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Pd incontra Mongelli e chiede di non cambiare. Le minoranze: “Decisione non concordata”


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Il sindaco Gianni Mongelli (Ph: Piero Ferrante, St)

Foggia – MARIANO RAUSEO da una parte, con i vertici più dalemiani di D’Alema. Modem da un’altra e Areadem da un’altra ancora. Il Pd è uno e trino, come il Padre Eterno, o semplicemente diviso in un’accozzaglia di anime disarmate, ognuina con una sua linea, ognuna con un suo indirizzo, ognuno con una sua pretesa? Tra le due, al momento, sembra buona la seconda.

INCONTRO CON PD, LE POLEMICHE – Già, perché mentre, stamane, la versione ufficiale del sodalizio di Bersani (Mariano Rauseo, Pino Marasco, Paolo Terenzio e il tesoriere Paglialonga) si è incontrata vis a vis con il sindaco Gianni Mongelli per ribadire, in sostanza, che non accetterà ulteriori dilazioni di potere e perdite di splendore (quindi, va bene il rimpasto, ma guai a toccare i nostri assessori), le altre mugugnavano non certo silenti. D’altronde, l’incontro con il primo cittadino era tutt’altro che condiviso all’interno della segreteria cittadina. Segreteria che, riunita (si fa per dire; chi c’era conferma che le assenza c’erano ed erano numericamente pesanti) settimana scorsa, aveva deciso la convocazione della direzione per valutare come muoversi, poi mai stata convocata. Così, la delegazione si è trovata ad avere carta bianca per rinnovare al sindaco (e a se stessi) la propria fiducia incondizionata. “Barra a dritta e andiamo avanti con le questioni Bilancio, Amnica e sicurezza”, il succo dell’incontro.

UN PARTITO CHE SFUGGE DI MANO – “Paolo [Campo] sta perdendo il partito, la situazione gli sta scivolando dalle mani. In pubblico appare sempre calmo, ma in privato è una tigre che ha perso la possibilità di muoversi liberamente”, confessa a Stato un uomo molto in vista a livello provinciale. Foggia è una polveriera, oltre a costituire il simbolo dell’imprevedibile leggerezza della libertà d’espressione che tanti morti sta causando ai piddini. Prima ha abbandonato Michele Sisbarra. E anche Claudio Sottile e Francesco Paolo De Vito, due potenze in fatto di preferenze, hanno detto adiueau da tempo, con tanto di slam della porta. In seno al consiglio, oggi, sono i Moderati e Popolari, una specie di Giano bifronte, sospeso fra Rutelli e Casini, tra Follini e Fioroni. Un diapason in fatto di vantaggio per l’amministrazione, che oggi sostiene e domani chissà. Sottile, che è il meno eclatante dei due ma certamente il più scafato, è l’uomo del colpo al cerchio e l’altro alla botte. Resta dentro fintanto che conviene restare. Poi sarà ciao-ciao anche dalla maggioranza. Da notizie informali, voci di palazzo, pare che siano interessati al sottogoverno. Le municipalizzate, ad oggi, non si può dire siano il massimo di ritorno mediatico. Ma qualcosa da ricavarne sempre ne esce.

CLEMENTE – Ma botte da orbi giungono, per Rauseo, anche da Area Dem di Francesco Pastore e dai Modem di Mirko Di Cataldo e Sergio Clemente. E’ stato proprio Clemente, una decina di giorni fa, a entrare a gamba tesa sulle manovre di rimpasto portate avanti, a fari spenti, da Gianni Mongelli e partiti. Nel silenzio della notte, Clemente ha stuzzicato Mongelli, ricordandogli di una crisi di maggioranza lunga ormai un mese ed oltre ed invitandolo, senza troppo fair play, a darsi una mossa. Il Consigliere provinciale e comunale, in occasione della festa democratica (nata dalle ceneri della Festa dell’Unità), aveva puntato ad alzo uomo, proponendo o una giunta degli eletti o una giunta di tecnici. Tertium – che, poi, è la vera aspirazione di Gianni – non datur. E, tanto per non dare adito a mormorii giornalistici e a dietrologia, ha affermato di “essere pronto ad entrare nella squadra”. Evviva la sincerità, dunque.

AREA DEM: “CHI HA AUTORIZZATO LA DELEGAZIONE A TRATTARE?” – E, oggi (giovedì) è stato il turno di Pastore e Di Cataldo. In una nota congiunta, breve e secca, i due dirigenti cittadini del Pd scagliano puro arsenico verso i vertici, maledicendo il verticismo che è antidemocrazia, ricordando l’impegno mancato della convocazione della direzione e ricordando che “in un momento così difficile per la città quella degli assessori è l’ultima scelta da fare”. Ma, anche fra le componenti di minoranza, non sempre si va di pari passo. C’è conformità di vedute sui metodi, meno sulle questioni di sostanza. Area Dem, infatti (quella di Pastore, Rita Amatore, Peppino D’Urso, vicina alle Acli ed al movimentismo, in prima linea nella raccolta firme anti porcellum e fra i promotori de L’Italia sono anch’io), punta, come ci confera lo stesso Pastore, a “assumere la necessità di imprimere un’altra marcia all’azione amministrativa, modificando le idee forza oltre la logica delle emergenze e dell’edilizia, che finora ha rappresentato il perno di questa amministrazione”, a “ridare centralità alla cultura”, a “risolvere insieme alla cittadinanza le diverse problematiche”. Programmi nuovi che richiedono, ovviamente, protagonisti nuovi. Giovani e capaci. Sono i fautori della linea “Giunta impossibile” annunciata da Clemente.

MODEM: SOTTILE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO – Sposi dell’idea altra del consigliere, sono i Modem, decisi nel chiedere un’incidenza maggiore del vero Pd tramite il recupero, in giunta, del famigerato “rapporto con gli elettori”. Opzione che prevede la sostituzione degli attuali tre assessori PD con i più votati (Piemontese, Russo, Clemente), con la possibilità di recuperare Claudio Sottile come Presidente del Consiglio Comunale (al posto di Piemontese).

PELLEGRINO E SEL – L’impressione è che, su questa opzione, che impone il sacrificio di Angelo Castelluccio e Luigi Fiore, si possa anche chiudere l’accordo (che pare non convincere soltanto Area Dem). Non foss’altro che, sulla carica di numero due di Mongelli, lasciata irrimediabilmente vacante da Lucia Lambresa, si allunga pericolosamente l’ombra di Pasquale Pellegrino. Uno che, per intenderci, con due maggioranze di colore diverso, amministra sia a Palazzo Dogana che a Palazzo di Città. Chi non ci starebbe, a queste condizioni di mantenimento dell’ordine costituito, è Sinistra ecologia e Libertà. Il partito di Vendola, che non ha presentato la lista in occasione delle passate comunali (essendo nato soltanto successivamente), oggi consta di un consigliere, Leo De Santis, arruolato in pianta stabile all’interno del gruppo mongelliano. Un fedelissimo, dunque? Macchè. Come l’altro ‘civico’ D’Urso, De Santis è uno dei pungoli critici per l’amministrazione, pronto a portare alla discussione del Consiglio progetti come il registro delle coppie di fatto ed il testamento biologico. Il tutto, con previsti isterismi della componente cattolica della maggiornaza e mal di pancia del suo stesso partito. SeL ha incontrato l’Ingegnere ieri. Con De Santis, Domenico Rizzi e Del Carmine (Pierluigi) anche Annalisa Pannarale, segretaria regionale. “O rimpasto o fuori dalla maggioranza” l’aut aut posto al sindaco. Che, ora, dovrà trovare una quadra che accontenti tutti.

Pd incontra Mongelli e chiede di non cambiare. Le minoranze: “Decisione non concordata” ultima modifica: 2011-10-13T21:14:49+00:00 da Piero Ferrante



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