Eventi

“La mafia innominabile”, Seccia racconta il Gargano. In un libro


Di:

La copertina del testo del Procuratore Seccia (lameridiana.it)

Lucera – Per combattere la mafia bisogna comprendere il territorio in cui cresce, conoscere i suoi codici, le regole e il linguaggio. Bisogna soprattutto analizzare quel misto di consenso, silenzio e sottovalutazione – anche giudiziaria – che ne ha determinato il successo. Analizzare la mafia del Gargano comporta tutto questo, con l’aggravante che questo fenomeno criminale è stato a lungo sottovalutato, perfino non nominato. Eppure questa è una delle più pericolose mafie italiane, la più spietata tra le pugliesi. Quella che per un trentennio era considerata semplicemente una faida di pastori governata da leggi ataviche per il controllo dei terreni e delle greggi, in realtà era una lunghissima scia di sangue per il controllo del territorio, di estorsioni e traffici illeciti da esercitare.

Domenico Seccia, Procuratore Capo di Lucera, tra i primi ha indagato l’esistenza di una mafia fino ad allora negata finanche con le parole, utilizzando il termine “faida” al posto di “mafia”, e rimandando così ad una minimizzazione e ad un isolamento non solo linguistico ma anche fattuale dell’episodio criminoso. Ha ottenuto questo riconoscimento per via giudiziaria con sentenze che hanno decretato ufficialmente l’esistenza della mafia garganica. Tutto questo è raccontato nel volume La Mafia Innominabile, pubblicato dalla edizioni la meridiana nella collana passaggi (pp. 164, Euro 16,00).

L’autore ricostruisce la genesi di questa lunga guerra mafiosa che ha visto contrapporsi nella città di Monte Sant’Angelo i clan dei Li Bergolis da una parte e quello dei Primosa-Alfieri dall’altro dando vita ad omicidi plateali quasi sempre conclusi con colpi sul volto della vittima per sfigurarla e renderne impossibile l’omaggio dei parenti, come estremo sfregio e disprezzo per il morto. Una mafia dalla lunga memoria, capace di serbare rancore e perpetrare vedetta dopo molti anni. Una mafia che si tramanda di padre in figlio per difendere l’onore della famiglia e della propria “roba”.

Dice Seccia: «La regola è “se tocchi la roba mia sei morto”. […] La roba è la roba che passerà al tuo sangue e che si è ricevuto dal proprio sangue. Il confine della terra è il confine del tuo corpo». Una mafia “montanara” (inizialmente arroccata nei paesi interni di Monte Sant’Angelo e San Nicandro Garganico) che, approfittando dell’assenza dello Stato, si è spostata a valle coinvolgendo i paesi di Vieste a Manfredonia dando origine a quella che Seccia definisce la seconda mattanza. Ed è proprio la disaffezione dello Stato ad aver permesso lo strapotere dei clan criminali sul Gargano: «Nella partita con la sovranità sul Gargano, finora lo Stato non ha ancora vinto. Per lunghi tratti la partita non è stata nemmeno giocata, perchè si è stati intrappolati nella gabbia dell’ideologia della mafia invincibile. O perchè si è ritenuto che la forza mafiosa incarnasse, in questo territorio, la legge di tutti». La Mafia Innominabile ricostruisce gli eventi, le terribili vendette, la tribalità degli episodi avvenuti quasi all’interno di un vuoto istituzionale. E’ partendo dalla memoria e ribadendo la centralità della testimonianza che si può dare vita ad una nuova fase di conoscenza e superamento dell’assurdo fenomeno.

MONTE E FOGGIA, PRESENTAZIONE – Il libro sarà presentato in Capitanata prima a Monte (il 27 ottobre) e poi a Foggia, nella suggestiva sede di palazzo Dogana, il prossimo 8 novembre alle ore 18 nel corso di un incontro organizzato dalla Provincia di Foggia e l’associazione Libera. Parteciperanno, oltre all’autore, il magistrato Raffaele Cantone, Elvira Zaccagnino de La Meridiana, la referente provinciale del sodalizio di don Ciotti Daniela Marcone, l’avvocato Raul Pellegrini e il giornalista Michi De Finis.

Redazione Stato

“La mafia innominabile”, Seccia racconta il Gargano. In un libro ultima modifica: 2011-10-13T23:54:07+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
5

Commenti


  • Voce di Popolo

    Dott. SECCIA Vi rinnovo la stima per essere esempio di “Uomo dello Stato”. Forse la presentazione del Vostro libro anche a Manfredonia, avrebbe dato risalto ad un problema ormai strisciante da non sottovalutare.


  • u.boot

    Dott. Secchia.
    Manfredonia è stata abbandonata dallo stato; lasciata in balia di questi criminali che si sono potuti infiltrare in tutti i settori della città.
    Spero che il libro sia presentato anche a Manfredonia.


  • giuseppe

    Carissimo Procuratore Dottor Seccia,
    sono un cittadino di Sannicandro Garganico,
    il malaffare della Mafia del Gargano etichetta con un marchio Nero il nostro territorio, facendo registrare sempre più omicidi di Mafia, con convinzione dei giovani di emigrare altrove e lasciando con la paura di vivere chi vi rimane !!!
    Complienti per il Libro


  • Anonimo

    Dottor seccia, ho letto più volte il
    Suo libro e sono al quanto colpito da quanti dettagli contornano le sue parole. Ovviamente grazie a lei ora tutta l’Italia e il mondo è venuta a conoscenza di questa faida che ha versato molto sangue, grazie a lei nel futuro si potranno evitare queste faide.
    Ma ora Le chiedo se solo per un istante ha pensato ai familiari delle vittime, alle mogli e ai figli delle persone uccise, ha pensato che forse questo libro potesse distruggere gli equilibri che si erano creati dopo tanta sofferenza. Non poteva usare nomi di fantasia? Doveva per forza mettere nome e cognome dettagli e tutto il resto? … Anche se sono persone che nel bene o nel male possono aver sbagliato , sono pur sempre persone e meritano di riposare in pace.
    I familiari hanno lottato per anni con tutte le loro forze per rialzarsi e superare questa perdita, e poi quando pensi che forse tutto questo calvario e finito, il nome di tuo padre o tuo marito finisce sulle pagine di un libro che tutti leggeranno e chi lo leggera ricollegherà tutto e sottoporrà a 1000
    Domande le persone coinvolte. Mi chiedo se ha pensato a noi figli di queste vittime che abbiamo impiegato anni e anni a cercare di dimenticare le prime pagine dei tg o gli articolo di giornali, le parole che sono state dette, le menzogne dei giornalisti, le immagini di quei volto sofferenti.

    Le chiedo semplicemente, non era poi giusto rispettare coloro che ancora soffrono per queste perdite ?!

    Spero le mie parole la facciamo riflettere .


  • lina carbonelli

    chiedo semplicemente,di parlare con lei dott.Seccia oggi ho saputo … togliere mia figlia ,e grazie a lei che nel suo libro a citato il nome di chi con la mafia non centra niente,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This