FoggiaSan Severo
"Stando alle sue parole, la Puglia sarebbe l'Eldorado, ma chi ci vive sa che la realtà è ben diversa"

Dino Marino: “Foggia non è l’Eldorado”

Per Marino, inoltre, "c'è un nodo strutturale che la Regione dovrebbe sciogliere: quello della riforma e dell'accorciamento della filiera agroalimentare"

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Foggia. “È sconcertante il tono trionfalistico usato da Michele Emiliano, all’apertura della Fiera del Levante per illustrare al premier Gentiloni ” le magnifiche innovazioni progressive” del modello Foggia in materia di immigrazione.

Stando alle sue parole, la Puglia sarebbe l’Eldorado, ma chi ci vive sa che la realtà è ben diversa: l’hanno toccata con mano le due europarlamentari Cècile Kienge e Elena Gentile, che io accompagnavo ed a cui é stato impedito in malo modo di entrare in un centro di accoglienza di San Severo finanziato con denaro pubblico, quella denominata L’Arena.

Sulla vicenda Gran Ghetto continuano a pesare come macigni tanti interrogativi e, contrariamente a quanto trionfalmente affermato da Emiliano I il Grande, Zar di tutte le Puglie, la verità é che l’operazione di sgombero è stata un totale fallimento. Il Ghetto si é riformato tal quale e, addirittura, ne è sorto un altro a Borgo Mezzanone.

Quanto alla scandalosa vicenda dell’Arena, in merito alla quale non un fiato è uscito dal palazzo della regione per chiarire i contorni di una gestione che definire opaca è un riduttivo, Emiliano può almeno farci sapere se tutti gli ospiti della struttura L’Arena hanno il permesso di soggiorno? Chi la gestisce ha partecipato ad un regolare avviso pubblico? È certa la professionalità degli operatori che vi lavorano o siamo ad una sorta di autogestione senza regole a cui si affidano fiumi di risorse pubbliche?

Come è possibile dissipare tutti gli altri dubbi in merito a presunti strani intrecci economici?

Chi gestisce la struttura ha la fedina penale pulita? Abbiamo appreso dell’intento della Regione di implementare due foresterie per la Capitanata, a riprova del fatto che c’è un cambio nell’economia del nostro territorio, ormai riassumibile nelle tristemente note tre M: Mafia, Monezza e Migranti.

Vorrei sperare che le auspicate e decantate nuove strutture, tra cui quella che pare debba sorgere ad Apricena, siano affidate a personaggi diversi da quelli già coinvolti nella gestione dell’Arena e che, di fatto, hanno già allungato le mani su quasi tutte le strutture dell’Alto Tavoliere. Sulla complessa e cruciale gestione dell’emergenza migranti si gioca la credibilità del governo regionale e di un partito, il nostro, già afflitto da numerosi e gravi problemi che ne minano il consenso e l’unità interna.

Per questo mi permetto di raccomandare al Governatore prudenza. Sull’immigrazione la gente reclama fiducia, trasparenza e competenze, parametri che al momento ci sembrano tutt’altro che rispettati se guardiamo agli sviluppi della vicenda “L’Arena”.

Ci sono due nodi strutturali che la Regione dovrebbe sciogliere:
1) intervenire nelle filiere inventate dalle ditte campane di trasformazione del pomodoro;

2) accorciare e rendere etica la filiera agroindustriale.

Per quanto concerne il primo punto, è noto che dei prestanomi chiudono contratti di affitto per spropositate estensioni di terreni, persino con le ipab gestite dalla Regione (che tra l’altro ne affida Cda e commissariamenti a persone talore prive di qualsiasi requisito culturale ed etico)

Questo escamotage concorre a mantenere il prezzo basso del pomodoro sui mercati e non consente più ai piccoli agricoltori di fronteggiare i costi di produzione, con il conseguente declino del tradizionale tessuto economico del nostro territorio.

La Regione dovrebbe impegnarsi a stipulare un accordo con la grande distribuzione, consentendo l’acquisto diretto dai produttori, i quali devono essere obbligati ad applicare per contratto il costo del lavoro, che in parte potrebbe essere remunerato in servizi – a cominciare da alloggio e vitto – convertendo i casolari e le masserie in albergo rurali.

Potrebbe essere una prima seria risposta tanto in termini di contrasto vero del caporalato che di incremento del lavoro etico.

Al di là della vuota, inutile enfasi dei discorsi del nostro Zar, in Puglia c’è davvero poco di cui l’attuale governo regionale possa vantarsi e, al contrario, tanti dubbi in merito alla corretta ed efficace gestione della cosa pubblica pugliese.no a dir poco sconcertato dai toni trionfalistici coi quali Michele Emiliano, in occasione della Fiera del Levante, ha illustrato al premier Gentiloni le “magnifiche sorti e progressive” del modello Foggia in materia di immigrazione. Sembrava stesse parlando dell’Eldorado e mi pare che la realtà sia diversa”. A dichiararlo è Dino Marino, consigliere comunale Pd di San Severo.

“Sulla vicenda Gran Ghetto continuano a pesare come macigni tanti interrogativi. È vero che nella struttura “L’Arena” risiedono circa 40 irregolari? Come è possibile dissipare tutti gli altri dubbi in merito a presunti strani intrecci economici? Chi gestisce la struttura è al di sopra di ogni sospetto?”, ribadisce Marino che aggiunge: “Dalle parole dello stesso Emiliano abbiamo appreso dell’intento della Regione di implementare una delle due foresterie previste per la Capitanata chiamando a raccolta chi già gestisce il centro “L’Arena” e tutte le realtà dell’Alto Tavoliere.
Ci permettiamo di raccomandare al Governatore prudenza perché si tratta di un processo complesso che richiede fiducia, trasparenza e competenze. Parametri che al momento ci sembrano tutt’altro che rispettati se guardiamo agli sviluppi della vicenda “L’Arena”.

Per Marino, inoltre, “c’è un nodo strutturale che la Regione dovrebbe sciogliere: quello della riforma e dell’accorciamento della filiera agroalimentare. Se la Regione facesse un accordo con la grande distribuzione, bypassando in parte i grossisti e consentendo l’acquisto diretto dai produttori, sarebbe la risposta migliore tanto in termini di contrasto del caporalato che di incremento del lavoro etico”.



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