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CYBERBULLISMO e BULLISMO… Attenzione, sono reati da denunciare

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Orta Nova. È notizia dei giorni scorsi: la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge anti-bullismo n. 3139 dopo l’esame degli emendamenti alla proposta di legge presentata in precedenza. Il testo ora torna al Senato. Positivi i commenti di Telefono Azzurro.

Un caso al giorno di bullismo e di cyberbullismo: sono questi i dati segnalati dalla linea telefonica gratuita 1.96.96 (attiva 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno) di Telefono Azzurro durante l’anno scolastico scorso (settembre 2015-giugno 2016). Un dato preoccupante, che rappresenta solo la punta dell’iceberg.

Due volte su tre la vittima è un preadolescente, ma l’età delle persone colpite si sta abbassando, anche a 5 anni (ben il 22% dei casi). Il 30% delle vittime di bullismo mette in atto comportamenti di autolesionismo, mentre il 10% avrebbe pensato o tentato il suicidio. Questo secondo il nuovo dossier di Telefono Azzurro.

Bullismo e cyberbullismo sono un’emergenza sociale in costante aumento. Le femmine vittime di bullismo sono il 45%, dato che sale al 70% per episodi di cyberbullismo; mentre i bulli sono generalmente maschi (60% dei casi) e amici o conoscenti della vittima. Ma l’aspetto più allarmante è l’incoscienza con cui gli atti di bullismo e cyberbullismo vengono compiuti: un’incoscienza che riguarda non solo i ragazzi che agiscono nell’idea di compiere semplicemente imprese divertenti e innocenti, ma anche gli adulti, magari convinti che non stia accadendo nulla di male in quelle dinamiche di gruppo vivaci e apparentemente solo scherzose, guardate da lontano e, forse, con disattenzione.

La legge, in fase di esame al Senato, accoglie per la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano una puntuale definizione legislativa di bullismo e cyberbullismo. Proprio per fugare una volta per tutte dubbi o evitare confusione sull’argomento. Bullismo, secondo la legge, è l’aggressione o la molestia ripetuta a danno di una vittima in grado di provocarle ansia, isolarla o emarginarla attraverso vessazioni, pressioni, violenze fisiche o psicologiche, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni.

Se tali atti si realizzano con strumenti informatici (e attraverso social network quali Facebook, Whatsapp, Snapchat, Instagram, etc.) si ha il cyberbullismo. In particolare, la legge stabilisce che le vittime di cyberbullismo (o anche i genitori o chi ne fa le veci) possono chiedere al gestore del sito internet o del social media di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. E, se non si provvede entro le 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore. L’oscuramento può essere peraltro chiesto a titolo riparativo dallo stesso bullo.

Secondo la legge che si sta definendo, in ogni istituto scolastico sarà individuato un referente tra i professori per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Al dirigente scolastico spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l’autore degli atti compiuti. Tra le pene più severe per i bulli informatici, la legge prevede la reclusione da uno a sei anni e analoga pena varrà se il reato è commesso con scambio di identità, divulgazione di dati sensibili, diffusione di registrazioni di fatti di violenza o minaccia. In caso di condanna, scatterebbe la confisca obbligatoria di cellulari, tablet o pc.

Daniela Iannuzzi



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