ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Marilina Ciociola

12 maggio 1915 – La causa neutralista

A Milano l'editoriale di Mussolini sul' Popolo d'Italia', intitolato 'Il delitto', non è certo tenero con l'ex Presidente del Consiglio

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Roma. Il 12 maggio è la prima di una serie di giornate convulse. Un centinaio di senatori e 320 deputati fanno visita a Giolitti manifestando l’appoggio alla causa neutralista; il risultato è chiaro: la maggioranza del parlamento era contraria all’intervento in quella che sarà la I guerra mondiale, ricordata come ‘La grande guerra’. L’Italia è pervasa da dimostrazioni interventiste, in tutte le grandi città si manifesta contro Giolitti e a favore della guerra. Il messaggio è chiaro e forte: ‘la Germania non cambierà di una virgola il suo modo di fare’.
Gli inglesi sperano in un intervento americano, l’odio dilaga e non è indignazione ma odio puro; il ‘Bryce report’ descrive le atrocità commesse dall’esercito tedesco sui soldati Alleati, sui civili, su donne e bambini.

A Milano l’editoriale di Mussolini sul’ Popolo d’Italia’, intitolato ‘Il delitto’, non è certo tenero con l’ex Presidente del Consiglio. In 100000 accolgono D’Annunzio a Roma, questo il suo discorso tenuto presso l’Hotel Regina: “Romani, Italiani, fratelli di fede e d’ansia, amici miei nuovi e compagni miei d’un tempo, non a me questo saluto d’ardente gentilezza, di generoso riconoscimento. Non me che ritorno voi salutate, io lo so, ma lo spirito che mi conduce, ma l’amore che mi possiede, ma l’idea che io servo. […] C’è chi mette cinquant’anni a morire nel suo letto. C’è chi mette cinquant’anni a compiere nel suo letto il suo disfacimento. È possibile che noi lasciamo imporre dagli stranieri di dentro e di fuori, dai nemici domestici e intrusi, questo genere di morte alla nazione che ieri, con un fremito di potenza, sollevò sopra il suo mare il simulacro del suo più fiero mito, la statua della sua volontà romana, o cittadini? Come ieri l’orgoglio d’Italia era tutto volto a Roma, così oggi a Roma è volta l’angoscia d’Italia, che da tre giorni non so che odore di tradimento ricomincia a soffocarci. No, noi non siamo, noi non vogliamo essere un museo, un albergo, una villeggiatura, un orizzonte ridipinto col blu di Prussia per le lune di miele internazionali, un mercato dilettoso ove si compra e si vende, si froda e si baratta. Il nostro Genio ci chiama a porre la nostra impronta su la materia rifusa e confusa del nuovo mondo. Ripassa nel nostro cielo quel soffio che spira nelle terzine prodigiose in cui Dante rappresenta il volo dell’aquila romana, o cittadini, il volo dell’aquila vostra. […] L’Italia s’arma, e non per la parata burlesca ma pel combattimento severo. Ode da troppo tempo il lagno di chi laggiù oggi soffre la fame del corpo, la fame dell’anima, lo stupro obbrobrioso, tutti gli strazi. Calpesta dal barbaro atroce, o madre che dormi, ti chiama una figlia che gronda di sangue. Or è cinquantacinque anni, in questa sera, in quest’ora stessa, i Mille s’addormentavano per risvegliarsi all’alba e per andare avanti, sempre avanti, non contro il destino, ma verso il destino, che ai puri occhi loro faceva con la luce una sola bellezza. Si risvegli Roma domani nel sole della sua necessità, e getti il grido del suo diritto, il grido della sua giustizia, il grido della sua rivendicazione, che tutta la terra attende, collegata contro la barbarie. Dov’è la Vittoria? chiedeva il poeta giovinetto caduto sotto le vostre mura, mentre anelava di poter morire su l’Alpe orientale, in faccia all’Austriaco. O giovinezza di Roma, credi in ciò che ei credette; credi, sopra tutto e sopra tutti, contro tutti e contro tutto, che veramente Iddio creò schiava di Roma la Vittoria. Com’è romano forti cose operare e patire, così è romano vincere e vivere nella vita eterna della Patria. Spazzate dunque, spazzate tutte le lordure, ricacciate nella Cloaca tutte le putredini! Viva Roma senza onta! Viva la grande e pura Italia!”

(A cura di Marilina Ciociola, Manfredonia 12 maggio 2016)



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