GarganoManfredonia
"Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone. Il nostro è un deserto, in cui si possono piantare fiori"

“Mafia garganica: saturare il territorio di democrazia, non di Polizia”

"La resistenza è la scelta di boicottare i luoghi dove la collusione tra mafia e politica è massima ed esplicita, la scelta di leggere la società dal basso, guardando i bisogni reali delle persone, costruendo comunità, cercando di ritrovare coesione sociale"

Di:

Manfredonia. ””Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone” (Le Città Invisibili, Italo Calvino)

L’esercito a difendere il gasdotto TAP. Nel Gargano i morti ammazzati. Lì, nel Salento, ci sono pericolosi sabotatori del modello di sviluppo imposto, quello che si vorrebbe applicare a tutti i territori-discarica, esperimenti di convivenza tra fabbriche produttrici di morte e abitanti. E gli abitanti che resistono, i “sabotatori”, vanno picchiati, arrestati e repressi con ogni mezzo. Il potere centrale, quella cosa che chiamiamo Stato, non si accorge del bisogno di autodeterminarsi, di poter scegliere collettivamente come vivere la propria vita nella propria terra.

Nel Gargano, invece, la mafia gestisce indisturbata i propri traffici. Comuni sciolti per mafia, come quello di Monte Sant’Angelo, e ricostituiti con giunte sospettate in blocco per legami ai clan mafiosi(1). Decine di settori completamente sommersi di riciclaggio di denaro sporco ed avvelenati da attività illegali: agricoltura e caporalato, edilizia, sale ricevimento e discoteche, lidi balneari, ComprOro, sale scommesse e slot machine, centri commerciali, municipalizzate nel campo della gestione rifiuti e della manutenzione del verde, circoli ricreativi e tanto altro(2). Ben si farebbe prima a dire dove la mafia non c’è.

Eppure i morti ammazzati nel Gargano sembrano arrivati dal cielo, improvvisamente, dicono a tutta Italia che qui c’è la mafia. O la magia. La magia di non vedere. La magia di non vedere la mafia in una guerra tra clan con 280 omicidi (di cui 8 su 10 impuniti), 29 solo negli ultimi due anni(3), di cui molti scomparsi del tutto, le “lupare bianche”.

La magia di non vedere la politica a braccetto con la mafia, la magia di non vedere l’imprenditoria a braccetto con la mafia, la magia di non vedere le istituzioni pesantemente infiltrate dalla malavita. Una magia nata dall’illusione che si “ammazzino fra di loro” e che al più possa capitare di “trovarsi nel luogo sbagliato” cioè semplicemente dove si svolgeva, tranquillamente, la propria vita di duro lavoro, come è successo ai fratelli Luciano. Una magia nata dall’illusione che se si volta la testa e non si vede allora, semplicemente, nulla succede. Se non si vede lo spaccio, lo spaccio non esiste. Se non si vede il pizzo agli esercizi commerciali, il pizzo non esiste. Se non si vede il racket negli uffici pubblici per autorizzazioni e assunzioni, allora il racket non esiste. Se non si vede la malavita nelle forniture alle attività turistiche, la malavita non esiste. Se non si vede il contrabbando ed il narcotraffico, contrabbando e narcotraffico non esistono (4). Se non si vede la camorra che sversa rifiuti tossici nei concimi e obbliga gli agricoltori ignari a comprarli, la camorra non esiste(5).

Sarà per tutto questo non vedere che sono necessari gli spari affinché qualcuno senta? Ci voleva il rumore per risvegliare una società e delle istituzioni cieche?
Minniti, in un altissimo incontro con regione, ministeri, magistratura, forza di polizia e alcuni sindaci dei comuni del Gargano, ha detto che rinforzerà la presenza delle forze dell’ordine. Che saranno inviati rinforzi fino a “saturare” il territorio. Riempiranno i territori di uomini armati, forze speciali, droni. Ci renderanno la vita meravigliosa, ci sentiremo sicuri e potremo dire “oh era tutto un brutto sogno”.
No.

Semplicemente non c’è un numero adeguato di poliziotti e carabinieri sufficiente, da solo, a sconfiggere niente di tutto questo. La resistenza reale all’oblio, alla paura e all’indifferenza è quella quotidiana. Non sono i dispositivi militari, non è la repressione che sradica le mafie. C’è bisogno di una resistenza popolare.

La resistenza è la scelta di boicottare i luoghi dove la collusione tra mafia e politica è massima ed esplicita, la scelta di leggere la società dal basso, guardando i bisogni reali delle persone, costruendo comunità, cercando di ritrovare coesione sociale. Resistiamo per conquistare condizioni di lavoro dignitose e contrastare lo sfruttamento, cercando aggregazione culturale, scambi meticci di esperienze di vita.

Sono molti i beni confiscati alle mafie nelle nostre città: è il momento di conoscerli e conoscere le loro storie mafiose, è venuto il momento di conoscerli e conoscere i processi di riciclaggio che hanno portato a questi beni, è il momento di conoscerli e riattivarli per un uso sociale che faccia crescere gli anticorpi contro le mafie. Diamo appuntamento alla città per costruire assieme un percorso partecipato verso il 21 marzo Giornata Nazionale in memoria delle vittime innocenti di mafia che quest’anno si terrà a Foggia: facciamone un percorso di risveglio e riscossa democratica contro l’omertà, la barbarie mafiosa e la collusione.

Lottiamo nella nostre azioni quotidiane, coraggiosamente e insieme, discutiamo e analizziamo i fenomeni mafiosi nelle scuole, nelle associazioni e nelle piazze per rompere la paura che uccide la nostra terra.

Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone. Il nostro è un deserto, in cui si possono piantare fiori.
_________________________
Parlare di mafia con leggerezza e pressapochismo è quasi peggio che non parlarne, dunque abbiamo deciso di allegare al nostro testo fonti e materiali di approfondimento:
(1) Si veda il resoconto della commissione parlamentare antimafia sulle candidature alle ultime comunali di Monte Sant’Angelo e l’articolo de “L’immediato” del 4 Luglio 2017 “Infiltrazioni sospette, su Monte Sant’Angelo ancora l’ombra del malaffare?”. Contestualmente si tenga conto dell’attivazione della commissione di accesso al comune di mattinata, procedura che potrebbe portare allo scioglimento dello stesso per infiltrazione mafiosa.
(2) Si vedano le relazioni annuali della commissione parlamentare antimafia e le relazioni semestrali della direzione investigativa antimafia. In particolare sui rifiuti: Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nel rapporto 2012
(3) Intervista al procuratore nazionale antimafia Roberti del 10/08/2017
(4) Si rimanda sempre alle relazioni della commissione antimafia e della DIA Bari
(5) In particolare si vedano le ordinanze emesse dalla DIA in relazione all’operazione “In Daunia Venenum””

(NOTA STAMPA – “Collettivo InApnea di Manfredonia)



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Commenti


  • Bulls

    ma se i politici sono i primi implicati con sta gente?..se sono diventati quelli che sono e grazia alle istituzioni e al popolo.


  • Michele

    La mafia si sconfigge, soprattutto, aggredendo le sue fonti di finanziamento e di investimento.
    I cospicui capitali delle organizzazioni criminali sono, in massima parte, investiti in attività commerciali legali (bar, ristoranti, pizzerie, negozi vari, ecc.).
    I titolari di queste attività sono persone “incensurate” che fungono da semplici prestatomi. Questi ultimi, di fatto, non sono imprenditori ma solo dipendenti.
    La cosa curiosa è che le autorità preposte al contrasto della criminalità organizzata conoscono queste attività ma intervengono in modo sporadico e non sistematico.
    Intervenire sulla finanza di queste organizzazioni e bloccare queste attività significa togliere ossigeno che le fa prosperare e sviluppare.

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