Editoriali

Fiera del Levante. Il diritto di cronaca negato

Di:

Fiera del Levante

Bari – “UN futuro che parte dal Mezzogiorno per guardare al mondo”. Fonte: il portale web ufficiale della Fiera del Levante, manifestazione giunta alla sua settantacinquesima edizione ed inaugurata a Bari sabato scorso. Una rassegna, questa, inizialmente considerata da Nichi Vendola come di “transizione” ed infine conformatasi come quella della pace istituzionale, del karma bipartisan, delle celebrazioni nuziali fra il Governatore ed il Ministro Raffaele Fitto, un tempo arcinemici, oggi dolci amanti del politically correct.

Il laboratorio Puglia ne ha fatto una delle fonti di rilancio. Talmente tanto importante da prescindere dagli altri complessi fieristici, depotenziati a meri contenitori locali. Fiera del Levante e Notte della Taranta, ormai, sono il paio indissolubile delle strategie di promozione del vendolismo. Malgrado il boom costante di presenze che, anno dopo anno, segna il turismo garganico e il progressivo rilancio dei Monti Dauni.

Stato ha voluto documentare questo strapotere levantino. Senza pregiudiziali. Ma sarebbe meglio dire che Stato Quotidiano avrebbe avuto il piacere di documentare lo strapotere levantino. Tuttavia, in maniera vana. Machiochie burocratiche, ammuine organizzative, ed un accredito (volutamente?) mancato ci hanno impedito di documentare ad oltre seimila lettori gli stand ed i movimenti presenti nel gigantesco (e strapagato) Campo fiera del Capoluogo.

I FATTI – Ore 9. I cancelli della Fiera aprono. Ad attendere, all’esterno, un nutrito gruppo di visitatori paganti. Gente di ogni provenienza, molti foggiani. Ma anche, basta un orecchio teso per cogliere gli accenti, emiliani, lombardi. C’è anche qualche straniero che ha scelto di far tappa qui in Fiera. Fa molto caldo, le bottiglie d’acqua sono ormai inservibili. Vanno via come fiumi, piuttosto che come contenitori modesti. Litri ingurgitati come piogge tonificanti. Il cielo di Bari non dà l’impressione di sincerità. Promette una bella giornata sapendo di mentire. C’è molta afa ed un tasso di umidità superiore al 50%. Quando la sala rinfrescata d’accoglienza ci ospita scorgiamo l’area accrediti. Ci avviciniamo, con pazienza biblica attendiamo il disbrigo della fila accumulata, poi porgiamo i documenti, esibiamo il nome della testata e ripetiamo nome e cognome.

FLIPPER – Come in una barzelletta da televisione locale, la gentile signorina imbarazzata protetta da un vetro antiproiettile, sentenzia che “Non c’è”. Banale. Proviamo a spiegare, ribattiamo di aver preso contatto con l’Ufficio Relazioni Esterne, di aver fornito i dati ad una donna, Teresa Columbo, indicataci da un ragazzo impiegato presso un call center. Ma il sistema delle scatole cinesi è coriaceo. E resiste agli urti. La signorina impacciata ci rimanda indietro, rimpallandoci al centro informazioni, che ci glissa con un “Non so”. All’esterno, proviamo ad interpellare due poliziotti. Chiediamo di accompagnarci all’Ufficio Relazioni Esterne, ubicato nel Centro direzionale. Da soli non possiamo arrivarci, è proprio all’interno del Campo fieristico. Nulla da fare. Ci danno un consiglio reso goffo dal caldo e dalla svogliatezza domenicale: “Chiedete il favore ai bigliettai”. Che, ultimo anello della catena, ci garantiscono l’ingresso alla fiera, certo, ma solo dopo l’acquisto del ticket. Ridiamo e ci sbracciamo. Spieghiamo con calma che l’accredito ce l’abbiamo, ci serve solo raggiungere l’ufficio preposto alla consegna e che siamo giornalisti, indi con diritto di cronaca. Niente, solo pagando 7 euro ci lasceranno passare. Poi, per avere il rimborso, “fatti vostri”, “non lo sappiamo”, “non ci compete”.

GLI ACCREDITI – La difficoltà era già nata prima di ottenere i pass. Soltanto lo scorso giovedì (l’8 settembre), dopo due giorni di telefonate vane (nessuna risposta) al numero delle Relazioni esterne, si era ottenuto il contatto (indirizzo e-mail) della signora Columbo. Il sito ufficiale della Fiera, infatti, è fuori uso e occorre un occhio attento per scorgere, in basso, il link dei contatti. La prima mail, quella in cui spieghiamo chi siamo, la mission del giornale, e – come richiestoci – il giorno che ci interessava, parte alle 17.26. Passano quasi due ore prima che giunga la risposta. Una risposta che non dà adito ad interpretazioni: “Ok passi quando vuole a ritirarli, saluti”. Come indubbia è anche la locazione presso cui ci saremmo dovuti recare “quando volevamo”. Ovvero, il famigerato “ufficio relazioni esterne del centro direzionale”.

Purtroppo non basta. Quel che non ci viene detto è che, il centro direzionale (eppure la domanda è stata posta chiaramente) è all’interno della Fiera e che, per entrarvi, serve avere l’accredito o il biglietto, senza i quali, viceversa, si rimane vanamente ad attendere fra donne imbellettate e impiegati scortesi.

IL DAY AFTER – Proviamo a chiarire l’equivoco. Manco a dirlo, a mattino, ai telefoni del centro direzionale non risponde nessuno. Mandiamo una mail alla Columbo. Dovrebbe essere una giornalista, dunque capire l’amaro in bocca che rimane a chi è intrlciato nel lavoro di raccontare eventi collettivi di grande rilevanza come la Fiera del Levante ha la pretesa di essere. Raccontiamo per fila e per segno quello che è accaduto: dall’accredito inesistente allo sbarramento di fronte all’ingresso. Eppure, malgrado l’evidenza, la risposta fa rizzare i capelli: “non Le è stato negato nessun accredito”. Proprio così, con la elle maiuscola e la reverenza del soldato. Di più: “Di solito ci si fornisce prima di ingressi e durante la conferenza stampa di presentazione si ritirano anticipatamente gli accrediti richiesti e nei giorni successivi, comunque come ovunque, si accede con il tesserino di iscrizione all’ordine dei giornalisti”. “Di solito” non è la norma, chiaramente. E tutta l’argomentazione, con la sua tempistica, contraddice apertamente il “passi quando vuole a ritirarli” di appena quattro giorni prima.

Inutile continuare, rinunciamo. Il che, comunque, priva un buon numero di persone del diritto di cronaca. “Di solito” è cosa cattiva. Nella Puglia dei miracoli, magari, qualcuno lo considererà, ridendo, “rigorismo”.

p.ferrante@statoquotidiano.it



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi