Scuola e Giovani

Sciopero scuola. Vendola e Sasso: troveremo le risorse

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Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola (Ph@lapresse)

Bari – “OGGI la scuola torna in piazza e gli studenti, insieme con gli insegnanti, lanciano un grido d’allarme. Noi, come Regione Puglia, pur fra le mille difficoltà imposte dal governo centrale, faremo la nostra parte nel sostegno alla scuola pubblica, impegnandoci a cercare risorse da destinare al diritto allo studio, così come la Costituzione impone a chiunque amministri la cosa pubblica. Il mondo della scuola ci troverà sempre al suo fianco, impegnati a garantire ogni sforzo possibile di sostegno e di solidarietà”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola incontrando una delegazione di studenti questa mattina in Presidenza, insieme con l’assessore al Diritto allo studio della Regione Puglia Alba Sasso, l’assessore alle politiche educative del Comune di Bari Fabio Losito e il presidente di Adisu Puglia Carlo De Santis.

Continueremo a cercare le risorse per la scuola – ha aggiunto Vendola – perché siamo convinti che investire nell’istruzione, nel sapere, sia il più redditizio dei modi per far crescere il Paese. Nel senso di ricerca, modernizzazione, progetti, culture, intelligenze al servizio dello sviluppo. E il miglior investimento possibile, è quello sul nostro futuro. Noi stiamo usando la finanza straordinaria, quella cioè della comunità europea per le regioni obiettivo convergenza, per investimenti nell’alta formazione. I trasferimenti da Roma – ha continuato Vendola – si sono ridotti a lumicino. E non è un caso. C’è un preciso progetto politico dietro questa scelta. Si vuole cioè scivolare sempre di più verso il terreno della privatizzazione così come per la sanità, è per la scuola e per l’università. In altre parti del mondo – ha concluso Vendola – come ad esempio l’Argentina o il Brasile si combatte la crisi investendo sulla scuola, sulla formazione e sull’università”.

“La scuola della Repubblica – ha aggiunto l’assessore Sasso – viene ormai praticamente accerchiata. In questi anni la scuola è stata progressivamente impoverita: meno insegnanti, meno risorse, meno diritto allo studio. La spending revew ha tagliato i trasferimenti alle regioni e tra questi anche i fondi per il diritto allo studio. La legge di stabilità aumenta le ore di insegnamento dei docenti, misura che porterà ad una enorme riduzione di personale, si parla di circa 20.000 cattedre in meno, e confusione all’organizzazione didattica. La legge recentemente approvata in commissione alla Camera sugli organi collegiali – ha conluso la Sasso – riduce gli spazi di democrazia e partecipazione. Insomma stiamo assistendo a uno smantellamento progressivo del sistema della scuola pubblica così come si è andato costruendo negli anni e a un attacco all’immenso patrimonio di intelligenze, cultura, sentire comune, storia della scuola pubblica”.


Redazione Stato



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