Macondo

Macondo – la città dei libri

Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞Tre mennonite in fuga∞
di Roberta Paraggio


Miriam Towes è tornata. Si è assentata per poco, eppure ci mancava. E’tornata per raccontarci un nuovo viaggio, una nuova fuga, un nuovo trio a bordo prima di un pickup scassato, poi di aerei e taxi dai guidatori simpatici. E, se prima erano i canadesi a fuggire o ad andare alla ricerca di qualcosa, in questo nuovo romanzo,“Mi chiamo Irma Voth”, appena edito da Marcos y Marcos, in fuga ci sono tre sorelle mennonite dalla strana acconciatura. Irma fugge e basta, dalla sua vita, dai sensi di colpa, dalle bugie, dai rimorsi, dal suo essere sposa bambina di Jorge, forse narcotrafficante. Mette in salvo sua sorella quattordicenne Aggie ,che fugge dalle violenze paterne che Irma ha già subito, Aggie che sogna di dipingere un mural con dentro tutta la famiglia, compresa Kathie, sorella ribelle, scomparsa in circostanze nevose. Ximena,neonata senza nome è con loro, piange con prepotenza, serra i piccoli pugni, combatte a colpi di sguardi austeri da poppante, e fugge anche lei, dal deserto messicano, dai mennoniti, dai cieli immobili e silenziosi,dalle vacche da mungere, dagli abiti improbabili.

Irma è il sasso che è caduto fuori dallo steccato delle mucche,è la figlia fuori dalle infinite preghiere, Irma che crede in Dio,che prega, implora per trovare l’amore, nel suo campo 6, nel suo buio stellato ai confini del mondo.Irma ha sposato un ‘esterno’, un non mennonita, un messicano,è una peccatrice, una penitente nel bel mezzo del nulla, da mettere in isolamento, da non guardare, non toccare, da dimenticare. Se poi, a tutto questo si aggiunge anche una troupe cinematografica un po’ fumata che le chiede di collaborare, per la povera peccatrice non c’è più scampo dalla proscrizione. Restano i chilometri, restano i desideri inespressi di libertà negata, dal taglio di capelli al poter guardare la tv, restano i segreti che Irma porta con se a Città del Messico, in quella porzione di paradiso che vuole conquistarsi, dove può avere qualcosa di suo, fosse anche solo rabbia, ma sua, esprimibile e non ricamata di nascosto sotto l’orlo di vestiti e mutande.

Irma Voth ha parole che fanno male, che sconvolgono un’esistenza già di suo sconvolta, Irma ha la vita che le straborda dalle mani e per afferrarla ha bisogno di liberarsi, di scendere da quei giorni a cavallo tra adolescenza mai esistita ed età adulta simulata.

Miriam Toews, che in una famiglia di mennoniti ha vissuto fino all’età di 18 anni, anche con questo terzo romanzo emoziona, trasforma le parole in viaggio, in tappe della vita che si ricompongono in una camera d’albergo lontana dal deserto del Chihuahua, dove una neonata strilla la vita, un’adolescente ha fatto pulizia tra i personaggi dei suoi su murales e una donna capisce che vuol provare a vivere.

Miriam Toews,”Mi chiamo Irma Voth”, Marcos y Marcos 2012
Giudizio: 4 / 5 – meraviglia
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∞Il ballo di Maria∞
di Piero Ferrante


Maria del Carmen non è bionda, è biondissima. I capelli di Maria Del Carmen portano la luce in ogni cono d’ombra, colorano gli sguardi cinerei di gente arresa al vizio. Maria del Carmen li illumina. E illumina il mondo. Maria del Carmen è libera. Maria del Carmen ama il rock e lo odia. Ama la salsa e la desidera. Maria del Carmen ha un regno: quello delle tenebre. La notte è il suo territorio, la pista dal ballo il suo trono, le droghe il suo scettro. La sua potenza è nella coca che s’insinua, nello spinello che arde, nell’acido che abbaglia, nel fungo che penetra le membra. Maria del Carmen è allegra, ma la sua Storia è una storia triste, arrotolata in un corpicino che dona al mondo senza remore. Tragica, come la caduta di una stella nello sterco, come la pioggia la sera del grande spettacolo pirotecnico, come la devastazione. Devastata, come la una nobile civiltà di un Impero splendente annegata sotto il peso delle sue stesse macerie.

Nella vita di Maria del Carmen, splendore e decadenza si toccano. Sono la stessa faccia della stessa medaglia. Perché nella vita di Maria del Carmen tutto inizia con le note e nelle note tutto finisce. La trasgressione, la ribellione, la feroce illusione dell’autonomia, il sapore rancido della libertà. E poi l’amore – si fa per dire. E il sesso. Le storie con Leopoldo il chitarrista, con Ruben il dj salsero, con Barbaro che rapina gringos in trasferta ‘da sballo’ in Colombia sono solo un contorno modesto, la scusa per un ballo, il pretesto per giustificare il movimento. Ma a Maria non bastano gli uomini, per Maria le droghe non sono mai sufficienti, per Maria la musica è sempre troppo bassa e anche per tornare a dormire, per Maria, non è mai tempo. Maria vuole il cielo. E quando lo tocca, in volo anche sopra le nuvole, accetta anche di cadere giù a fondo, fino all’abisso dei mari, fino alle viscere, fino all’intestino della Terra, pronta per essere defecata dal mondo. Maria sa vincere e sa perdere. Non baratta la sua indipendenza, non scende a patti, rigetta le mediazioni. Maria è estrema.

Maria se prende, prende tutto. Maria non divide con nessuno. Maria è assolutizzante. Per questo è sua la pista, è sua Calì, è sua la Colombia. Suo è anche “Viva la musica!” (riedito, quest’anno, in Italia, in edizione Sur, la collana sudamericana di Minimum Fax), libro che è opera prima, unica e ultima di Andrés Caicedo, 26enne talento della narrativa colombiana, suicidatosi non appena ricevutane la prima copia. Era il 1977, l’hard rock era in fase fulgente, il mondo viveva gli echi del Sessantotto e negli Usa faceva breccia l’Atari 2600. E se, come ha scritto Alberto Fuguet, Caicedo “è il Kurt Cobain della letteratura colombiana”, per la sua inclinazione triste, per la sua propensione all’autodistruzione, per aver avuto la stessa sorte da supernova, esplosa nel momento più brillante (bello e maledetto, rabbioso e malinconico), bene, allora Maria del Carmen è una Janis Joplin più bella o una Courtney Love senza silicone. Genuina e perversa, come un gioco erotico.

Dal virus mariano, ‘Viva la musica’ è contaminato. Caicedo, forse, ne è addirittura innamorato. Di qui nasce un romanzo che non ha definizione. Che esagera, che straborda, che rompe gli argini. Che sfonda i muri e apre i cancelli. Non un libro, ma un vocabolario anarchico di gesti e di parole, una collezione arruffata di danze e canti, uno schiaffo assestato in piena guancia al reazionismo letterario. A forza di parlar di canzoni (in uno stile, per giunta, unico, un condensato di dialetti locali, estratti musicali, e lessico familiare che è la pazzia di ogni traduttore), si fa esso stesso canzone: un lungo testo, pagine e pagine di strofe, ritornelli, accordi, note e assoli. Una canzone disperata (le ultime quattro pagine sono tra le più forti che la letteratura abbia mai visto), punk, grunge, ma anche mariachi, che narra di una bellezza inquieta, di una magnificenza disordinata, di una meraviglia dimezzata. ‘Viva la musica’ è un libro insorgente, ribelle, agitato. Leggendolo, ci s’avventura, con Maria e Leopoldo e Mariangela e Ricardito e Barbaro e Ray e Andrés, sulle strade della perdizione. Fino alla fine, fino al fuoco, fino alla deriva acre della sconfitta.

Andrés Caicedo, “Viva la musica!”, Sur 2012
Giudizio: 3.5 / 5 – Peace, love and desperation
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

“TUA” (di Claudia Pineiro, Feltrinelli)
Dopo aver “amato” Betibu, ho letto in ebook questo libro precedente della Pineiro, che è sempre un giallo ma molto particolare, pechè da scoprire non è il delitto ma le conseguenze del delitto.
Ma è anche, o forse soprattutto, un libro sulla vita di coppia. Un libro molto critico sulla vita di coppia. La protagonista, Ines, è quasi irritante nel suo rimanere legata e fedele d un marito traditore, che la trascura e che la usa nel modo più becero. Per compiacere il marito, per sedurlo, arriva anche a ignorare e anzi a trovare occasioni di litigio con la figlia adolescente, per rimanere sola col marito.
Ma, come dicevo, è anche un giallo… al contrario, poichè si parte dal conoscere le dinamiche e il colpevole del delitto. Si legge con piacere, anche se non è all’altezza di Betibù!

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILE LIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Stefano Benni, “Di tutte le ricchezze”, Feltrinelli 2012
2. Murakami Haruki, “Norvegian Wood”, Einaudi 2006
3. Gianluca Morozzi, “Lo scrittore deve morire”, Guanda 2012

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. E. L. James,“Cinquanta sfumature di grigio”, Mondadori 2012
2. Ken Follet, “L’inverno del mondo. The century trilogy vol.2”, Mondadori 2012
3. E. L. James,“Cinquanta sfumature di nero”, Mondadori 2012
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“UN VITA NOMADE. VENT’ANNI SENZA AUGUSTO”. (Macondo con Augusto Daolio)



[In collaborazione con la Libreria StileLibero di Foggia]
Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com



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