Manfredonia

Pescara, riciclaggio denaro, sequestro per 20 mln a famiglia di Manfredonia (Video)

Di:

Il sequestro operato dagli inquirenti (fonte image: Valerio Simeone, il Centro)

Pescara – “RICICLAGGIO di denaro per circa 20 milioni di euro“: maxi operazione del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pescara (Col. Maurizio P. Favia, Col. Odorisio), congiuntamente con personale della Mobile del capoluogo abbruzzese (dirigente P.Muriana), di Foggia (dirigente A.Fabbrocini), e con supporto del Comando Compagnia della Tenenza di Manfredonia (Ten. E.Della Valle) con il sequestro di alcuni beni a Pescara della famiglia Granatiero (originaria di Manfredonia).

Sequestrati anche i saldi di conto corrente riconducibili alle persone fisiche e giuridiche sottoposte alle indagini .

I locali interessati al sequestro – I beni fanno riferimento ai “centralissimi e frequentatissimi” (tutti a Pescara): Bar pasticceria “Caffè Venezia”, via Venezia 27, Bar Caffè Venezia, viale Regina Margherita 14/16/18; Panetteria “Piglia la Puglia”, via Venezia 31; ristorante Pizzeria “Università della Pizza”, piazza Martiri Pennesi; Pub “Piano Terra” Corso Manthonè, tutti riconducibili alla famiglia di origine foggiana.


I reati contestati
. I reati contestati sono il riciclaggio ovvero “l’impiego di danari, beni o utilità di provenienza illecita”, crimini che “scattano” allorquando “si sostituisce o si trasferisce denaro proveniente da attività delittuose”, ovvero “si compiono attività tali da ostacolarne l’identificazione/provenienza delittuosa del danaro ed ancora chi lo impiega in attività economiche o finanziarie dissimulandone la provenienza”.

Riciclaggio dei fondi dei clan pugliesi. Nell’ordinanza del decreto di sequestro preventivo il gip Maria Michela Di Fine scrive che due soggetti della famiglia, germani, “(…) reali dominus gestori delle attività economiche poste sotto sequestro”, siano “economicamente legati al clan Romito operante nel foggiano, ovvero a persone risultate gravitare in ambiente di elevatissimo spessore criminale e che, da essi, ricevevano denaro contante da reinvestire” (Il Centro.it).

Indagini partite dal 2003, con “l’espansione economica della famiglia pugliese”. L’attenzione degli investigatori è partita con l’espansione economica (a partire dal 2003) nel territorio pescare della famiglia pugliese citata, resasi protagonista di operazioni economiche di acquisizione e ristrutturazione di diversi esercizi commerciali richiedenti “capacità economiche e disponibilità di denaro non giustificata dalle posizione reddituali o dai ricavi d’impresa”. In pratica, come detto dalla Mobile di Foggia, “un gruppo economico creato sostanzialmente dal nulla operante in un settore economico altamente concorrenziale e capace di acquisire, nel giro di pochi anni, prestigiosi punti vendita dislocati in luoghi strategici della città di Pescara”.

Complessivamente sette le persone iscritte nel registro degli indagati: Michele Sebastiano Granatiero, 36 anni, nato e residente a Manfredonia; Pasquale Granatiero, 34 anni, nato a Manfredonia e residente a Pescara; Antonia Grieco, 72 anni, nata e residente a Manfredonia; Rita Lucia Granatiero, 39 anni, nata e residente a Manfredonia; Giuseppe Prencipe, 54 anni, nato a Manfredonia e residente a Pescara; Anna Brigida e Severino Prato. Per tutti, le accuse formulate dal pm Gennaro Varone sono di “riciclaggio e impegno di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”.

Già dalle prime ore di stamane il questore Paolo Passamonti, il comandante della finanza Maurizio Favia, il capo della squadra mobile Pierfrancesco Muriana sono arrivati di fronte al bar in piazza Salotto sequestrato dal gip del tribunale Maria Michela Di Fine su richiesta del procuratore capo Nicola Trifuoggi e del sostituto procuratore Gennaro Varone. Durante le fasi del sequestro presenti nel locale anche alcuni clienti.

Due le notifiche effettuate a Manfredonia. Supporto alle indagini da parte del Comando compagnia della GdF locale. Sotto sequestro anche conti correnti e beni aziendali, con valore complessivo di circa venti milioni di euro. Parte dello notifiche (2) sono state eseguite a Manfredonia, luogo di origine dei titolari dei locali, anche attraverso il supporto di militari del Comando Compagnia della GdF locale. L’inchiesta è stata ed è coordinata dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e il sostituto Gennaro Varone. Il presunto riciclaggio sarebbe avvenuto attraverso una serie di cd “teste di legno” ed il capitale impiegato sarebbe in qualche modo legato alla malavita del Gargano e precisamente di Manfredonia. Indagini ancora in corso.

Una fase del sequestro di un locale (Copyright ST)

L’inchiesta. Ordinanze di custodia cautelare rigettate dopo l’estromissione, con i sequestri, dello strumento utile per la reiterazione dei reati . L’inchiesta sarebbe partita probabilmente tre anni fa da una informativa proveniente dal tribunale di Foggia per l’applicazione di alcune misure cautelari (sequestri) su alcuni beni della famiglia Granatiero proprietaria dei bar e dei locali a Pescara. Diversi negli anni i sequestri di documenti e la consegna di diversi avvisi di garanzia. In base alla ricostruzione dei dati, la Procura avrebbe chiesto i domiciliari per due dei soggetti indagati, ma con il rigetto del gip, Maria Michela Di Fine, dato che “con i sequestri operati (cautelativi, ndR) si sarebbe estromesso lo strumento utile per la reiterazione dei reati”.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Pescara, dove alle 11 il Procuratore capo, Dott. Nicola Trifuoggi, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare l’operazione. Presenti il Questore, Dott. Paolo Passamonti ed il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Colonnello Maurizio Favia.

Mafia del Gargano, i presunti collegamenti con la famiglia Romito – I capitali utilizzati e investiti a Pescara sarebbero in realtà derivanti da attività illecite della famiglia Romito, protagonista della faida del gargano che nel 2009 portò ad una serie di omicidi a Manfredonia e nel Gargano (vedi ricostruzione con link). Difatti, “accanto alla verifica delle disponibilità finanziarie della famiglia pugliese ed alla ricostruzione di flussi di denaro impiegati per intraprendere le attività economiche avviate, i finanzieri ed i poliziotti pescaresi disvelavano i rapporti tra gli indagati ed altra famiglia dimorante in provincia di Foggia, i cui componenti sono stati imputati per associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo “Iscaro-Saburo” ( Focus).


Le fasi dell’indagini
. Di fondamentale apporto investigativo, gli accertamenti economico finanziari condotti dalle Fiamme Gialle di Pescara per la ricostruzione delle dinamiche societarie, personali e criminali, riassumibili in tre fasi principali:
Prima fase. Dal 2002 al 2005 circa, la famiglia pugliese si è insediata nella città di Pescara, eseguendo gli iniziali investimenti con l’apporto di capitali dei soci e progressivamente mediante l’intervento degli istituti di credito.
Seconda fase. Dal 2005 al 2008, ricorso massiccio al credito bancario, mediante il quale le società in capo alla famiglia originaria di Manfredonia contraevano mutui per oltre 2 milioni e mezzo di euro, determinando la sperimentazione di vari artifizi contabili volti ad occultare le ingenti entrate di denaro e contestualmente le uscite estranee alla gestione delle attività economiche.
Terza fase. Dal 2008 ad oggi – creazione di soggetti economici diversi da quelli che si erano indebitati con gli istituti di credito, al solo fine di produrre ricavi e contestualmente canalizzarli verso le aziende maggiormente esposte a livello bancario.


Impiegati 36 finanzieri e 32 poliziotti
. Nella operazione, partita all’alba di stamane, sono stati impiegati complessivamente 36 finanzieri e 32 poliziotti che hanno eseguito come detto il provvedimento cautelare emesso dal Gip dottoressa Michela Maria Di Fine, su richiesta del Sostituto Procuratore, dottor Gennaro Varone.


La famiglia pugliese presenta istanza di dissequestro
. Sarà depositata, già nella giornata di domani, presso il Tribunale del Riesame l’istanza di dissequestro dei due ‘Caffè Venezia’ e degli altri locali di Pescara, a cui sono stati posti i sigilli, all’alba di oggi, in un’operazione congiunta di polizia e guardia di finanza. Lo ha annunciato l’avvocato Giuseppe Cantagallo, legale della famiglia Granatiero, titolare degli esercizi commerciali, il quale rigetta anche tutte le accuse contestate ai suoi clienti, tra cui quella di riciclaggio.

La famiglia pugliese avrebbe “gia’ predisposto un’istanza per il Tribunale del Riesame, che sara’ discussa dopo il 20 – 21 settembre”. “Il sequestro preventivo – ha commentato Cantagallo alla testata www.leggimi.eu – per noi non ha ragione di esistere. I miei assistiti – prosegue – dichiarano l’estraneita’ ai fatti contestati. Tra l’altro si parla di beni per venti milioni ma si tratta di una cifra esagerata. In realta’ miei clienti hanno contratto quasi 3 milioni di euro tra mutui e leasing ancora accesi”. Sui rapporti con la famiglia Romito. “I Granatiero – ha proseguito – sono estranei alla famiglia Romito, se non per il fatto che sono entrambe di Manfredonia. I miei clienti sono andati via da quel posto proprio per evitare contatti con questa gente’. L’avvocato fa inoltre presente che la Procura aveva presentato richiesta di misura cautelare personale per gli indagati, poi rigettata dal Gip di Pescara, Maria Michela Di Fine. ‘Questo fatto – sottolinea il legale – ci conforta’. (ANSA).

(Si ringrazia per la gentile collaborazione i colleghi pescaresi de IlCentro, di Primadanoi.it)

VIDEO, I SEQUESTRI


g.defilippo@statoquotidiano.it



Vota questo articolo:
26

Commenti


  • Brigida Anna

    Brigida Anna Purtroppo in questo paese le persone che lavorano dalla mattina alla sera e fanno sacrifici stando lontano dai loro affetti famigliari devono essere sottoposte a queste ingiustizie..i delinquenti se la spassano senza far niente.la gente è molto cattiva e chi ha alzato questo polverone dovrá avere sulla coscienza il male che ha potuto arrecare alla famiglia Granatiero gente onesta e grandi lavoratori iniziando dal capostipite comunque sia la giustizia divina c’è.


  • michele il nano

    bisogna sentire sempre le due campane…però mi diventa difficile credere che per tanti anni di indagini di finanza e polizia, abbiano preso un abbaglio….non me ne volere..


  • michele il nano


  • nicola

    i veri onesti sono quelli che hanno deciso di stare nella propria terra e si stanno spegnendo con essa perchè li vengono precluse tutte le strade, grazie agli affaristi che hanno ormai il monopolio in tutto e alcune istituzioni invece che combatterli se ne servono.


  • germano 78

    per NICOLA
    che vorresti dire che chi emigra per lavorare è una persona disonesta solo perchè non rimane nella citta natale. Prima di scrivere, pensa a quello che stai pensando.


  • antonia

    ho lasciato Manfredonia da ben 34 anni, lavoriamo tutti i giorni io e mio marito, abbiamo comprato casa solo sei anni fa e un mutuo da pagare ancora per vent’anni…… siamo fieri della nostra pesante quotidianità e orgogliosi per la nostra onestà.


  • danca

    SE GIUSTIZIA DIVINA ESISTESSE… DOVREBBE SPAZZARE VIA LA MAFIA CARA ANNA BRIGIDA


  • Brigida Anna

    Per danca ben venga questa giustizia divina


  • ASPETTIAMO A GIUDICARE...

    Facciamo attenzione a quello che diciamo, se ricordo bene i Granatiero sono stati quasi costretti ad andare via da questo paese proprio per i continui atti intimidatori che subivano e per le rapine. Pasquale se ne lamentava spesso! Per questo, personalmente, faccio fatica a credere che qualcuno possa essersi impegnato in tutti questi anni a riciclare altrove il denaro di quella stessa delinquenza che lo avrebbe costretto a lasciare la propria terra. Poi potrò anche sbagliarmi, ma chi conosce i Granatiero sa che i soldi investiti a Pescara li hanno presi in prestito dalle banche offrendo solide garanzie personali e non di altri ed indebitando un’intera famiglia che su queste operazioni si sta giocando la testa… Aspettiamo prima di giudicare!!! La mafia è un male per tutti… Spero per Pasquale e Sebastiano e gli altri, che tutto si risolva per il meglio e che riescano a dimostrare la loro innocenza, anche perchè non riesco a comprendere come si possa sostenere la tesi del reimpiego di denaro provente di reato quando chi avrebbe commesso questi reati è stato poi assolto da ogni accusa?! Allora a quali reati si fa riferimento? A quale associazione? Boh!?


  • Voce di Popolo

    Perdonate l’intromissione ma voci di popolo da anni riferivano delle lunghe mani della mala locale su Pescara. Un detto dice:”VOCE DI POPOLO VOCE DI VERITA'”.
    La famiglia Granatiero non deve avere timori se tutto è stato acquisito lecitamente poiché con loro ci sarà Dio. Lo stesso Dio che giudicherà coloro che hanno fatto tanto male per acquisire illecitamente ricchezze.


  • Stipulante

    Veramente voci di popolo dicono che adesso la mala locale si è raffinata sta investendo nelle energie alternative.


  • nicola

    per germano 78: la traduzione del mio intervento è che gli eroi sono proprio quelli che non sono emigrati perchè hanno cercato di costruirsi qualcosa in questa terra di mafia dove istituzioni, politici ed affaristi lavorano favorendo la cricca ed escludendo chi parte da zero e cerca di costruire qualcosa. Per quelli che sono emigrati onestamente nulla da dire ma per quelli che gettano vergogna sul ns paese e gli esempi sono tantissimi, bisognerebbe metterli in gabbia e gettare la chiave. Insomma volevo dire che la vera sfida è costruirsi qualcosa nel ns territorio con tutte le difficoltà connesse ma se uno trova giusto emigrare e lo fa onestamente nulla da dire ma se emigra e porta con se la cultura mafiosa manfredoniana esportandola sù allora è giusto condannarli perchè sono un cancro da estirpare. Ovviamente nn conosco la famiglia granatiero e spero che possano smentire il tutto…..il mio ragionamento mirava invece sui collaborazionisti di una certa cultura dei soldi facili che invece di combattere il mal costume se ne servono per raggiungere cariche politiche ed avere le mani sul territorio.


  • gaetano

    Avvocato come risponderai al gps e intercettazioni tra loro e romito?


  • Stipulante

    Dimenticavo anche il commercialista più scemo consiglia a chi acquista casa di non pagarla per intero (anche se ci sono le possibilità economiche) ma di accendere un mutuo per non essere soggetto a controlli fiscali.


  • Salvatore

    C’è solo una cosa da dire… Una cosa che ripeto da ieri… SOLO E PURA GELOSIA…


  • Antonio La Trippa

    C’è solo una cosa da dire… Una cosa che ripeto da ieri… VENTI ANNI DI ATROCITÀ SUBITA DALLA GENTE DI QUESTO PAESE…FIGLI DI MAMME DISTRUTTI DALLA DROGA…


  • alice

    nessuna banca dal nulla ti concede 2.000.000,00 (duemilioni di euro) come prestito.
    I soldi per partire addica l’avt pgghiet?
    Vi voglio ricordare che i signori Granatiero facevano i “ragazzotti” in un noto bar della nostra città.
    Ma a chicha vulut pgghiè p fess?


  • Sbirulino

    Purtroppol’ignoranza regna sovrana… Se non sapete le cose non parlate…


  • ASPETTIAMO A GIUDICARE...

    Non so se potrà servire alla discussione, sicuramente non servirà a quelli di voi che hanno già condannato con sentenza definitiva i Granatiero, ma ricordo che quando Pasquale (per gli amici “Pasqualotto”) e Sebastiano decisero di andar via da questo paese vendettero il bar “Frullati di Frutta”, il bar “Centrale” ed alcuni “Pizza Ciao” ricavando – immagino – un bel gruzzoletto. All’epoca ricordo che Frullati era una macchina da soldi! Eravamo giovani e, mentre buona parte di noi (me compreso) si divertiva ad intrattenersi in questi locali fino all’alba, i fratelli Granatiero, giovani anche loro, si facevano già un mazzo… Pertanto, presumo che la storia della famiglia manfredoniana che crea un impero dal nulla non sia così vera!
    I soldi ce li avevano quando sono arrivati in Abruzzo ed altri, tanti, poi, a Pescara, li hanno guadagnati!
    Aspettate a giudicare…


  • Lucia C.

    sono curiosa di sapere cosa scrisse su manfredonia Nichi Vendola quando era componente della commissione antimafia per non tenerci in considerazione!


  • Cianello

    Sono profondamento dispiaciuto per quanto è successo; in tanto Vogliate giustificare ai giudici e alla società civile la provenienza dei soldi.
    Fermo restando dell’importanza della giustizia divina adesso è l’ora della giustizia fatta dalla legge.

    http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2011/09/13/news/le-compravendite-milionarie-dei-granatiero-4952695

    Per fare fronte agli investimenti, i Granatiero ottengono un mutuo bancario di 140 mila euro, con cui saldano 90 mila euro. Per il resto, accusa il gip Maria Michela Di Fine, pagano con denaro di provenienza sconosciuta «da ritenersi, certamente, delittuosa per l’entità complessiva delle somme impiegate, non riconducibili a redditi dichiarati o a quelli da attività commerciale».

    Le somme, accusa il gip, vengono in parte fatte transitare sul conto societario della Ad Maiora e attraverso la formula dei “crediti diversi” fatte apparire come se la società avesse riscosso crediti in contanti, ricavi di attività commerciali.
    Il trucco, sempre secondo la procura, consente di movimentare 208 mila euro. A gennaio 2004, la Ad Maiora prende in affitto il laboratorio di pasticceria di via Sicilia 34. A ottobre 2005, il Bar delle Poste viene ceduto alla neonata Carol Caffè di Lucia Granatiero dove viene fatto confluire denaro contante per 131 mila euro, somme, accusa il gip «non aventi alcuna attinenza con i rapporti commerciali con clienti o fornitori».

    Il 24 novembre 2005, viene fatta costituire la srl Caffè Venezia da Anna Brigida, moglie di Sebastiano Granatiero, e Severino Prato, marito di Lucia Granatiero, società alla quale, lo stesso giorno, viene venduto il Bar Jolly di via Venezia: il 6 agosto 2007, la stessa srl acquista il ramo di azienda di viale Regina Margherita 14-18 (Caffè Venezia).

    Nel 2005, secondo l’accusa, viene effettuata la ricapitalizzazione, per il tramite dei soci, della Caffè Venezia srl mediante apporto di denaro per 440 mila euro ritenuto di provenienza delittuosa, riqualificato come reddito di impresa mediante la restituzione ai soci Prato e Antonia Grieco, madre di Pasquale Granatiero, di 196 mila euro. Nello stesso anno, si procede a un’ampia ristrutturazione del Bar Jolly mediante apporto di contante per ulteriori 600 mila euro, anch’essi ritenuti sospetti.

    Iniezioni di denaro contante si verificano anche in altre occasioni fino a quando, tra il 2006 e il 2009, vengono contratti mutui bancari per 2 milioni e 632 mila euro, dice il gip, «al solo fine di occultare la disponibilità di denaro contante che, soltanto, poteva giustificare una simile esposizione, non fronteggiabile con i ricavi di impresa».

    Il 6 settembre 2008, tramite Giuseppe Prencipe, vengono acquisite le quote della Silvia Srl e a essa viene ceduto in affitto il ramo di azienda del Caffè Venezia di viale Regina Margherita, dice il gip «al solo scopo di imputare i ricavi di quest’ultimo a una società non indebitata con le banche», la Silvia srl appunto, che subito dopo li trasferiva alla Caffè Venezia srl attraverso la sitematica emissione di fatture per operazioni inesistenti per un importo di quasi 922 mila euro.

    Quindi, risolto il contratto con la Silvia srl, veniva ceduta la locazione del Caffè Venezia srl alla Granatiero ristorazione srl, costituita il 24 maggio 2010. In questo modo, sostiene il gip, venivano riversati su quest’ultima società i ricavi (reali o apparenti) dell’attività di ristorazione del Caffè Venezia srl.


  • ad maiora

    Alzatevi la mattina è andate a lavorare se siete delle persone oneste è non giudicate le cose che non vi riguardano, il popolo parla sempre per invidia e alle spalle dei diretti interessati perchè non hanno altro cui pensare ho meglio si fanno le accuse con le chicchiere dei Bar, signori miei i problemi nel nostro paese sono altri è molto più gravi.
    A Manfredonia c’è uno trano silenzio politico….meditate gente meditate


  • Voce di Popolo

    Vedete cosa scrive un’uomo dello Stato “trasparente come il cristallo”:
    “La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fato grossi investimenti edilizi,
    o commerciali e magari industriali. A me interessa conoscere questa “accumulazione primitiva”
    del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate,
    estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi
    e ristoranti a la page. Ma mi interessa ancor di più la rete mafiosa di controllo, che grazie
    a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette,
    sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere.
    (Carlo Alberto Dalla Chiesa)


  • Cianello

    Riaperto il Caffé Venezia, la gestione passa allo Stato

    http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2011/09/14/news/riaperto-il-caffe-venezia-la-gestione-passa-allo-stato-4959610

    PESCARA. «Esercizio sottoposto a sequestro»; «Apertura mercoledì 14». E’ nel primo pomeriggio di ieri che al Caffè Venezia nell’omonima via è comparso il cartello che annunciava la riapertura del locale per questa mattina, sistemato proprio accanto a quello che ne aveva decretato la chiusura.

    La stessa scena si è ripetuta in serata all’altro Caffè Venezia di viale Regina Margherita. Il gip Maria Michela Di Fine ha nominato amministratore giudiziario il commercialista Saverio Mancinelli, che curerà l’amministrazione della società e dei rami d’azienda nell’interesse dello Stato, di fatto il nuovo gestore.

    Da stamattina, i locali della famiglia pugliese Granatiero che sono indagati nell’inchiesta per un presunto riciclaggio di denaro, riprendono la propria attività sospesa dal giudice per le indagini preliminari lunedì mattina alle 7.

    La Di Fine ha disposto il sequestro preventivo dei due Caffè Venezia in viale Regina Margherita e in via Venezia, del panificio Piglia la Puglia sempre in via Venezia, del ristorante pizzeria Università della pizza in piazza Martiri Pennesi e del locale dismesso Love Boat in via Montanara. Da stamattina, le attività sono riaperte, ma passeranno sotto la gestione dello Stato, che in questa maniera tutelerà i posti di lavoro e si assicurerà gli incassi.

    In questi due giorni di chiusura, i locali sono stati affidati all’amministratore giudiziario, che ieri ha completato l’inventario dei beni presenti in tutti i locali.

    Per la famiglia Granatiero, quei beni ammontano a 5,5 milioni di euro. Una cifra molto lontana, quindi, dai circa 20 milioni di euro ipotizzati dagli investigatori, che hanno apposto i sigilli a tutti i locali.

    Era stata premura degli inquirenti salvaguardare i circa ottanta posti di lavoro, i tanti dipendenti che lavorano nei bar e nei ristoranti dei Granatiero.

    L’aspetto occupazionale era stato subito sottolineato anche dagli stessi investigatori che, lunedì mattina, avevano precisato che i locali avrebbero riaperto a stretto giro. Così, da stamattina, i caffè riprenderanno la loro attività.

    Il legale della famiglia è pronto a presentare istanza di dissequestro sia perché, come ha spiegato, «le accuse sono inconsistenti» sia anche per difendere i dipendenti e la reputazione di «quei locali hanno riqualificato il centro della città, offrendo tanti posti di lavoro». Il ricorso potrebbe essere presentato anche oggi stesso.

    Caffè Venezia in piazza Salotto ha aperto nel 2005 ed è diventato, in breve, parte del salotto della città offrendo alla clientela, e a qualsiasi ora, prodotti di ogni genere: dalle pizzette all’aperitivo, dalla gelateria fino all’alta pasticceria.

    Un ampio spazio adorno di piante che circonda buona parte della piazza e in cui da oggi i dipendenti che lunedì mattina alle 7 hanno assistito allarmati all’ingresso di quindici tra poliziotti e finanzieri, potranno riprendere il proprio lavoro.


  • Anonimo

    sono soldi …..punto e basta….e kome mai solo loro sono cosi’ cresciuti in poko tempo quando c ‘e’ gente ke da una vita e nel settore e in zona….e non hanno avuto tutto questo successo????kome mai?????? non me la bevo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi