Cultura

Umano – Rinascimento omologismo pirico e l’eclatante fallimento (II)

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Spingarda - con l'invenzione della polvere pirica - immagine da treccani it

Umano – Rinascimento omologismo pirico e l’eclatante fallimento (II) 2° parte

Il fallimento e un epilogo

Questa (la polvere pirica), già nota da secoli a Cinesi e Arabi – Marco Polo (1254 – 1324) la descrive ne’ “Il Milione” – che mai l’avrebbero utilizzata per scopi bellici, è anzi, appena riscoperta dalla Cristianità e dall’Islam, tramutata in micidiali armi da fuoco nel ‘500. Per la storia, sono primi i turchi a sperimentarla con successo nell’artiglieria pesante, durante l’assedio di Costantinopoli (1453).

Una follia esplosiva che il nostro mondo omologa nell’arte e nella cultura, imprimendovi il marchio degli imagogrammi del Barocco, un’età che non lascia spazio alcuno ai fotogrammi degli artisti, che pur li avevano riscoperti ricomponendoli dalle terribili immacchinaginazioni feudalistiche, e che inibisce i conati energetico – cerebrali del fruitore. Una manifestazione energetico – muscolare, dunque, quella barocca, che incrementa fatalmente l’eterno ed inestinguibile dualismo mondoquestistico dell’europeo, il quale, dimentico dello strazio all’arma bianca delle Crociate, tenderà le protetiche bocche da fuoco a soddisfare ancora la propria ingorda teca.

Dal 1519, i conquistadores sparano sugli inermi indigeni di prosperose civiltà dell’America centromeridionale: Ferdinando Cortes annienta gli Aztechi, Francisco Pizzarro, in compagnia di missionari, riduce alla servitù gli Inca. Una manifestazione storicamente ora frenata dalle riprese rinascimentali dell’Illuminismo (XVIII sec), ora sbrigliata dall’Inquisizione, dal genocidio dei Pellerossa, dalla Tratta degli schiavi, dalla Shoah (XX sec).

Tropologicamente ora sedata dalle omologazioni mondoalteristiche nell’Arcadia (XVIII), nell’Impressionismo e nel raro Surrealismo di mera pulsione freudiana (non ispirato dunque da moda o emulazione), ora rievocata, dalle omologazioni nel Romanticismo (XIX), nel Realismo-Verismo, nell’Espressionismo (con le sue esasperate ramificazioni astrattistiche, informali…), nel Neorealismo, nell’Ermetismo… quando non addirittura fomentata dalle belliche deflagrazioni del Futurismo e dei Videogame del XXI sec.
Ancora, ora sedata dalle omologazioni nella poesia orfica, in quella sperimentale o d’avanguardia, nella narrativa fantastica “récit fantastique” (con le sue ramificazioni nel fantascientifico, nel fiabesco – favolistico), ora rievocata dalle omologazioni nella poesia elegiaca o crepuscolare… quando non fomentata dagli imagogrammi provocatori della narrativa fantastica, oltremodo nei suoi aspetti giallo – polizieschi…

Gli umano-rinascimentali, nemmeno loro sono riusciti a risolvere l’immane tragedia che ricorre dagli albori della civiltà e che fa pronunciare ai soliti opportunisti della storiologia che essa è fatalmente parte dell’umanità, un’insanabile tara in seno alla mappa genetica. Un fallimento, dunque. Dopo la caduta delle società agricole dei villaggi, di reale mutuo soccorso, l’urbanizzazione, nata in Mesopotania, conduce i lavoratori a sottostare alle leggi dei sacerdoti e dei guerrieri. Sono quest’ultimi a reclutarli per combattere altri lavoratori, perché le città più potenti debbano predominare sulle città rivali nella corsa all’espansione, il primo anello di una lunga catena, dove all’altro capo ci sono le nazioni colonizzatrici ed imperialiste.

La società babilonese inventa lo schiavismo, una pratica che l’umanità non abbandonerà mai più, pur denominandola diversamente.
Il primo sciopero operaio per fame esplode in Egitto, durante la costruzione dei templi; Vi è stata concessa la metà dei viveri, farò io le porzioni annuncia soddisfatto lo scriba Hara ai lavoratori, sicuro di sedarne l’agitazione. La metafora del Minotauro racchiude l’ingordigia dei padroni cretesi, insaziabili esattori di una Grecia asservita. La sua uccisione è la rivincita rivoluzionaria di popolo e dei suoi eroi. La Grande Muraglia, con i suoi tremila chilometri, ostenta il martirio di popolo, il cui sacrificio s’enumera in centinaia di migliaia d’infortuni mortali, pertanto, la rivoluzione confuciana del V sec aC si connetterebbe idealmente a quella maoista del ventesimo secolo.

Nelle democrazie greche, i Demos, primi nella storia delle risposte di popolo, che oserei definire rinascimentali precristiani, insinuano, finalmente, la moderna norma che spetta agli abbienti rifondere le finanze di stato con una giusta tassazione; una richiesta andata smarrita se nella Francia prerivoluzionaria, nobili ed ecclesiastici sono ancora esentasse.Lo sciopero dei lavoratori riappare nella società romana preimperiale e conduce i Plebei ad una migliore considerazione pubblica, sino ad ottenere importanti cariche politiche, in un processo già avviato dai Demos. Un processo, però, che avrebbe fatto tragicamente impattare il progressista Mario contro i conservatori di Silla ed aperto le porte all’età assolutista dei Cesari, sovrani e dei, poco difformi dai burattinai del venti – ventunesimo secolo.

Il rinascimento d’estrazione spirituale proposto dal Cristianesimo e dall’Islam è similmente fallito, pur con la loro diffusione mondiale.
Sia il Vangelo sia il Corano considerano la ricchezza il prodotto di ciò che è stato carpito ai poveri, ma nessun professante s’è mai adeguato ad un’equa spartizione, anzi, tramite l’equilibrio imposto dai più forti e, in estremo, il genocidio di queste masse, si ritrova la soluzione ai più pressanti effetti dualistici, senza cioè dover sacrificare il proprio benessere conquistato.

Catari al rogo -immagin da historicamente org

Un epilogo: dalla strage degli Albigesi alle carrette del mare. L’irritazione di fronte all’immoralità e allo sfarzo mondano di tanti prelati e vescovi, aveva spinto le masse a pretendere la restaurazione della purezza religiosa, della disciplina ecclesiastica e dei costumi clericali. Vacui gli interventi riformatori di alcuni pontefici, quali Alessandro II e Gregorio VII, tant’è che sorsero svariati gruppi ereticati sostenuti da contadini, artigiani e mendicanti, fautori di una nuova età dello Spirito Santo, predicata dal calabrese Gioacchino da Fiore \\ ca 1130 – 1201 \\.

In Francia e nell’Italia continentale, i papi dovettero vedersela con i Valdesi quali seguaci di Pietro Valdo, che aveva ripartito i suoi beni tra i poveri. In Lombardia, infine, si formarono i gruppi degli Umiliati. La Chiesa li combatté istituendo, verso la fine del XII sec, il famigerato tribunale dell’Inquisizione – fu sciolto nel XVIII sec – che con Innocenzo III giunse a formulare sentenze a morte tramite rogo. In Provenza, nel 1208, Innocenzo III sostenne addirittura le persecuzioni contro i Catari – dal greco katharos “puro”, seguaci della dottrina manichea del catarismo – detti anche Albigesi, poiché erano più numerosi in Alby, dove erano protetti dalle signorie locali.

Un grosso esercito franco-tedesco guidato da avidi feudatari, tra il 1209 ed il 1213, si gettò su questa fiorente ma inerme contrada, massacrando chiunque, eretici e cattolici, finanche donne, vecchi e bambini. Sotto l’egida papale delle lotte all’eresia, si consumò una vera e propria invasione coloniale, una delle più tragiche pagine scritte col sangue dal cristianesimo. Poi, oltre all’inquisizione, ci sarebbero state le crociate, i missionari, i santocchi … e la notte tra il 23 e 24 agosto 1572, quando la cattolica Maria de’ Medici, l’italiana regina madre della Francia, ordinò la strage degli Ugonotti, e solo per castigare l’influenza politica dell’ammiraglio protestante Gaspard de Coligny.

Oggi, che da più parti si reclama che l’Europa sancisca le sue radici cristiane, l’auspicio è che non vengano queste interpretate storicamente dai politici, raggirando, insomma, i pronunciamenti dolorosi del Grande Pontefice del Mea Culpa 1, per così infierire sugli inermi, anche a lasciarli inghiottire dai gorghi fuori e dentro le loro carrette.

(II – FINE)

(Nota 1 Il papa polacco)

(A cura dello storico critico Ferruccio Gemmellaro)



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