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La mamma non può spingere i figli verso la religione che ha abbracciato

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La mamma non può spingere i figli verso la religione che ha abbracciato (fonte image: tipresentoilc)

LA mamma non può coinvolgere il figlio nella religione alla quale si è convertita. La Cassazione, con sentenza 9546 del 12/6/2012, ha respinto il ricorso di una mamma diventata testimone di Geova, alla quale la Corte d’appello, in sede di decisione sull’affidamento, aveva vietato il coinvolgimento del piccolo nel nuovo credo religioso.

Il minore era stato battezzato e per i primi anni della sua vita aveva seguito il credo religioso cattolico. I giudici avevano intimato alla donna di evitare qualunque coinvolgimento. Decisione confermata dalla Corte d’appello di Firenze che, però, aveva deciso per l’affido condiviso. Contro questa decisione la donna ha presentato ricorso alla Suprema corte. Ma la prima sezione civile lo ha respinto chiarendo che «l’art. 155 cod. civ. consente al giudice di fissare le modalità della loro presenza presso ciascun genitore e di adottare ogni altro provvedimento ad essi relativo, attenendosi al criterio fondamentale rappresentato dal superiore interesse della prole, che assume rilievo sistematico centrale nell’ordinamento dei rapporti di filiazione, fondato sull’art. 30 della Costituzione.

L’esercizio in concreto di tale potere, dunque, deve costituire espressione di conveniente protezione del preminente diritto dei figli alla salute e a una crescita serena ed equilibrata». Quindi la contestata limitazione di non coinvolgere il bambino nel credo della madre appare, dicono i giudici, «ineccepibilmente aderente al dettato normativo, avendo la Corte d’appello assunto a parametro di riferimento l’interesse preminente del minore, interesse che, all’esito dell’insindacabile valutazione discrezionale delle risultanze istruttorie, sorretta da puntuale e adeguato riscontro argomentativo, hanno ritenuto pregiudicato non già per loro soggettivi pregiudizi religiosi o per i connotati propri del movimento dei testimoni di Geova, ma per gli effetti, specificamente evidenziati, dannosi per l’equilibrio e la salute psichica del figlio delle parti, ancora in tenera età, indotti dai contegni materni conseguenti e correlati all’adesione a tale confessione religiosa e inseritisi in un contesto di vita del minore già reso particolarmente delicato dalla separazione dei genitori».

(fonte: Debora Alberici – Italia Oggi)



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Commenti


  • mauri

    Mentre invece è lecito iscrivere d’ufficio un figlio neonato ad un’organizzazione religiosa battezzandolo quando non è in condizioni di scegliere?


  • nino

    Da che mondo è mondo spetta ai genitori l’educazione religiosa dei figli. Il fatto che la Cassazione stabilisca quale educazione religiosa è più “liberale” nei confronti del figlio significa entrare in un merito che viola il diritto dei genitori in tal senso.
    Nel momento in cui un figlio nasce in una famiglia religiosamente divisa, se i genitori lavorano in maniera concertata, hanno la possibilità di far capire al figlio che si hanno idee diverse sulla religione, senza buttare fango l’uno sull’altro.
    Chiaramente nel caso specifico, essendoci anche la separazione, mi pare corretto che quando il minore è con la madre, sia sotto la sua responsabilità anche religiosa, facendo o non facendo cose in accordo con la fede della madre.
    Non si può rinchiudere un figlio in una “bolla d’aria” fino alla maggiore età e poi lasciarlo decidere quale percorso religioso intraprendere. Bisogna dargli basi per entrambe le fedi, poi a tempo debito farà una scelta definitiva e consapevole in tal senso.

  • Salve a tutti,
    gli adulti sono liberi d’accettare una nuova ideologia religiosa, per quanto bizzarra. Però devono lasciare fuori dai loro capricci i figli minorenni. La setta dei testimoni di Geova vieta di fatto le trasfusioni di sangue. Anche se dicono falsamente che è una scelta personale non è vero. Perché se fosse realmente una scelta personale e libera il testimone che decide di trasfondersi o far trasfondere un figlio inorenne non ancora battezzato geovista non verrebbe considerato un dimissionario (dissociato) e allontanato dalla setta con la condanna della morte sociale dovuta all’ostracismo geovista.
    La religione è una scelta personale e ognuno dovrebbe scegliere personalmente. Nel caso di sette socialmente pericolose come i Testimoni (per il rifiuto alle emotrasfusioni e alla partecipazione alla vita politica) la scelta non può essere imposta ad un minore che si sentirà costretto ad accettare alcune eresie perniciose come volontà di Dio o della vera religione.

    Per maggiori informazioni potete scaricare il libro (anche Gratis) L’illusione di Geova l’altra faccia del Male sul sito emiliomorelli.it


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Se il padre è testimone di Geova, non può obbligare i figli a cambiare il loro credo religioso !

    Anche nel caso di affido condiviso, scatta il divieto – per il genitore che dopo la separazione abbraccia una nuova fede – di portare i figli minorenni alle celebrazioni religiose dove si pratica un culto diverso da quello nel quale sono stati allevati i minori nel corso della loro vita familiare, indipendentemente dal fatto che i genitori fossero sposati o conviventi.

    Lo ha recentemente sottolineato la Cassazione che ha confermato, nei confronti di un padre di San Donato Milanese (Milano), il divieto di condurre alle adunanze dei testimoni di Geova le due figlie minori avute dalla compagna con la quale si era lasciato dopo anni di convivenza durante la quale le bambine erano vissute “in un contesto connotato dal credo cattolico”.

    Secondo la Cassazione, correttamente i giudici di merito, sulla base della relazione dei servizi sociali, hanno decretato questo ‘no’ considerando che le due bambine non hanno la necessaria maturità per “praticare una scelta confessionale veramente autonoma” e che “fosse inopportuno uno stravolgimento del credo religioso che non potesse essere elaborato con la necessaria maturità”.

    Il padre neo-testimone di Geova, aveva protestato in Cassazione “in nome del diritto di manifestazione della propria religione” contro la sentenza con la quale la Corte di Appello di Milano, lo scorso gennaio, nel regolamentare l’affido condiviso gli aveva imposto, come già fatto dal tribunale dei minori nel gennaio 2011, di non portare le piccole alle ‘adunanze del Regno’, tra i nuovi correligionari.

    La Cassazione gli ha risposto che la sua obiezione è “infondata”. La Corte d’Appello – scrive la Cassazione – “lungi dal negare e comprimere il diritto di professare la propria fede religiosa, ha piuttosto adottato le prescrizioni ritenute più idonee per assicurare la corretta formazione psicologica e affettiva delle minori”.

    Proprio in considerazione dell’educazione ricevuta finora dalle due bambine, la Cassazione ha confermato l’obbligo per il padre “di far trascorrere alle minori i giorni più significativi delle festività natalizie e pasquali, e cioè il 24 e 25 dicembre, il primo e il sei gennaio e il giorno di Pasqua, nonchè il giorno del loro compleanno con la madre”.
    Foggia, 6 novembre 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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