Cinema

The Master – P. T. Anderson, 2012


Di:

The Master - Paul Thomas Anderson, producer Harvey Weinstein and actor Joaquin Phoenix (fonte: guardian.co.uk)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: The Master
Nazione: Stati Uniti
Genere: drammatico

REDUCE dalla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica, l’acclamato ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson trova finalmente spazio nelle sale italiane dal 3 gennaio e insegna un po’ di cinema dopo le sbronze commerciali delle festività.
Vagamente ispirato, e non ufficialmente, alla vita del fondatore di Scientology, Ron Hubbard, The Master ruota principalmente attorno alle vicende di Freddie Sutton, reduce della Seconda Guerra Mondiale e affetto da disturbi nervosi. La sua strada s’incrocerà casualmente con quella del mistico Lancaster Dodd e della sua setta, denominata La Causa.

The Master - poster

Di questo singolare lavoro, diverse sono state le voci critiche a sostenere una sostanziale dicotomia qualitativa tra prima e seconda ora, assegnando alla prima un valore quasi inestimabile. A fine visione diventa difficile convenirne appieno, ma meno faticoso è comprendere i motivi a monte di tale valutazione, risalendo a ritroso verso il significato di cinema condiviso dai professionisti del settore. Senza che tale accezione didattica conferisca a The Master un valore aggiunto, è innegabile il fascino e l’importanza – dunque il merito indiretto del film – di questa ricerca al contrario, sempre che sia collocata in una dialettica di pensiero che contempli l’errore o la sopravvalutazione.

The Master è un capolavoro nel suo primo tempo?
No, il capolavoro non pare risiedere né in quei lidi né nel resto del film, ma in fondo non è così importante soffermarsi sulle affermazioni lapidarie. E’ importante, piuttosto, constatare che poche volte, come per quest’ultimo bel lavoro di Anderson, ci si siede e alza dalla poltrona essendo certi di aver assistito a puro cinema per oltre due ore di proiezione; ma tanta qualità non sorprende, al peggio può solo “deludere” dopo la visione dell’immenso Il Petroliere, questo, sì, in grado di far gridare alla perfezione nella prima ora di visione.
Quasi scontato parlare della bravura del protagonista, un sorprendente Joaquin Phoenix, superlativo nella caratterizzazione dei disturbi psichiatrici di Freddie Sutton, così come altrettanto poco originale è l’encomio per i due non protagonisti, un sempre gigantesco Philip Seymour Hoffman e l’essenziale Amy Adams. Le loro candidature agli Oscar 2013 nelle rispettive categorie non stupiscono, ma anche in questo caso non si riesce, francamente, a gridare all’eccellenza quanto solo ad un’ottima performance.

The Master - dal film

Il film è a tratti ammaliante per la prima ora, una classica ottima pietanza nella seconda.
I due profumi di regia non si cedono il passo esclusivamente e non è facile definire quando uno dei due conceda spazio all’altro, sfumando gradualmente e lasciando ciascuno scie oltre i rispettivi confini. Il discrimine è principalmente nella forma comunicativa, nel mezzo usato per raccontare, probabilmente condizionato dalla natura del soggetto. Le emozioni, il disagio, la deriva caratterizzano fortemente il lungo avvio e sembra di estraniarsi assieme al protagonista: dopo poco si avverte la sensazione di essere pronti ad imbarcarsi con lui nella sua vita, di capirlo e condividerne azioni e reazioni, si sente in una sola parola la necessità, il bisogno di sapere cosa farà e per quale ragione. Poco narrativa, questa prima parte si affida soprattutto alla leggiadria dei passaggi a volte silenziosi (nei dialoghi) ed eleganti, e la grande colonna sonora di Jonny Greenwood è accompagnamento perfetto per la costruzione di una sofisticata sinfonia.
La seconda parte cavalca la struttura classica del racconto e penalizza la trasmissione emotiva. E’ ancora un’ottima regia ma al servizio di un obiettivo più modesto. Non mancano momenti che cercano intensità, ma appassiscono presto contro il fine narrativo tout court, che, dalla sua, non conta momenti memorabili ma solo di buon cinema.
Avendo come riferimento il potenziale del film, sia la prima che la seconda parte appaiono deficitarie verso le rispettive mete, lacune che in fondo non irritano, ma lasciano riflettere sulla perduta occasione.

Da rivedere, sia per gli entusiasti che per i detrattori.
Pronostico di ridimensionamento per i primi e clemenza per i secondi.

CANDIDATURE Oscar 2013 – Miglior attore protagonista (Joaquin Phoenix), Miglior attore non protagonista (Philip Seymour Hoffman), Miglior attrice non protagonista (Amy Adams)

Valutazione: 7.5/10
Spoiler: 4/10

Copertina: The Master – Paul Thomas Anderson, producer Harvey Weinstein and actor Joaquin Phoenix (fonte: guardian.co.uk)


altreVisioni

Una separazione, A. Farhadi (2011) – ottimo esercizio di scrittura su un soggetto povero. Semplicità coinvolgente * 7.5
La tragedia di un uomo ridicolo, B. Bertolucci (1981) – film che conquista per atmosfera e il non detto. Enigmatico. La Palma d’Oro a Tognazzi appare eccessiva * 7

In Stato d’osservazione

La bottega dei suicidi, P. Leconte (2012) – animazione * 20dic
La migliore offerta, G. tornatore (2012) – drammatico * 1gen
Cloud Atlas, T. Tykwer & Wachowski Bros. (2012) – dagli autori di Matrix * 10gen
Django Unchained, Q. Tarantino (2012) – l’atteso western di Tarantino * 17gen
Frankenweenie, T. Burton (2012) – ultima stop motion di Burton * 17gen
Rec 3 – La Genesi, P. Plaza (2012) – terzo capitolo horror della saga REC * 17gen


The Master – P. T. Anderson, 2012 ultima modifica: 2013-01-13T19:18:53+00:00 da Alessandro Cellamare



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