado, dal momento che la ricorrente avrebbe risolto il contratto che le permetteva di contare sul centro di cottura d’emergenza di Santa Maria della Stella, restando così priva di uno dei requisiti richiesti dal bando di gara e oggetto dell’offerta di gara, che non esisterebbe di fatto più. Una diversa soluzione contrasterebbe del resto con il principio di immodificabilità dell’offerta. Né il centro cottura in questione potrebbe essere considerata un’appendice aggiuntiva dell’offerta secondo la lex specialis (cfr. art. 3.6. del capitolato), come invece sostenuto dal primo giudice; b) quanto al rigetto dei motivi di ricorso incidentale, la prestazione dell’attività di sanificazione non sarebbe meramente accessoria come emergerebbe dagli artt. 1.2. del titolo I e dal titolo III del capitolato speciale, con la conseguenza che il concorrente avrebbe dovuto possedere la necessaria abilitazione specifica. Altrimenti, non sarebbe risultato congruo attribuire per l’attività in questione un punteggio di gara. In ogni caso anche se attività accessoria l’appellata non avrebbe potuto svolgere una simile attività in mancanza del possesso dei requisiti di natura tecnica, restando irrilevante il richiamo all’oggetto sociale, in mancanza delle abilitazioni di cui al DM 274/1997. Quindi, l’appellata avrebbe dovuto fare ricorso al subappalto necessario. Da qui la necessità della presenza del preposto alla gestione tecnica per l’attività in questione. Circa il mancato rispetto delle norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili, il numero dei dipendenti indicati dall’appellata non risponderebbe a quelli risultanti dalla visura camerale. Quanto infine all’errato inquadramento professionale del capo cuoco non varrebbe la giurisprudenza richiamata dal primo giudice in ordine ai lievi scostamenti dell’offerta, principio non utilizzato allorquando il TAR ha accolto il ricorso principale dell’odierna appellata; c) sul ricorso principale di primo grado: c1) ultrapetita in quanto il TAR avrebbe assunto un inammissibile ruolo di istruttore, valutando le singole voci dell’offerta dell’appellante, mentre il ricorrente di primo grado non avrebbe mai contestato la genericità o l’incompletezza delle giustificazioni rese dall’appellante, che in ogni caso non sarebbero affatto generiche; c2) l’anomalia dell’offerta non potrebbe desumersi dalla supposta presenza di contraddizioni nel progetto dell’appellante quanto al dietista nutrizionista ed alla squadra jolly, né dalla determinazione dei costi orari di 25 addetti alla mensa, che secondo il TAR non sarebbero stati correttamente inquadrati nel livello sesto super. In ogni caso il mancato utilizzo del parametro della tabella ministeriale non sarebbe rilevante all’indomani dell’abrogazione dell’art. 87, comma 2, lett. g), d.lgs. 163/2006. Sicché lo scostamento dai correlati costi del lavoro non potrebbe più rappresentare parametro nel giudizio di anomalia dell’offerta; c3) erronea sarebbe la sentenza nella parte in cui ritiene che il calcolo del costo del lavoro non terrebbe conto delle figure gestionali di cui al capitolo a.1.1., a.1.2. dell’offerta tecnica e dei laboratori esterni offerti per le analisi sugli alimenti; c4) il giudice di prime cure dal dubbio sull’anomalia dell’offerta avrebbe tratto erroneamente la conseguenza della certezza dell’anomalia annullando l’aggiudicazione, mentre avrebbe dovuto caducare il giudizio, disponendo che l’amministrazione riprovvedesse.

(…) ” Quanto alle doglianze aventi ad oggetto l’accoglimento dei motivi contenuti nel ricorso principale di primo grado, deve rilevarsi che: a) non si rinviene il dedotto vizio di ultrapetita, dal momento che specie il ricorso per motivi aggiunti di primo grado illustra dettagliatamente la presenza di una pluralità di contraddizioni tra le giustificazioni rese dall’odierna appellante in sede di gara e la sua offerta tecnica. Tanto premesso, il TAR ha fatto buon governo dei principi giurisprudenziali enunciati dalla sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 8/2014, che ha fissato i limiti del sindacato giurisdizionale del g.a. in caso di giudizio di anomalia dell’offerta. Sicché ha proceduto a valorizzare i plurimi elementi di incongruenza segnalati dall’originario ricorrente principale, per stigmatizzare la valutazione complessiva operata dalla stazione appaltante. Ciò nonostante, come si dirà infra, non condivisibili sono le conclusioni raggiunte in ordine alle conseguenze derivanti dalla rilevazione di un illegittimo giudizio di anomalia dell’offerta. Va segnalato che la valutazione di non anomalia dell’offerta da parte della stazione appaltante racchiusa nel verbale del 29 maggio 2014 si limita a richiamare l’andamento del subprocedimento, ritenendo adeguate le giustificazioni fornite dall’odierna appellante all’esito del secondo invito formulato in data 6 maggio 2014 dalla stazione appaltante. L’amministrazione procedente motiva per relationem, operando un mero rinvio ai chiarimenti offerti dalla Cir Food C.S., sicché il primo giudice nel vagliare le doglianze prospettate dall’odierna appellata in prime cure non poteva che verificare direttamente la ragionevolezza e logicità del giudizio espresso dall’amministrazione come desumibile dagli stessi chiarimenti resi dall’impresa la cui offerta veniva sottoposta a verifica; b) venendo, in particolare, all’oggetto dei chiarimenti di cui alla nota del 6 maggio 2014 in ordine al costo di ogni singolo addetto al servizio ed all’entità delle agevolazioni contributive stimate in relazione al miglioramento del servizio e/o per la gestione del turn over, risulta evidente la contraddizione tra il contenuto dell’offerta nella parte in cui segnala la dietista come figura professionale specializzata e le giustificazioni rese nelle quale viene definita come di nuova assunzione in regime di apprendistato. Contraddizione quest’ultima, tra professionalità descritta in sede di offerta e quella precisata in sede di giustificazioni, che viene a reiterarsi anche in relazione alla squadra jolly.

Allo stesso tempo deve rilevarsi che non risulta corretto l’inquadramento di almeno 25 dipendenti addetti alla mensa. Infatti, l’art. 290 del CCNL, infatti, include nel livello sesto super “lavoratori in possesso di adeguate capacità tecnico-pratiche, comunque acquisite, che eseguono lavori di normale complessità e cioè: … – addetto servizi mensa intendendosi per tale il lavoratore con mansioni promiscue e fungibili, che partecipa alla preparazione dei cibi con aiuto significativo alla cucina, alla loro distribuzione e provvede alle operazioni di pulizia, riordino e riassetto dei locali, impianti, dotazioni e attrezzature della mensa, che abbia compiuto un anno di anzianità nel settore; … “. Il personale da assumere in base alla “clausola sociale”, avendo in prevalenza un’anzianità superiore all’anno, andava pertanto inquadrato in tale più elevato livello categoriale, di tal che la conseguente differenza di costo avrebbe dovuto essere imputata all’interno della voce dei costi di personale. Non va, inoltre, dimenticato che proprio la lex specialis (art. 1, punto 3, lett. c) e d) del disciplinare di gara; art. 2.1 e 2.2 del capitolato speciale) imponeva ai concorrenti di applicare il CCNL. Né può concludersi che l’abrogazione della lett. g), comma 2, dell’art. 87, d.lgs. 163/2006, faccia venire meno l’obbligo per il concorrente la cui offerta sia sottoposta alla valutazione di anomalia di produrre le richieste giustificazioni in relazione al costo del lavoro, illustrando eventuali meccanismi compensativi che consentano di ridurre il costo del lavoro, quale desumibile dal suddetto CCNL. Del pari, non merita censura la sentenza di primo grado nella parte in cui ha ritenuto che “il calcolo del costo del lavoro è stato effettuato senza una specifica previsione ed analisi dei costi conseguenti all’utilizzo della squadra Jolly”, se si pone mente al costo inferiore previsto dall’odierna appellante nella sua offerta in relazione alla diversa professionalità descritta in sede di offerta ed in sede di giustificazioni; c) immune da censure è, altresì, la sentenza impugnata nella parte in cui correttamente evidenzia che non risultano computati, né altrimenti giustificati i costi delle figure gestionali di cui al capitolo “a.1.1” ed “a.1.2.” dell’offerta tecnica (elencate a pagg. 2-3-17: “Direttore valorizzazione risorse umane”, “Direttore acquisti”, “Responsabile Sistemi Certificati”, “Direttore amministrativo”, “Responsabile sistemi informativi”, “Responsabile Ufficio Qualità e sicurezza alimentare”, “Responsabile ristorazione scolastica”, “Responsabile operativo del servizio”, etc.); né i costi dei laboratori esterni offerti per le analisi sugli alimenti (Artest s.r.l., Progetto Natura Silliker, Istituto zooprofilattico sperimentale), non potendosi gli stessi desumere come ritenuto dall’appellante attraverso l’esame del costo del lavoro e/o delle spese generali.

Ciò precisato, deve nondimeno convenirsi con l’odierno appellante che il primo giudice ha errato nel ritenere che dall’illegittimità del giudizio di anomalia dell’offerta dovesse desumersi automaticamente l’esclusione dell’offerta dell’appellante. Infatti, una volta caducato il giudizio di congruità dell’offerta operato dalla stazione appaltante nonostante le contraddizioni sopra descritte tra le giustificazioni rese dall’odierna appellante ed il contenuto della sua offerta, spetta all’amministrazione riprovvedere, motivando nuovamente il giudizio di anomalia dell’offerta sulla scorta delle indicazioni desumibili dal sindacato operato dal giudice amministrativo. A tal fine, occorre sottolineare che non rileva in termini di inammissibilità del ricorso di primo grado di rinnovare la convocazione della commissione di gara per un nuovo giudizio di anomalia, dal momento che ciò è diretta conseguenza della caducazione dell’impugnato giudizio di anomalia e di conseguenza della stessa aggiudicazione a favore dell’odierna appellante.

Pertanto, ferma la caducazione dell’aggiudicazione e la declaratoria di inefficacia del contratto concluso tra l’amministrazione e l’odierna appellante, la stazione appaltante dovrà rimotivare il giudizio di anomalia sulla base delle indicazioni offerte dall’aggiudicataria”.

”L’appello deve, quindi, essere accolto solo in parte nei termini sopra indicati”.

”La complessità delle questioni trattate giustifica la compensazione tra le parti delle spese del doppio grado di giudizio”.

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