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Foggia, registro testamenti biologici, Radicali: approvarlo ora

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Radicali, passato incontro in Consiglio a Foggia (statoquotidiano)

Foggia – L’ASSOCIAZIONE radicale Mariateresa Di Lascia sta promuovendo, ormai da più di un anno, l’istituzione del registro comunale dei testamenti biologici nel comune di Foggia e in quelli della provincia. Venerdì 13 settembre nell’assise comunale di Foggia si discuterà proprio dell’istituzione del Registro dei Testamenti Biologici. Oggi – da Torino a Cagliari, passando per capoluoghi, piccoli Comuni e municipi delle grandi città – sono alcune migliaia in tutta Italia le disposizioni di fine vita raccolte dai registri, diverse centinaia solo a Roma. La Capitale ha fatto da ”apripista”, con il primo registro attivato nell’XI Municipio.

“Ci auguriamo che anche a Foggia venga approvato, e che il Consiglio non porti sul piano dello scontro politico la discussione, i diritti civili non hanno colore, non sono né di destra né di sinistra ma sono espressione di uno Stato laico e liberale. Sono ormai più di 100 i Comuni che hanno approvato il registro dei testamenti biologici, con regolamenti attuativi differenti, ma con un consenso del consiglio comunale trasversale quando non unanime. In Puglia il primo Comune ad approvarlo è stato Francavilla Fontana (BR) promossa dall’associazione Luca Coscioni, sostenuta dal sindaco appartenente al Pdl e votato a larga maggioranza. Se anche a Foggia passasse la delibera sarebbe una vittoria della buona politica e ci guadagneremmo tutti in diritto e libertà. Il 13 è una data importante per noi radicali al livello nazionale, perché verranno depositate le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sul testamento biologico e sull’eutanasia legale, questa è la dimostrazione che la questione del fine vita e della sua regolamentazione è ormai molto sentito dai cittadini italiani, che nei sondaggi si esprime a favore sia del T.B. che dell’eutanasia legale” dichiara il segretario dell’associazione Mariateresa Di Lascia, Elisabetta Tomaiuolo.

Che cosa si intende quando si parla di questo così controverso documento che è il testamento biologico? Per dissolvere la nebbia della disinformazione fatta di malintesi e di erronee convinzioni, sarebbe meglio parlare di DAT (disposizioni anticipate di trattamento), ovvero, un documento che ognuno di noi può liberamente scegliere di redigere a garanzia del rispetto della propria volontà in materia di trattamento sanitario (somministrazione di farmaci, alimentazione artificiale, rianimazione, etc.) anche quando, in stato di incoscienza, non si è più in grado di comunicarle. Che pretesa assurda! Chiedere che la propria volontà venga rispettata, chiedere di poter scegliere a quali trattamenti sottoporre il proprio corpo, garantendo a tutti, senza discriminazioni etiche e religiose, che i propri diritti civili vengano rispettati.

Ancora è doverosa una puntualizzazione: il testamento biologico è cosa ben diversa dall’eutanasia. L’eutanasia, cioè la “buona morte”, prefigura un’azione attiva del medico che somministra al paziente che lo richieda farmaci che inducono la morte, con il testamento biologico, invece, si specifica la volontà di sottrarsi o ricevere determinate cure. Del resto possiamo considerare le DAT come un’estensione del consenso informato. L’ordinamento giuridico italiano in sintonia con l’art. 32 della Costituzione ( “nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se non per disposizione di legge”) e dell’art 13 Cost. in tema d’inviolabilità della libertà personale, ha ratificato con la legge del 28 marzo 2001, n. 145 la Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina di Oviedo del 1997.

Essa stabilisce che “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso.”

(Cap. II, art. 5). Dunque che differenza c’è tra il consenso informato e il testamento biologico? Esclusivamente il fatto che nel primo caso il paziente è cosciente e può comunicare le proprie volontà, nel secondo, il paziente, ormai in stato di incoscienza, affida le proprie volontà ad un documento autenticato.
In sostanza il comune delega un suo ufficio che fa quindi sottoscrivere un atto di notorietà in cui si certifica l’avvenuta consegna del testamento e della nomina del fiduciario, la persona cioè che potrà ritirare la busta nel momento in cui fosse necessario. In attesa di una legge nazionale, l’ente Comune, secondo le proprie competenze, si limita a fornire un servizio alla persona. Per garantire tale servizio è stata creata una rete di amministratori locali – si legge nel manifesto costitutivo – che si impegna a promuovere il servizio pubblico del Registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento, a tutelare il diritto all’autodeterminazione dei cittadini anche attraverso gli adeguati strumenti giudiziari e ad individuare i principi giuridici che permettono alle amministrazioni locali di intervenire, nonostante controversie interpretative anche da parte ministeriale”. In questo momento “è più che mai necessario difendere l’autodeterminazione e la libertà di scelta individuale – continua il manifesto – anche attraverso lo scambio di informazioni ed esperienze sull’istituzione dei registri dei testamenti biologici e la loro attivazione. Unire le forze è fondamentale anche per respingere i tentativi centralistici volti a contrastare indebitamente le competenze delle amministrazioni locali”.

Molti credono che la questione del testamento biologico sia di scarso valore, in realtà solo partendo dalla liberazione dei diritti umani e civili si possono ottenere i giusti miglioramenti delle condizioni di vita del cittadino; come anche l’economista Amartya Sen dice, il cittadino consapevole di sé è promotore del proprio sviluppo, diversamente lo sviluppo non si costruirà mai.

Redazione Stato



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