Manfredonia
"Titolare di una ditta individuale di lavorazione del ferro"

Mattinata, condannato a sua insaputa e poi in carcere: libero (II)

"Vicende passate che ricomprendevano fatti in imputazione del lontano 2006"

Di:

L'avvocato Pierpaolo Fischetti

L’avvocato Pierpaolo Fischetti

Manfredonia. Non riusciva a credere ai suoi occhi e a ciò che leggeva, il sig. C.M. di Mattinata, titolare di una ditta individuale di lavorazione del ferro, quando si sono presentati a casa sua gli agenti del Commissariato di PS di Manfredonia per notificargli, non un avviso giudiziario qualsiasi, bensì e nientemeno un provvedimento definitivo di carcerazione per espiare una pena sino all’anno 2019, per il reato di maltrattamenti in famiglia legato a vicende passate che ricomprendevano fatti in imputazione del lontano 2006. Da lì direttamente nel Carcere di Foggia, rinchiuso in una cella, a scontare una detenzione definitiva per cui veniva condannato in contumacia e per tale motivo lo stesso ne sconosceva addirittura la sua esistenza.

Un brutto giogo del destino, con l’attività economica di fatto paralizzata e la propria vita ormai a ramengo. Non solo, C.M. si è anche dovuto confrontare ed adeguare alle gravissime condizioni dei detenuti che si trovano nelle nostre carceri, dal sovraffollamento alla mancanza di spazi sino alle carenze croniche ormai a tutti note e più volte denunciate dall’indimenticabile “leone” Marco Pannella.

Problemi dimenticati e sepolti nel luogo in cui avvengono perché i carcerati non sono visibili, non hanno strumenti di espressione, di comunicazione, di manifestazione del proprio dissenso.
Non tutto però era pregiudicato e a tracciare da ultimo la via per uscire da tale incubo è stato il nuovo legale del detenuto, l’avv. Pierpaolo Fischetti, del Foro di Foggia, il quale oltre ad ottenere per il proprio assistito l’agognata libertà e a dichiararsi soddisfatto del proprio lavoro, dichiara ”In questi caldi giorni agostani abbiamo lottato ancora più alacremente per far valere i diritti del nostro patrocinato e debbo dire grazie alla grande comprensione del personale e dei funzionari dell’Ufficio di Sorveglianza di Foggia per la loro intelligente assistenza e fattiva comprensione dei veri validi e cogenti problemi dei detenuti, i quali essendo all’ultimo stadio della complessa vicenda giudiziale non hanno altra voce che quella di noi avvocati che cerchiamo di tradurre le loro istanze e risolvere in parte i notevoli problemi cui versano giornalmente. Oggi per C.M. finisce un pesantetormento che verrà spazzato via definitivamente allorquando porremo in essere l’istituto della revisione del suo processo per far sì che anch’egli possa giustamente difendersi nel pieno contraddittorio delle parti e dimostrare che a volte la verità processuale non è proprio quella fattuale”.

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Commenti


  • Vincenzo

    Redazione ma è l lo stesso testo del primo ?


  • svolta

    È proprio vero certe volte da quella attività se sentono e vedono realtà fattuali inverosimili…. quand’anche la certezza del diritto non dovrebbe far succedere simili realtà e, a distanza di tanti anni.


  • Juris

    …”Oggi per C.M. finisce un pesantetormento che verrà spazzato via definitivamente allorquando porremo in essere l’istituto della revisione del suo processo per far sì che anch’egli possa giustamente difendersi nel pieno contraddittorio delle parti e dimostrare che a volte la verità processuale non è proprio quella fattuale se al Suo assistito”….

    Avvocato Fischetti se al Suo assistito non è stato notificato alcunché, per cui è stato condannato in contumacia,si verte in tema di nullità!

    L’istituto della Revisione del Processo nulla ha a che fare con il caso in esame!

    Dovrà introitare un’incidente di esecuzione al Giudice dell’esecuzione!

    Cordialità


  • Fabrizio

    Juris si vede che non capisci nulla di diritto e sei uno scarso avvocato… Lascia decidere ad un Giudice se vi è nullità di una procedura e l’incidente di esecuzione non è consono al caso in questione.
    Inoltre CM ha riportato una condanna definitiva, che prescinde da una notifica o meno, cui solo la revisione del processo può ridefinire la decisione.
    Studia e non essere geloso.


  • Juris

    Le “questioni” sul titolo esecutivo.

    A valle del giudicato penale, e quale rimedio a situazioni patologiche che determinano la malformazione del titolo esecutivo[1], il nostro legislatore ha previsto la possibilità di un incidente di esecuzione (ai sensi dell’art. 670 c.p.p.) onde consentire al giudice di questa fase la rilevazione di “questioni” incidenti sulla esistenza o sulla esecutività del titolo[2].

    Si consente, in sostanza, al giudice dell’esecuzione l’accertamento dell’eventuale presenza di casi in cui il provvedimento[3] manchi o non sia divenuto esecutivo, tenuto pure conto delle garanzie previste nel caso di irreperibilità del condannato.

    Laddove dette patologie fossero accertate, infatti, il giudice ha l’obbligo di dichiararlo con ordinanza, sospendendo l’esecuzione penale, con conseguente liberazione dell’interessato[4]. Inoltre, allorquando motivo di invalidità fosse stata la citazione dell’imputato è fatto obbligo al giudice di provvedere alla rinnovazione della notificazione non validamente eseguita, la qualcosa farà decorre nuovamente il termine per l’impugnazione.

    Ancora, prevede la legge, laddove sia proposta impugnazione od opposizione il giudice dell’esecuzione che abbia provveduto sulla richiesta dell’interessato dovrà trasmettere gli atti al giudice di cognizione competente; il quale non sarà in alcun modo pregiudicato dalla precedente decisione.

    Ed infine – questione che ha generato l’annullamento nel caso in analisi – allorquando l’interessato, nel proporre richiesta perché sia dichiarata la non esecutività del provvedimento, eccepisca anche la sussistenza dei presupposti e delle condizioni per la restituzione nel termine a norma dell’art. 175 c.p.p.[5], sarà il giudice dell’esecuzione[6] a decidere sulla restituzione nei termini[7]. Quest’ultima è una ipotesi tipica di competenza funzionale, come correttamente rilevato dalla Cassazione nella sentenza che si annota, poiché – com’è evidente – è una ipotesi che riguarda la ripartizione delle «attribuzioni del giudice in relazione allo sviluppo del processo» e «si riflette sull’idoneità specifica dell’organo all’adozione di un determinato provvedimento».


  • So lo

    X Fabrizio…. Ti sembra logico che un giudice ha sentenziato/deciso che l’attività mministrativa di una P. A., a seguito cambio responsabile del procedimento, il subentrare poteva non sapere di un procedimento in corso di cui si era diffidato il responsabile del procedimento ai sensi dell’art. 328 del c.p.
    Il cambio del responsabile, avvenuto da parte del responsabile dell’Ente Pubblico, avvenne dopo i canonici 30 gg. fatti passare per non curanza dei propri obblighi a rispondere così come previsto per legge….. ed il giudice ci ha messo la pezza….. salvando capre e cavoli in spregio alla certezza del diritto. W l’Italia in mano a certi giudici che non garantiscono l’applicazione delle leggi e delle pene.
    Che pena apprendere certe realtà documentate.


  • Fabrizio

    Logico no, ma a tutto c’è rimedio!

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