Cronaca

Cassano: “La Fiera dei bluff, un fallimento annunciato”

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Massimo Cassano (archivio: nsterra)

Massimo Cassano (archivio: nsterra)

Bari – UN fallimento annunciato quello dell’edizione in corso della Fiera del Levante. Un carrozzone obsoleto e buono solo per sistemare i soliti “amici”, senza un minimo di programmazione e di “visione” imprenditoriale: così la Campionaria barese, un tempo – purtroppo lontano – importante appuntamento per le aziende dell’area del Mediterraneo, è stata trasformata in un inutile fardello per l’economia pugliese.

Non solo, al danno la beffa dei biglietti “solo” a pagamento, e a che prezzo, e la rabbia dei – pochi – espositori che ora stanno decidendo di chiedere i danni all’Ente. Un fallimento annunciato, quasi cercato, a pochi giorni dall’inaugurazione dallo stesso presidente Gianfranco Viesti, a nostro parere uno dei principali colpevoli di scelte anacronistiche e da un punto di vista manageriale, del tutto sbagliate. Adesso, immaginando un futuro ben diverso, è necessario salvare gli investimenti fatti da espositori e investitori, aprendo gratuitamente le porte della Campionaria per i prossimi cinque giorni, non potendo offrire alternative valide per richiamare i visitatori all’interno del quartiere fieristico. E in mancanza dell’unica scelta coraggiosa che – in tali condizioni economiche – diventava quasi un obbligo morale: “Rinunciare all’attuale edizione, e lavorare da subito al rilancio”.

Ma questo intervento tampone, non può bastare. La Fiera così come concepita in questi anni, pesa inutilmente sugli enti pubblici – e quindi su tutti i cittadini – che ne compongono il consiglio di amministrazione. Non c’è più tempo, noi del Pdl proponiamo un tavolo di concertazione in cui la politica e il mondo delle prebende degli incarichi facciano un deciso passo indietro per fare spazio all’imprenditoria privata, alle associazioni di categoria, a manager senza cattedre universitarie ma con esperienze maturate alla guida delle più innovative Fiere nazionali e europee. Bari – e la sua Fiera del Levante – devono scegliere se essere Europa, o se invece accontentarsi di sagre paesane che sopravvivono con pesanti contributi pubblici e contribuiscono alla divisione – esclusivamente partitica – di incarichi retribuiti a peso d’oro. La Fiera del Levante deve uscire da quella dimensione di “mercato di provincia”
per vivere dodici mesi all’anno, offrire prodotti innovativi, puntare sulle specializzazioni, investire in ricerca, cercare e coinvolgere nuovi mercati: solo così sarà imprenditorialmente corretto pretendere il costo del biglietto e i migliaia di euro per uno stand.


Redazione Stato



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