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Membro di Cosa nostra e considerato il capo dell'organizzazione a partire dal 1993

Morto. Addio Provenzano

In precedenza era già stato condannato in contumacia a 3 ergastoli ed aveva altri procedimenti penali in corso

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Roma. ADDIO Bernardo Provenzano, alias Binnu u’ Tratturi (‘Bernardo il trattore’, per la violenza con cui falciava le vite dei suoi nemici), membro di Cosa nostra e considerato il capo dell’organizzazione a partire dal 1993 fino al suo arresto. Provenzano era nato a Corleone il 31 gennaio 1933 ed è deceduto stamani a Parma, dove era detenuto. Arrestato l’11 aprile 2006 in una masseria a Corleone, Provenzano era ricercato dal 10 settembre 1963, con una latitanza record di 43 anni. In precedenza era già stato condannato in contumacia a 3 ergastoli ed aveva altri procedimenti penali in corso.

(from wikipedia) Secondo le indagini dell’epoca dei Carabinieri di Partinico, Provenzano trascorreva la sua latitanza prevalentemente nella zona di Bagheria ed effettuava ingenti investimenti in società immobiliari attraverso prestanome per riciclare il denaro sporco; sempre secondo le indagini, le società immobiliari restarono in intensi rapporti economici con la ICRE, una fabbrica di metalli di proprietà di Leonardo Greco (indicato dal collaboratore di giustizia Totuccio Contorno come il capo della Famiglia di Bagheria).

Nel 1981 Provenzano e Riina scatenarono la cosiddetta «seconda guerra di mafia», con cui eliminarono i boss rivali ed insediarono una nuova “Commissione”, composta soltanto da capimandamento a loro fedeli; durante le riunioni della “Commissione”, Provenzano partecipò alle decisioni e all’organizzazione di numerosi omicidi come esponente influente del “mandamento” di Corleone e protesse più volte con l’intimidazione la carriera politica di Vito Ciancimino, principale referente politico dei Corleonesi: infatti negli anni successivi il collaboratore di giustizia Nino Giuffrè dichiarerà che Riina e Provenzano «non si alzavano da una riunione se non quando erano d’accordo».



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