Capitanata

Crisi sanità privata. I sindacati in Regione: “Stop ai tagli”

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L'assessore alla sanità Tommaso Fiore

L'assessore Tommaso Fiore (iltaccod'italia.info)

Foggia – CASSA integrazione e possibili licenziamenti. Sono le conseguenze che sta producendo la grave crisi della sanità privata in Capitanata e in tutta la Regione Puglia. In una nota l’UGL Sanità e il PRO.SA.R. (Professioni Sanitarie delle Strutture di Riabilitazione) contestano l’operato del governo regionale, responsabile, a loro dire, dell’attuale situazione di deficit strutturale ed economico, che sta avendo ripercussioni sui lavoratori. Se n’è discusso a Bari, nel corso di un incontro tra sindacati e Regione Puglia, rappresentata dall’Assessore alla salute, Tommaso Fiore.

I PUNTI DEL DISSENSO – I sindacati contestano alla giunta Vendola la mancata programmazione territoriale in ambito riabilitativo (piano salute nazionale, piano salute regionale, piano nazionale prevenzione, linee giuda riabilitazione ministeriali, analisi dei bisogni, PAL, etc), l’ accreditamento di nuove strutture (2007 su territori con strutture storiche già esistenti) non modificando il tetto di spesa regionale destinato alla riabilitazione, riducendo così i budget delle strutture preesistenti; l’assenza di un regolamento regionale specifico per il settore che chiarisca in maniera inequivocabile indicatori di qualità e appropriatezza, efficacia ed efficienza, e standard di personale che le strutture accreditate sono obbligate a rispettare per aver diritto alle tariffe, nonché il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro da applicare per i lavoratori; il mancato adeguamento tariffario in ragione della rivalutazione monetaria (ISTAT) oltre all’incidenza forfettaria della variazione dei costi e delle innovazioni tecnologiche in ottemperanza al D.M. 15 aprile 1994, anche quando prevede il compimento di specifiche attività istruttorie e di valutazione, al fine dell’aggiornamento delle tariffe. Tale inadempienza e gravità del problema è stata ribadita dallo stesso Assessore alla Salute Fiore durante l’incontro con le parti sociali dell’12/11/2009, nel quale assumeva l’impegno di risolvere la questione raccomandandosi però con le strutture per l’aspetto contrattuale; la disinvolta disponibilità alla concessione della cassa integrazione come panacea di tutti i mali, pur sapendo che il problema è strutturale e che non può essere risolto con concessioni temporanee, il mancato adeguamento dei budget dal 2006, che addirittura, hanno subito un decremento del 2% nel 2008.

GESTIONI ERRATE – Ma l’accusa dei sindacati viene rivolta anche alle strutture private, “non sono esenti da responsabilità derivanti da allegre gestioni”. Secondo Ugl Sanità e PRO.SA.R., queste strutture avrebbero danneggiato i lavoratori, non adeguando i CCNL e licenziando (CIGS) o riducendo le già misere retribuzioni. Inoltre non avrebbero investito adeguatamente nel settore in qualità e ricerca e non avrebbero “collaborato attivamente con gli organismi preposti ad una maggiore appropriatezza delle prestazioni”. “Continuano a fare i soggetti passivi interessati solo al tetto di spesa e non ad una adeguata partecipazione nella programmazione e gestione della sanità regionale in toto, in compartecipazione alle associazioni dei disabili e delle loro famiglie, c’è l’incomprensibile assenza da parte di esse di ricorrere alla magistratura amministrativa per pretendere il rispetto da parte della regione del dlgs. 502/92 e del D.M. del 15/04/1994 al pari di molte strutture di altre regioni”, è la denuncia dei sindacati.

LE PROPOSTE – Ugl Sanità e PRO.SA.R propongono quindi “un’attenta programmazione sulla reale analisi dei bisogni del territorio, che coinvolga il personale addetto e professionalmente competente”, inoltre un aumento del tetto di spesa regionale per la riabilitazione per evitare che le nuove strutture già accreditate (nel mirino della magistratura) incidano negativamente sui livelli occupazionali delle preesistenti. I sindacati auspicano che si dia seguito, in tempi brevi, a quanto previsto dall’ art. 3 R.R. 5 febbraio 2010, n. 3 ed in particolare alla definizione degli standard di personale, indicatori di qualità e appropriatezza, efficacia ed efficienza, “ma con l’obbligo, da parte dei datori di lavoro, di applicare il CCNL della sanità privata, lo stesso utilizzato dalla regione per determinare l’importo esatto delle tariffe. Infine, i sindacati chiedono un incremento delle tariffe (ai sensi del D.lgs. n. 502/1992 e dell’art. 3 D.M. 15 aprile 1994, n. 501700) tenendo conto della maggiorazione del costo standard di produzione derivante dagli aumenti delle componenti di calcolo, come già utilizzato dalla regione puglia con delibera 1694 del 19 luglio 2010, costituite dagli stipendi indicati nel CCNL e dei prezzi al consumo FOI per il periodo di riferimento. Tale adeguamento, secondo i sindacati, deve essere accompagnato, contestualmente, dall’incremento pari percentuale del tetto di spesa, questo per evitare il paradosso di ulteriori esuberi.

Alberto Pinto (PRO.SA.R. Foggia)

Alberto Pinto (PRO.SA.R. Foggia)

ALBERTO PINTO: PASSO IN AVANTI – “Finalmente abbiamo avuto la possibilità di esporre quanto noi sosteniamo con forza da tempo, commenta il Commissario Regionale del PRO.SA.R., Alberto Pinto, al termine dell’incontro a Bari. “Ci soddisfa enormemente che siamo stati ascoltati e che le nostre prposte saranno contenute neglo immediati atti (delibere di giuta regionale) che la Regione si sta apprestando ad approvare per riordinare il settore della riabilitazione e scongiurare la macelleria sociale ormai avviata nella nostra Provincia”.

LA VICENDA – Tra le strutture interessate vi sono centri operanti nel settore riabilitativo. In particolar modo, con l’approvazione delle delibere n.310-311-312-313 e 314 del 19.02.2010, in riferimento all’approvazione del DIEF 2009 il 04/08/2009 della Regione Puglia, l’ASL di Foggia ha provveduto a rideterminare i “tetti di spesa” previsti per l’anno 2009, riducendoli ulteriormente. I tetti di spesa riguardanti la “remunerazione delle prestazioni di riabilitazione post-acuzie intensiva ed estensiva” ammontano a 4 milioni di euro per il “Centro Madonna Della Libera” di Rodi Garganico; 15.770.000 euro per la “Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio” ; 1.280.000 euro per la Fondazione “Turati” di Vieste; 6.050.000 euro per il Centro Vita di Cerignola. In tutto sono coinvolti più di 500 operatori, considerando tutte le strutture ex-art. 26, erogatrici di prestazioni riabilitative, operanti nel territorio di Capitanata, in aperta contestazione contro l’operato dell’ASL di Foggia, ritenuta “incurante delle già preoccupanti condizioni del settore e finalizzate esclusivamente al recupero di somme da destinare ad altri capitoli di spesa e/o per ridurre i debiti in bilancio.

FOCUS, I TAGLI IN CAPITANATA SULLA SANITA’ PRIVATA: Tagli sanità privata della Capitanata: rischio e tensione sociale



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