Foggia

CEP Foggia, residenti: “evitare il coprifuoco”

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Foggia – «Evitiamo che al quartiere CEP di Foggia si viva con il coprifuoco». Sembrerebbe una battuta per far notizia e invece è lo stato attuale che i residenti di quell’area urbana vivono da molto tempo. A nulla son valse le centinaia di segnalazioni fatte alla Forze dell’Ordine, alla stampa, a chi ha ottenuto voti da quelle parti e oggi dimentica chi li fa sedere in banchi istituzionali.

La situazione del quartiere CEP di Foggia è grave: delinquenza, degrado, inciviltà, menefreghismo, abbandono, sono le crude realtà che tutti i santi giorni cittadini attivi e innamorati del proprio quartiere devono affrontare per vivere nella straordinarietà, poiché la normalità sguazza nell’illegalità.

Basta farsi un giro nella piazza antistante la Chiesa di San Paolo che lo scenario poc’anzi descritto prende forma. Panchine rotte, pluviali della chiesa divelti, cabine del telefono e della piazzola di sosta degli autobus distrutte, giardini sporchi e color ocra anziché verdi, bottiglie frantumate. Finanche l’isola un tempo felice –se mai lo fosse stata- del bike sharing è un ammasso di ferraglia. Oramai quell’area è un pericolo visibile in pieno giorno e malsano nelle ore notturne. Tre giorni fa son state ripristinate le serrature della cabina elettrica che alimenta l’intera area giacché era “sport notturno” cortocircuitare i cablaggi elettrici per oscurare la zona in modo da aver campo libero e non visivo per azioni illegali. E dire che in quell’area sono presenti ben due postazioni di Sicurezza Pubblica, una dei Carabinieri, l’altra della Polizia Municipale: peccato che entrambe “lavorano” a porte serrate e fino ad un certo orario. Come pure è presente la sede della Circoscrizione Municipale che, a parte il gran palazzo disabitato che la ospita, è perennemente incastonato da un’impalcatura ventennale che la rende percettibilmente lontana dal cittadino.

Parlando con alcuni residenti che non accettano di essere inseriti tra quelli rassegnati e noncuranti, ho colto la volontà di riscossa, la stessa di altri che puntano il dito verso chi dovrebbe istituzionalmente alzar la voce e intervenire. I riferimenti dei residenti son chiari e parliamo di chi vive in quell’area urbana, ovvero del parroco della Chiesa di San Paolo che a malapena si scorge e dei politici che da decenni predicano bene e razzolano male, anzi non se ne hanno notizie da quelle parti, come mi hanno detto chi intervistavo.

Durante un sopralluogo –e la cosa mi ha lasciato basito- una bambina di 5 anni mi ha chiesto «Sei un carabiniere? Vedi, io non posso sedermi su quella panchina perché è rotta». Ovviamente ho risposto che non ero un carabiniere a quella creatura innocente e –lasciatemelo dire- più responsabile di tanti adulti, ma le ho garantito un mio interessamento pregandola di porre la stessa domanda a chi un giorno, se quel giorno arriverà, a chi si presenterà indossando una divisa.

Ma il grido di dolore e di rabbia che mi è giunto alle orecchie è quello di chi quotidianamente cerca di rendere quell’area più vivibile per non farla diventare “area attenzionata per il coprifuoco urbano”, come detto da alcuni di loro. Difatti la loro denuncia è forte e precisa, accusando chi dalle ore 21 in poi si appropria di quella piazza. Son due tipi di “invasione urbana” che si manifestano dalle ore 21, dapprima con ragazzi non maggiorenni che “si svagano” rompendo gli arredi urbani e disturbando chi cerca un po’ di serenità serale, poi dalle 23 fino alle ore 4 del mattino la palla balza nelle mani di giovani maggiorenni che tra una bottiglia e una “tirata”, tra una “spada” e una azzuffata, vanificano il sonno dei residenti e devastano quel po’ di arredo urbano rimasto. Il tutto nel buio assoluto di una piazza che accende i suoi fari alle 17 del pomeriggio e che vengono spenti al bisogno da “ignoti”.

Bisogna intervenire e necessita farlo al più presto se si vuole che quell’area ritorni a vivere nella legalità prima che l’ennesimo e quotidiano coprifuoco se ne appropri anche durante il giorno.

Redazione Stato

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(A cura di Nico Baratta@)



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