CulturaMacondo
Numero 164. Questa settimana spazio alla poesia con "Firmino", scritto da Elio Pecora e illustrato da Mirjana Farkas. Per la sezione del Libroguerriero, l'intervista di Marilù Oliva a Giada Trebeschi

Macondo – la città dei libri

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Logo macondo“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Il colore della poesia ∞
di Piero Ferrante
Firmino_coverFirmino crea cieli di carta e stelle d’inchiostro, scrive poesie di prati e fiori, barche e gatti, cani e aironi. Misciucco è un ometto un po’ credulone: cerca nel cielo asini volanti, nel giardino tesori nascosti e nel pollaio galli d’oro. Cicolino abita su un pino, il suo tetto è di fronde e il suo letto è solo un ramo. Filionna ha tanto tempo e lo impiega per sbirciar dalla finestra tutti quelli che passano. Pulcinella il burattino fa amicizia con Arlecchino e confessa al colorato che non vuol più essere bastonato. Le farfalle brontolone, i colori festaioli, il tegame vanitoso e a ogni nome il suo destino.

Nella poesia di Elio Pecora – come in tutta la poesia – ogni cosa è possibile. La realtà diventa alchimia, s’impasta nella creta del colore e per iniziare a vivere impiega un attimo appena, giusto il tempo di una lettura. Puoi decidere quando metterla a riposo e quando farla resuscitare. L’incantesimo è nella copertina: la apri e si schiude un carillon di carta che suona lieve, come le note di una canzone di Sergio Endrigo, come una serenata popolare che inneggia alla vita; la apri e deflagrano gli arcobaleni di pastelli accesi disegnati da Mirjana Farkas, un immaginario immaginifico di megafoni rossi e lumache azzurre, magliette gialle e cani versi. Questo è “Firmino e altre poesie”, edito da Orecchio acerbo.

Un libro che spiega ai bambini e ricorda agli adulti che con la poesia si possono fabbricare mondi originali e delicati come aquiloni, mondi che non restano attorno a un unico sole ma sono liberi di volare nell’universo, frullando tra le stelle, aggrappati alle code delle comete. Si possono riempire mari, farne tempesta e nubifragio, e solcarli con navi di parole, spingendosi all’assalto di bastimenti regali carichi d’immaginazione. Perché la poesia è un ponte che salda la terra con lo spazio infinito. Così finisce che gli occhi corrono veloci tra le rime, si trasformano in treni di nuvola che scappano rapidi su binari colorati. E voi non fermateli. Lasciateli pure andare via, perdersi, arrendersi al colore, al non definibile, all’impossibile.

Elio Pecora – Mirjana Farkas, “Firmino e altre poesie”, Orecchio acerbo 2014
Giudizio: 3.5 / 5 – festa e musica
Da leggere ascoltando: Michele Fedrigotti, Carlo Sinigaglia, Ares Tavolazzi, Il Re Delfino
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∞ Intervista a Giada Trebeschi ∞
di Marilù Oliva
trebATTIVITA’: scrittrice e più di rado attrice
SEGNI PARTICOLARI: scopa e cappellaccio come tutte le streghe
LA TROVATE SU: http://www.trebeschi.name
Le tue origini e la formazione
Bologna forever, 2 lauree (lingue e lettere indirizzo Storia dell’arte) una lunga esperienza teatrale e un dottorato in storia.
Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?
La ballerina!
E adesso cosa rispondi?
Sempre la ballerina! O sono già troppo grande?
“La dama rossa” (Mondadori, 2014) è ambientato nel 1938. Un sottotitolo al libro.
Murata viva eppure indomita.
Ci parli dei momenti documentativi?
Il romanzo si svolge su due piani temporali quello di inizio Rinascimento e il 1938 e il periodo più vicino a noi mi ha permesso di usare, oltre alle fonti e alla documentazione storica tradizionale, anche la memoria di chi in quel periodo ha vissuto, come mia nonna che gli anni trenta li ricorda bene o le anziane di Poggio Catino che ricordavano benissimo il momento in cui hanno ritrovato lo scheletro.
La scoperta di uno scheletro appartenente a una prigioniera murata viva innesca curiosità nel lettore e aziona il meccanismo della storia. A voce mi dicevi che è stato realmente fatto un rinvenimento del genere. Ce ne parli?
Lo scheletro di Poggio Catino, ora conservato al museo criminologico di Roma, è stato rinvenuto proprio negli anni `30, e si pensava potesse portare davvero al ritrovamento di un leggendario tesoro, da qui l’idea del romanzo.
La protagonista, Letizia Cantarini, è una studiosa dell’arte piena di grinta e molto preparata. Però ha subito, ai tempi dell’università, molestie da un professore, un dinosauro d’ateneo. In una lettera datata 1925 e scritta da Letizia, cogli la palla al balzo per denunciare i soprusi che – in generale – i potenti compiono verso i più deboli e – in particolare – come anche il mondo culturale sia contaminato da clientelismi e favoritismi. Pensi che questi atteggiamenti che minano profondamente il nostro paese, siano una peculiarità italiana?
Vivo all’estero da molti anni e non penso sia una peculiarità italiana anche se, purtroppo, in Italia tali pratiche sembrano indubitabilmente rientrare nella norma.
Tu ne sei mai stata vittima?
Si. E confesso che quando ho scritto la lettera di Letizia avevo ben chiara la rabbia che provavo pensando a certi lestofanti. In questo caso la scrittura è stata liberatoria.
E ora parliamo di te. Due tuoi pregi e due difetti
Mia madre dice che mi si può definire con tutti gli aggettivi che iniziano con E… egocentrica, esibizionista, eclettica, egoista… Non sono sicura di quali mettere nei difetti e quali nei pregi.
Come trovi il mondo editoriale italiano?
Stanco e stancante.
Com’è lo spazio elargito alle donne?
Perché ci sono degli spazi elargiti alle donne? A me sembra piuttosto che se li conquistino con il coltello fra i denti.
Durante il Nebbiagialla si parlava di scarsa solidarietà tra scrittrici: ci spieghi meglio?
Per natura le donne sono poco solidali l’una con l’altra a meno che non si debba combattere un fronte comune. E in ogni caso ci tengo a specificare che non siamo una specie protetta o un’entità handicappata da difendere perciò essere solidali l’una con l’altra credo dipenda solo dalla stima reciproca o da una vera amicizia.
Secondo te, come si potrebbe uscire da questa condizione e fare più rete?
Credo che bisognerebbe fare più rete fra scrittori in generale, che importa il sesso? Un artista è un artista a prescindere dai suoi genitali.
Continua a leggere l’intervista su Libroguerriero
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