Economia

Anci, Del Rio incontra sindaci pugliesi: sbloccare il patto di stabilità

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Anci Puglia Bari (st@)

Bari – A un anno dalla sua elezione a presidente nazionale dell’Anci, avvenuta nel corso della Assemblea congressuale di Brindisi 2011, Graziano Delrio è tornato in Puglia ed ha incontrato a Bari i sindaci, sulla situazione finanziaria e istituzionale dei comuni, alla luce della legge di stabilità approvata dal Governo, ma anche in vista dell’imminente Assemblea nazionale dell’Associazione in programma la settimana prossima a Bologna. L’incontro è stato promosso da Anci Puglia, che per l’occasione ha inaugurato ufficialmente la nuova sede di Bari. Presenti anche il vicepresidente di Anci Nazionale e sindaco di Bari, Michele Emiliano e il delegato Anci per il Mezzogiorno e sindaco di Potenza, Vito Santarsiero.

Nell’intervento di apertura, il presidente Anci Puglia Luigi Perrone ha sottolineato la drammatica situazione in cui versano i comuni, sollecitando una forte presa di posizione dell’Associazione nazionale nei confronti del governo. “I Comuni sono la struttura portante del paese, – ha detto Perrone – ma i recenti provvedimenti governativi ne sviliscono la autonomia politica e amministrativa relegandoli a meri esattori di tasse. Dopo le sovrastime IMU, la riduzione del fondo di riequilibrio e l’assurdità dell’obbligo di pareggio di bilancio, la nuova legge di stabilità porta altri tagli di risorse, accompagnati da ulteriori vincoli di spesa su beni e servizi fondamentali, oltre allo spegnimento della pubblica illuminazione. Per rilanciare il paese bisogna sbloccare il patto di stabilità ed evitarne l’estensione ai piccoli comuni perché strozza i comuni ed ha un forte impatto recessivo sulle economie locali.” Infine le questioni istituzionali e il riordino delle Province. “E in arrivo un nuovo decreto di riforma del titolo V° – ha concluso Perrone – è evidente che il Governo vuole dare risposte agli scandali emersi, lo fa d’impulso, con metodi demagogici, ma senza una visione strategica e sistemica dell’assetto istituzionale delle autonomie locali. La Carta delle autonomie è l’unica strada per affrontare la riorganizzazione istituzionale del paese, attribuendo funzioni locali e risorse, risolvendo le sovrapposizioni di competenze. Anche il riordino delle Province, doveva passare dalla Carta delle autonomie e non certo da provvedimento di contenimento della spesa.

Per Vito Santarsiero “L’ANCI è impegnata in una posizione dura di protesta e proposta a difesa delle autonomie locali. Si approssima un autunno di battaglia sulle questioni patto stabilità, fondo di riequilibrio e fondo svalutazione crediti. L’assemblea di Bologna sarà un punto di svolta per una azione risolutiva per far comprendere che il sistema dei comuni è la soluzione al problema dello sviluppo e della crescita del paese. In questa situazione di assoluto caos normativo va chiarita l’impalcatura istituzionale del paese, la normativa delle Province è pessima ed esprime in maniera chiara la confusione in cui si trovano le istituzioni. Anche la legge 42/2010 che fa riferimento al Titolo V, è completamente inattuata, eppure contiene elementi di rilevanza assoluta come i fabbisogni e i costi standard, la perequazione infrastrutturale e la perequazione fiscale. Nella due giorni calabrese – ha concluso il sindaco di Potenza – del 24 e 25 settembre, dedicata alla lotta alla criminalità, abbiamo preso un posizione forte e autocritica come amministratori responsabili, ma abbiamo anche evidenziato che lo Stato nel nostro sud a volte è assente.

Ribadisco che siamo al limite della resistenza. – ha dichiarato Michele Emiliano, vicepresidente Anci nazionale – La virtuosità dei molti comuni qui rappresentati non serve a nulla nel rapporto con il Governo. I sindaci pugliesi hanno bisogno di sostegno e incoraggiamento, continuano a metterci la faccia nel costruire quella sorta di patrimoniale che è l’IMU, ma la spesa pubblica dello Stato non diminuisce. L’Anci deve fare un passo avanti proponendosi verso il Governo non solo come autorevole interlocutore, ma come quel soggetto al quale affidare i margini di maggiore flessibilità del patto di stabilità. Non si rendono conto che i comuni non sono solo un gonfalone o un campanile, ma una radicata istituzione a cui cittadini si attaccano anche nei momenti terribili. Mi auguro che il prossimo Governo sia caratterizzato da una maggiore “cultura comunale” – ha concluso Emiliano – e che si renda finalmente conto che questo paese sta’ in piedi perché ci sono i sindaci che stanno facendo la parte di tutti gli altri.

“Bisogna mettere un freno allo svilimento del ruolo istituzionale e costituzionale del sindaco – ha detto Gianni Mongelli, Sindaco di Foggia – l’ANCI deve alzare la voce per dire basta ad una azione indegna di tagli alle finanze comunali, puntiamo ad un vero federalismo municipale, diamo una colpo di scure all’IMU e facciamo in modo che i soldi dei nostri cittadini siano utilizzati per pagare i loro servizi, ma soprattutto assumiamoci le nostre responsabilità.

Per il sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella “E’ in atto ormai un revisionismo dell’autonomia e del decentramento a livello regionale e nazionale, stiamo ritornando al passato, con una nuova riforma del Titolo V° in senso centralistico. E noi sindaci sempre in trincea, additati da un lato come quella parte che ruba e spreca e dall’altro costretti a fare le feste con i fichi secchi.”

“Invito Anci Nazionale a fare un ulteriore battaglia epocale per questa revisione delle stime del gettito IMU -ha detto il sindaco di Andria Nicola Giorgino – una operazione del governo tesa a giustificare ulteriori tagli al fondo di riequilibrio che di fatto induce i comuni a falsificare i bilanci. Questa oggi è l’emergenza vera, per evitare la falsificazione bilanci da parte di chi dovrebbe essere presidio di legalità”.

Il vicepresidente Anci Puglia Emilio Romani ha messo in evidenza che “sul codice delle autonomie è in atto una pericolosa deriva degenerativa che è quella di seguire la corrente, bisogna partire dal “chi fa che cosa” a tutti i livelli di governo. Bisogna ripartire da quella carta di servizi standard da garantire al cittadino. Non possiamo continuare a varare e a modificare lo Stato con l’assenza di riferimenti politici. Invito l’Anci Nazionale a rappresentare una associazione in grado di non seguire la corrente. La sfida della capacità non è un problema che appartiene ai sindaci, sono le altre categorie di istituzioni che se ne devono fare carico. Dovremmo tirarci fuori da questo sistema che va avanti per decreti e senza un senso logico a stabilire responsabilità che ricadono sui sindaci.”

Per Stefano Occhiogrosso, sindaco di Bitetto e consigliere Nazionale Anci: “E importante consegnare al presidente Delrio un messaggio duro e forte per il Governo: stiamo facendo un passo indietro rispetto al federalismo fiscale ma soprattutto rispetto alla riforma del Titolo V° e stiamo andando verso un neo-centralismo. Abbiamo sempre richiesto autonomia e responsabilità, ma mentre aumentano i poteri della Corte dei conti e degli organi di controllo, continuano a ridursi l’autonomia fiscale e finanziaria dei sindaci. Ci resta in mano solo il cerino della responsabilità, quella di fare ogni giorno front-office nei confronti dei cittadini.”

Il presidente Graziano Delrio, dopo aver ascoltato gli interventi dei sindaci, ha concluso l’incontro sottolineando che: “Bisogna promuovere una la classe dirigente che venga dal basso, perché la selezione della classe dirigente viene dai comuni, quanti di questi ministri e quanti governatori delle Regioni hanno fatto i sindaci? C’è un fattore culturale da ribadire, i sindaci non sono dei pentiti dell’autonomia e del federalismo. I problemi derivano dal fatto che lo Stato ha attuato un decentramento, non un federalismo, trasferendo i propri vizi e le proprie procedure alle Regioni, creando tanti piccoli Stati e tante piccoli burocrazie. Ma le Regioni non devono amministrare devono programmare e legiferare.
Altro punto importante su cui basiamo la nostra mobilitazione autunnale – ha detto Delrio – è lo sblocco del patto di stabilità, non si può più deprimere la spesa produttiva, abbiamo le imprese che soffrono e denari per circa 9 miliardi nelle casse, bisogna liberare investimenti sui filoni strategici dell’efficientamento energetico degli edifici, della sicurezza del territorio e delle scuole e sugli investimenti strategici nelle aree metropolitane, bisogna avere il coraggio di far partire opere in deroga al patto di stabilità con i soldi che abbiamo in cassa.

Esiste inoltre un tema culturale, lo Stato non può pensare di ridurre la complessità dei livelli democratici, a due o tre scandali emersi, per distruggere il titolo V, eliminare i corpi intermedi e annullare l’autonomia dei comuni. Le Province devono essere enti di secondo livello dove siedano e decidano i sindaci. A partire da Bologna i sindaci devono essere molto uniti in questa battaglia per l’autonomia. Chiediamo l’intero gettito IMU e rinunciamo ai trasferimenti statali. La stagione del rigore è finita, il pareggio di bilancio è una follia in tempi di recessione, abbiamo dimostrato al governo che non si può più contrarre la spesa pubblica, lo sblocco del patto di stabilità per le 12 città metropolitane significa lo 0,3% in più di PIL. Lo Stato deve scegliere di fidarsi dei sindaci, assieme a questa classe dirigente possiamo riprendere la strada. In Puglia c’è una classe dirigente seria ed efficiente, però esiste il problema del sottoutilizzo dei fondi europei fermi al 30 % e questo non è possibile, se vi sono dei problemi nelle relazioni con la Regione o con lo Stato vanno affrontati e risolti per spendere il più possibile.”


Redazione Stato



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