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Nativo di San Giovani Rotondo è docente presso l’Università di Tubinga dove svolge attività di ricerca in ambito filosofico giuridico e politico e etica pubblica

Lo scandalo del futuro

"Non è solo una provocazione: scandalo è il significato greco di pietra di inciampo"

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Del futuro si parla spesso, ma non sempre con una cognizione di causa ben definita. Il tempo che verrà inteso più come un problema delle generazioni che lo vivranno. Occorre una corresponsabilità intergenerazionale. Un tema di grande interesse non soltanto teorico, che investe ambiti differenti ma accomunati da un medesimo obiettivo, quello di creare i presupposti per una “giustizia intergenerazionale”. Una questione che coinvolge un po’ tutti.

Fra le voci che si incrociano nell’acceso dibattito in corso, quella di Ferdinando Menga si evidenzia per la lucida analisi del problema. Nativo di San Giovani Rotondo è docente presso l’Università di Tubinga dove svolge attività di ricerca in ambito filosofico giuridico e politico e etica pubblica. Il suo pensiero lo ha affidato al volume “Lo scandalo del futuro” pubblicato con la sponsorizzazione della Banca di credito cooperativo di San Giovanni Rotondo, dalle Edizioni di storia e letteratura di Roma. Un testo che fa discutere non solo in ambito accademico, ma anche tra il pubblico che ha partecipato alla sua presentazione, l’ultima a Siponto negli “Incontri d’estate” al museo etnografico.

Professor Menga, cosa c’è di scandaloso nel futuro?
“Non è solo una provocazione: scandalo è il significato greco di pietra di inciampo. Il segnacolo di un problema importante da superare. Lo scandalo consiste nel futuro che oggi abbiamo da pensare come vocazione, diverso da quello che paradossalmente si poteva pensare in passato”.

Le varie generazioni si sono in qualche modo preoccupate del futuro di quelle che verranno.
“Oggigiorno c’è un interesse maggiore. Mentre prima dell’era atomica tutte le azioni che l’uomo poneva in essere erano in qualche modo reversibili, adesso lo scandalo sta nel fatto che il futuro si presenta del tutto nuovo che genera azioni che il più delle volte sono irreversibili”.

La generazione attuale è in grado di determinare un futuro nuovo?
“Il problema investe il pensiero etico, politico e giuridico. Se andiamo ad indagare in questi tre ambiti vediamo che tutti parlano soltanto il linguaggio del presente, di ciò che si può fare nel presente. A queste scienze viene posto un ripensamento radicale, una riconversione in grado di supportare il cambiamento per il futuro, in particolare alla politica ma i politici non pensano a politiche a lungo raggio perché non avrebbero un ritorno elettorale”.

Ci sono dei segnali in tal senso?
“Siamo ad un bivio: ci sono segnali che proiettano verso il pessimismo come dimostra l’esempio di Trump che ha abolito le politiche di sostenibilità che Obama era riuscito con fatica a far approvare e questa è una politica non rivolta al futuro; per contro la parola “futuro” per diversi costituzionalisti e per lo stesso Trattato di Lisbona, è divenuta un valore costituzionale che fa presagire un futuro responsabile”.

Insomma, c’è speranza per un futuro migliore?
“C’è tutto un movimento, una attenzione internazionale volta a ripensare i valori fondamentali costituzionali e dunque porre la questione futuro come appello inevitabile, questione improrogabile”.

A cura di Michele Apollonio



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