Cronaca

Binetto, rapinano lo smartphone a 17enne, arrestati giovanissimi

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Carabinieri (st)

Bari – I Carabinieri della Stazione Carabinieri di Grumo Appula hanno tratto in arresto due giovani incensurati di Paolo del Colle, rispettivamente di 18 e 20 anni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della Procura della Repubblica di Bari dal Giudice per Indagini Preliminari, poiché ritenuti responsabili di rapina in concorso.

I fatti risalgono alla sera dello scorso 24 aprile quando i due, in “trasferta” nel comune di Binetto, dopo essersi avvicinati ad un giovane studente del luogo, mettendo le mani nelle tasche dei suoi pantaloni, si erano impossessati del telefono cellulare di marca Apple I Phone 4s e, successivamente, lo avevano colpito con un pugno al viso per assicurarsi il possesso della refurtiva. Le immediate indagini avviate dai Carabinieri hanno consentito di identificare i due, di raccogliere sul loro conto numerosi elementi di responsabilità che hanno permesso all’Autorità Giudiziaria di emettere il provvedimento restrittivo e di recuperare il dispositivo mobile consegnandolo alla vittima. I due, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

Redazione Stato



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    L’avv. E. Gargiulo spiega cosa fare se si trova uno “smartphone” smarrito e le conseguenze a cui va incontro chi lo trattenga con se!

    Nel caso in cui ci si imbatta in un telefono cellulare per strada, bisogna pensare prima di tutto a quanto può essere difficile che si tratti di una cosa abbandonata: è molto probabile invece che il telefonino sia stato perso dal proprietario. Si farebbe quindi cosa eticamente corretta, riconosciuta anche dall’ordinamento giuridico come dovere civico, se si consegna subito l’oggetto all’autorità di pubblica di sicurezza (carabinieri o distretto di polizia) piuttosto che al Comune, presso il quale è l’apposito ufficio oggetti smarriti.

    La legge prevede, comunque, un’ apposita disciplina per il caso in cui si rinvengano cose smarrite da altri soggetti.

    È necessario consegnare la cosa al Sindaco del Comune in cui la cosa è stata ritrovata. Il Sindaco provvede subito a rendere nota la consegna, attraverso la pubblicazione nell’albo pretorio del Comune. (art. 927 cod. civ. “Cose ritrovate”).

    Se è trascorso un anno dall’ultimo giorno della pubblicazione, senza che si presenti il proprietario a rivendicare la cosa, allora questa diviene di proprietà di chi l’ha trovata. (Art. 929 cod. civ. “Acquisto della proprietà della cosa ritrovata”.)

    Se invece il proprietario va a riprendere la cosa, deve pagare, se il ritrovatore lo richiede, un premio del 10% della somma o del prezzo della cosa ritrovata; se invece la cosa non ha un valore commerciale, la misura del premio viene fissata dal Giudice (cui il ritrovatore potrà rivolgersi) secondo il suo prudente apprezzamento. (Art. 930 cod. civ. “Premio dovuto al ritrovatore”.)

    Ancora meglio nel caso si riesca a rintracciare il proprietario, identificandone il numero di telefono fisso nello stesso telefonino: in questo caso fareste sempre cosa meritevole e corretta e in più anche proficua per voi, considerando il gesto di riconoscenza che il proprietario farà nei vostri confronti, di solito lasciandovi una mancia.

    Si consideri il fatto che i moderni telefonini sono datati di un numero IMEI, appositamente creato per poter rintracciare il telefonino telematicamente tramite aree di copertura. Quindi, anche qualora non aveste senso civico, pensateci bene prima di trattenere con voi lo “smartphone” rinvenuto, poiché il proprietario potrebbe, per ripicca, accusarvi di furto qualora rintracciasse il telefonino, e in tale caso starà a voi provare la mancanza della volontà di rubare, e di averlo semplicemente rinvenuto per strada.

    Tenete anche conto che, oltre al reato di furto, esiste anche quello di ricettazione che scatta quando si trattengano cose provenienti da un delitto commesso da altri: in questo caso, si deve ipotizzare che il telefonino sia stato perso non dal legittimo proprietario, ma dal ladro in seguito al furto.

    Trattandosi di uno strumento che è diventato di uso quotidiano sia per lavoro che per la propria vita sociale, non sottovalutate il dispiacere e lo stato mentale del proprietario, il quale pur di ritrovare il proprio telefono cellulare avrà già fatto denuncia presso l’autorità competente con le più vari ipotesi, tra cui prima di tutto quella di furto, non ammettendo nemmeno con se stesso la propria sbadataggine.
    Foggia, 16 gennaio 2014 Avv. Eugenio Gargiulo


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    L’avv. E. Gargiulo spiega perché le “app” a pagamento per smartphone, scaricate dai minori, sono rimborsabili, su richiesta dei genitori!

    La conoscenza per i bambini della tecnologia avviene in età sempre più tenera e porta con sé tutte le storture di un sistema “fai da te”: tra esse, l’inconsapevole acquisto di applicazioni a pagamento per tablet e smartphone da parte dei minorenni. Tali acquisti, secondo la legge italiana, sono annullabili.

    Secondo il nostro codice civile, un individuo acquisisce la capacità di stipulare un contratto(e quindi di acquistare dei beni) al compimento dei 18 anni. Ciò in quanto si ritiene che, a partire da tale età, la persona abbia la consapevolezza e la capacità di comprendere la portata degli impegni che vorrà assumere. È questo ciò che la legge chiama “capacità d’agire” e che si acquista dopo aver compiuto 18 anni.

    Attenzione però. Il contratto stipulato direttamente da un minore non è nullo, ma semplicemente annullabile. La differenza è importantissima. Nel caso in cui il contratto sia semplicemente “annullabile”, esso è valido e produce gli effetti salvo che qualcuno – in questo caso, verosimilmente il genitore – lo impugni davanti al giudice e lo faccia annullare (l’azione può essere esercitata entro massimo cinque anni).
    Detto in parole ancora più semplici: se nessuno contesta l’acquisto del minore, esso rimane valido; diversamente se qualcuno abbia a reclamare qualcosa, l’acquisto perde ogni effetto.

    Alcuni genitori statunitensi, nel 2011, avevano avviato delle azioni legali contro la “Apple” per porre rimedio agli acquisti compiuti dai figli minorenni. I bambini avevano comprato alcune applicazioni “freemium”, quelle cioè che non si pagano al momento di scaricarle e installarle sul proprio dispositivo (free), ma che poi offrono, a pagamento, aggiornamenti e upgrade (premium).
    Ebbene, la Apple, per venire incontro ai propri utenti, ha di recente dato il via ai rimborsi, chiudendo anzitempo la vertenza.

    La questione potrebbe porsi, dunque, anche in Italia, atteso che la nostra legge non consentirebbe ai minorenni di acquistare nulla (sempre nei limiti appena spiegati). Nemmeno un “app” dal cellulare!
    Foggia, 17 gennaio 2014 avv. Eugenio Gargiulo

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