Capitanata

Foggia, non solo la Cattedrale. “I Morti”, chiesa mai più riaperta

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La facciata della chiesa dei Morti (ph: Roberta Paraggio, St)

Foggia – Ci sono poche certezze attorno alla “Chiesa della Misericordia di Foggia”. La prima, scontata, è che i foggiani, chiamatala così, non la riconoscerebbero. Meglio, allora, parlare della chiesa del Purgatorio. E, ancor meglio, di quella dei Morti. Un salotto buono della borghesia foggiana, fucina di giovani famiglie, forno pregiato in cui erano tenute a scaldare le anime pie della Fuci, sede di “sposalizi” importanti e, giura qualcuno, di frequenti visite di Aldo Moro. L’ex sindaco Forcella, oggi in condizioni di salute precarie, è stato uno di quelli che lì ha celebrato le sue nozze.

DUE MILIONI DI EURO – L’altra certezza è che, malgrado le promesse, i progetti, i fondi, l’edificio è serrato, chiuso, sbarrato. Il restauro del 2009, costato a Stato (legge 248/2005) e Regione (Por 2000-2006, Pis 12 “Itinerario turistico-culturale normanno svevo angioino”, Misura 12.1) quasi due milioni di euro (1.830.507,18, per la precisione) è andato a buon fine. La struttura, danneggiata da umidità e inutilizzo ed in pericolo a causa di alcune infiltrazioni, è stata messa in sicurezza. I lavori di ricognizione, effettuati inoltre con la partecipazione dell’Università degli Studi di Foggia, hanno portato in risalto anche un pozzo quadrato considerato un “unicum” ed a lungo scandagliato alla ricerca di materiale utile ad identificare substrati e precedenti costruzioni.

CONTENITORE CULTURALE – Per un certo periodo, si era anche parlato di chiudere lo spazio al culto ed aprirlo alla cultura, facendone un contenitore in perfetta continuità storica, simbolica e logistica con il Museo Civico del Capoluogo. Lo aveva paventato Giuliano

I vetri infranti (R.P, St)

Volpe, pubblicamente, una domenica mattina in cui accompagnò un paio di giornalisti a fare un giro nei locali interessati dai lavori. Già diceva si stavano ricercando le collocazioni delle teche. Poi, terminati i lavori e smontato il cantiere, una nube di silenzio. Una persona molto in vista dei lavori, che per ovvi motivi vuole rimanere anonima, ci spiega: “Il lavoro è stato eseguito in maniera perfetta. Ci siamo trovati a far fronte a tutta una serie di sciempiaggini causate anche dalla poca professionalità delle passate gestioni della Sovrintendenza ai Beni Culturali”. Ad esempio, impiegati, operai ed esperti ebbero a fronteggiare l’ossidazione atavica di alcuni tiranti in ferro insertati all’interno dei cassettono della copertura interna del tempio di Piazza Purgatorio. “Ci riuscimmo, come riuscimmo a ripristare la bellezza dei marmi, delle statue, dell’altare”.

LE MAESTRANZE – Un lavoro chiaramente inutile. Per l’indagine completa dell’edificio, vennero pure interpellate, dalla Curia – Organo committente dei lavori di recupero e di conservazione – le migliori ditte di specialisti presenti in Italia. Buona parte del team proveniva da Brindisi. E di Brindisi erano anche i Vigili del Fuoco che, con Università, Studio Stasolla e ASSO (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione – una Onlus romana di eccellenti professionisti) esplorarono il pozzo rinvenuto nella cripta, 4 metri e rotti al di rotto della pavimentazione della struttura principale dell’edificio e 16 metri ulteriori di profondità dall’apertura. Volpe e Stasolla si spinsero fino ad ipotizzare una possibile connessione con il Palatium fediriciano, di cui lo stesso imperatore svevo parla in molti suoi atti ufficiali.

Le cassettine dell'Enel divelte (R.P, St)

OGGI – Ma le condizioni della chiesa, che mai venne inaugurata, sono andate gradamente peggiorando. Colpa dell’ambiente degradato che circonda la struttura. Piazza Purgatorio, uno degli angoli più tipici della Foggia storica, è ridotta ad un mucchio di macchine in sosta vietata, umanità violenta ed animali randagi. Ma non solo. Dieci dei 14 scolatoi del tempio sono stati letteralmente rubati. Si tratta di tutti i tubi che si trovavano ai lati della chiesa e che, adesso, si fermano a buoni tre metri dal selciato camminabile. Restano intatti praticamente quelli della facciata. Di fronte al cancello che dà sull’ingresso poi, diverse auto in sosta impediscono l’avvincinamento. La prudenza consiglia di interferire non più del necessario. Molto facile, infatti, beccare insulti e parole poco ortodosse da residenti immotivatamente furiosi.

IL SACCHEGGIO – Senza contare, poi, le finestre. Sono disposte molto in alto, su uno dei lati della struttura. Talmente in alto che chi l’ha centrato con delle pietre ancora abbandonate in terra, deve essere un qualche professionista del saccheggio. Nei pressi, ma ad un’altezza più accessibile, centraline elettriche dell’Enel, che fungevano da alimentazione ad alcuni piccoli lampioni, sono state letteralmente sventrate. E diversi cavi fuoriescono da guaine in plastica lungo tutto il perimetro della chiesa, specie in corrispondenza di un paio di porte: una che segna l’uscita posteriore dell’edificio e l’altra, proprio di fianco alla bianca facciata, che dovrebbe indicare l’ingresso in canonica. Sulle scale dell’uscio, a sera, sostano gruppetti di ragazzi in libera uscita. Il loro passaggio è esplicato dalla presenza di scritte dementi e simboli osceni, tanto sulla porta quanto sulla facciata stessa.

“MAI SOLDI SPESI PEGGIO” – “Dentro – rivela a Stato l’esperto di prima, tanto per fugare dubbi sullo stato interno dell’edificio – le infiltrazioni stanno vanificando il lavoro che abbiamo portato avanti per mesi. Senza contare che, nei giorni di pioggia, l’acqua entra attraverso le finestre rovinando tutto quanto c’è nell’interno. E poi i piccioni fanno il resto. Sono i peggiori due milioni di euro mai spesi”.

p.ferrante@statoquotidiano.it



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