ManfredoniaRicordi di storia
Fino ad alcuni anni fa, per tradizione, il carnevale a Manfredonia si concludeva la prima domenica di Quaresima giorno della Pentolaccia

A Pegnete (La pignatta)

La rottura della pignatta e’ il momento clou della festa, un antico rito che trova “giustificazione” nello sfogo del sipontino

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Manfredonia. Fino ad alcuni anni fa, per tradizione, il carnevale a Manfredonia si concludeva la prima domenica di Quaresima giorno della Pentolaccia dopo il mercoledì delle Ceneri. Denominata in loco, come in altre località “a pegnéte” questa festa pagana è chiamata anche “u Carnevalicchje”. Fino agli anni ’80-’90, a mezzanotte, nelle socie e nei veglioni dove si ballava fino al mattino seguente, c’era l’usanza di rompere a “pegnéte”. Da alcuni anni, i sipontini festeggiano la Pentolaccia il sabato che precede la prima domenica di Quaresima e in alcuni locali dove hanno luogo serate danzanti c’è ancora il rito di rompere a mezzanotte la “pegnéte” la pignatta. In una pignatta di creta si mettono coriandoli, confetti “i salemune“ e confettini “i cannellune”, ceci, stelle filanti, e fave arrostite. La pignatta viene poi legata ad una corda e fatta penzolare in alto da due persone. A turno una persona bendata bersagliata da schiamazzi, risate, urla, sfottò, con una mazza (solitamente con un manico di scopa) cerca di colpire la pentola di coccio.

La rottura della pignatta e’ il momento clou della festa, un antico rito che trova “giustificazione” nello sfogo del sipontino. Questi scarica la sua rabbia per le angherie che ha patito e sopportato nel corso dell’anno. Colpendo e rompendo la “pegnéte”, si illude di dimenticare le amarezze, i rancori e i debiti dei quali è succube. Dalla pentola di coccio rotta usciranno cose vane e inutili e allora tutto tornerà come prima. Da una ricerca effettuata presso l’archivio storico della Curia Arcivescovile: “Il cibario delle Clarisse” (1764-1790) ho riscontrato che anche le clarisse del Monastero di Santa Chiara di Manfredonia, il mese di febbraio festeggiavano il carnevale e “u carnevalicchje” con pietanze e dolci tuttora in auge a Manfredonia. Nei giorni clou di carnevale mangiavano il bollito di maiale e con il sangue dell’animale preparavano “il sanguinaccio” e poi sciroppi, sorbetti e farrate, queste ultime approntate fino al Lunedì di Pasqua, come da documenti storici: “Cibario delle Clarisse” di Lunedì di Pasqua 1765. Con l’inizio della Quaresima, le Clarisse, in occasione del “Carnevaletto”, a mezzogiorno non mangiavano più carne ma baccalà, mentre la sera stufato di broccoli. Va ricordato che nel 1700 in loco c’erano grandi allevamenti di maiali neri, che venivano ammazzati nel periodo di carnevale “per la grassa popolazione” come si evince da un documento dell’epoca.

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(A cura di Franco Rinaldi, cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia)



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