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Costa Concordia, Codacons diffida Protezione Civile e Ministero

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(Ph: ge.superba@)

Bari – IL Codacons ha presentato nei giorni scorsi una formale diffida alla Protezione civile e al Ministero dell’ambiente affinché le due amministrazioni avvino il procedimento per la richiesta di risarcimento per danno ambientale, così come prevede l’art. 309 del D. Lgs. n. 152/2006.

“E’ trascorso, ormai, oltre un anno e mezzo dal naufragio della Costa Concordia, il relitto della nave si trova ancora adagiato sulla costa dell’Isola del Giglio – scrive il Codacons nella diffida – Non sono ancora stati resi noti gli interventi necessari per risanare i danni all’habitat che la sua permanenza ha causato; sono ancora incerti i passaggi che porteranno al recupero del danno ambientale; non si possono ancora stimare i tempi di recupero ambientale dell’Isola del Giglio, costantemente minacciato dalla presenza del relitto. Come hanno spiegato infatti alcuni esperti (tra cui Marco Marcelli, professore di Oceanografia biologica e Oceanografia applicata all’Università della Tuscia), “più tempo il relitto rimarrà immerso nel mare più rischi di inquinamento si corrono”; non si tratta solo di carburante, ma anche solventi, pitture e soprattutto detersivi mettono a rischio l’ecosistema dell’isola”. I primi test realizzati dal battello Poseidon dell’Arpat della Toscana hanno rilevato concentrazioni non irrilevanti di tensioattivi, composti organi che si trovano nei detersivi, intorno all’area dove la nave è naufragata. I tensioattivi, in particolare, sono stati rilevati attorno alla nave: a prua, a poppa e lungo le due fiancate. Gli stessi armatori della Costa parlano di “alcune centinaia di chili” di detersivi. Praticamente tutti quelli che si trovavano nelle bottiglie non sigillate prima dell’incidente. Questo significa che tali concentrazioni, che fanno già paura, potrebbero moltiplicarsi per via dei prodotti sigillati che rischiano di rompersi e disperdersi nel mare”.

“il testo unico ambientale – d. lgs. 152/2006 – qualifica illecito un “qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima” – scrive ancora l’associazione nella diffida – Misura nuova introdotta dal T.U.A è la capacità sanzionatoria concessa al Ministero dell’Ambiente, attraverso i propri organi, di corrispondere sanzioni all’operatore qualora questi ponga in essere, in ritardo, le misure preventive. Oltre a questa prerogativa al Ministro è anche attribuito il diritto di rivalsa da attuare nel termine di cinque anni verso l’operatore che ha causato il pericolo di inquinamento da sanare. Se il responsabile del fatto che ha provocato danno ambientale non provveda in tutto o in parte al ripristino nel termine ingiunto, o il ripristino risulti in tutto o in parte impossibile, oppure eccessivamente oneroso, il Ministro dell’ambiente ingiunge il pagamento di una somma pari al valore economico del danno accertato o residuato, a titolo di risarcimento per equivalente pecuniario. Da quanto si apprende, in considerazione anche dell’interrogazione posta in essere dal Presidente della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera, nulla di tutto quanto previsto dal T.U.A. è stato fatto, né dal Ministero, né dalla Costa Crociere che ha causato questo gravissimo danno ambientale, né dagli organi preposti al Controllo, alla vigilanza sul piano di ripristino”.

Il Codacons ha dunque chiesto con una diffida urgente alla Protezione Civile e al Ministero dell’Ambiente di avviare il procedimento per la richiesta di risarcimento per danno ambientale, ai sensi del D. Lgs. n. 152/2006. Se le amministrazioni non provvederanno, l’associazione sarà costretta a prendere il loro posto avviando una azione legale tesa a ottenere tutte le misure idonee a tutelare l’ambiente, oltre al risarcimento dei danni subiti dagli abitanti dell’Isola, nonché il risarcimento dei danni subiti e subendi a causa della mancata esecuzione delle norme previste dal TUA.

Redazione Stato



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