Foggia eccoti il bike sharing. Dembech: “Sensibilizzare”
Foggia – TANTO tuonò che piovve. A quattro anni dal primo step, Foggia ha inaugurato – verrebbe da dire: finalmente – il suo bike sharing. Pomeriggio di festa, quello di ieri (lunedì 12 dicembre) di fronte alla nuova sede degli Uffici Provinciali in Via Telesforo, dimora dell’Assessorato all’Ambiente, consumato alla presenza del Presidente della Provincia, Antonio Pepe, cui è toccato vestire i panni del padrone e sforbiciare il nastro tricolore. Al suo fianco, il sindaco del capoluogo, Gianni Mongelli, l’assessore di Palazzo Dogana, Stefano Pecorella, il capogruppo Pdl Paolo Mongiello ed il consigliere comunale Rosario Cusmai.
Postazioni e funzionamento. Dodici postazioni (Viale Kennedy, Via Gramsci, Viale Michelangelo, Corso Roma, Via Telesforo, Viale Pinto, Via Mele, Via Ammiraglio da Zara, Via Diomede, Piazzale Vittorio Veneto, Viale Manfredi, Viale Candelaro), ciascuna dotata di 8 biciclette, gestione affidata, a due società: l’Ecologica srl e la C’entro in bici srl. In totale, 96 mezzi messi in strada dall’amministrazione provinciale e 248 mila euro di investimenti in soldoni, a disposizione dei ciclisti, con la speranza di migliorare la circolazione veicolare, da oggi, martedì 13 dicembre. Per accedere al servizio sarà indispensabile il possesso di una chiave apposita, da ritirarsi, dietro pagamento cauzionale di 30 euro (in bollettino postale) e presentazione di un documento di riconoscimento all’Ufficio Bicicletta, sito proprio nella nuova sede della Provincia dauna. Con la chiave potrà essere prelevato qualsiasi mezzo in qualsiasi parte della città. La condizione essenziale è che, al termine della giornata, lo stesso torni nel posto originario da cui è stato prelevato. Se vogliamo, una complicazione inutile e poco pratica, specie per quanti utilizzano la bici a fini lavorativi costretti ad un surplus di camminata. E comunque, malgrado questo, ampiamente diffuso in larga parte del centro Italia. Spiega, a Stato, Giovanni D’Attoli, Dirigente dell’Ufficio Ambiente e padre putativo del progetto, che “in Toscana, Umbria e soprattutto in Emilia ne fanno uso da molto tempo e con ottimi risultati” ma anche che “l’importante, adesso, è incominciare”.
Rodaggio. Con il tempo e l’abitudine, l’ingranaggio dovrebbe diventare più fluido. Nonostante, si diceva, il sistema vada rodato. E, soprattutto, vanno rodati i foggiani. Qualche settimana fa, la prima comparsa dei velocipedi fu battezzata con tanto di furto di sellini e immediato ripensamento. Ma, in sostanza, la composizione delle bici dovrebbe essere un deterrente. La struttura (acciaio e ruote piene) dà eccessivamente nell’occhio. la differenza con le altre bici è ben più che visibile, è lampante. Senza contare che, di regolamento, ogni smarrimento o furto del mezzo va segnalato alla Questura. Con tanto di ricadute che questo comporta. Oltre a ciò, sono previste anche una serie di penali in caso di danno: 5 euro per ogni giorno di ritardo che intercorre dal momento dell’accertamento del mancato deposito della bici, 20 per lo smarrimento della chiave e richiesta di chiave nuova, per lo smarrimento della chiave del cavetto antifurto e per l’abbandono della bici al di fuori della rastrelliera. L’identificazione è semplice. Ogni chiave ha una particolare zigrinatura. Ad ogni zigrinatura corrisponde il nome del proprietario temporaneo.
Dembech: “Poco coinvolgimento. Ora sensibilizzazione”. “Inizialmente – racconta Tony Dembech, presidente dei Cicloamici foggiani – si era pensato di utilizzare la scheda magnetica. Sistema, questo, che tuttavia, benchè più tecnologico, porta in dote un forte limite: quello dell’elettricità. In caso di mancanza di corrente, tutte le bici sarebbero rimaste bloccate”. Dunque, meglio la più tradizionale chiave. Dembech esprime soddisfazione, ma con una piccole riserva. “Non possiamo che essere soddisfatti. E’ un risultato importante, ma ci spiace che, in quanto unica associazione sul territorio, non siamo stati coinvolti nella progettazione”. A questo punto, però, portata a segna la mete, tanto vale difenderla a denti stretti. “C’è da lavorare”, ragiona il presidente ambientalista, in ossequio alla logica del ‘vietato adagiarsi’. “Urge un’immediata campagna di sensibilizzazione all’utilizzo delle bici”, precisa. “I cittadini devono sapere, conoscere e poi decidere se e come usufruirne”. Il timore più grande è quello dei furti. Dembech non si piange indosso e prova a ragionare: “Per i primi tempi, nel frattempo che la consuetudine smonti la corsa al furto o al danneggiamento del mezzo, consigliamo di utilizzare una propria catena ed un proprio lucchetto per attaccare la bici nell’apposita postazione”.
Per istruire e far colpo, Mongelli, Pepe e Pecorella fanno un giro dimostrativo. Pochi metri: montano, smontano e rimettono a posto. Ridono soddisfatti, seppellendo le polemiche di qualche tempo addietro fra i due palazzi istituzionali. Infine vanno via. Rigorosamente in auto.







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E’ stato realizzato da eco-logica srl (Massimo Guido) e Centro in bici srl (Fulvio Tura) con la direzione lavori di Aldo Paranzino.