Cinema

Faust – A. Sokurov, 2011

Di:

Aleksandr Sokurov

Aleksandr Sokurov (copyright: Joel Ryan)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Faust
Nazione: Russia
Genere: fantastico, drammatico
Anno: 2011

Distribuito in una manciata di copie in tutta Italia (una sola nell’intera provincia di Torino), da oltre due settimane è reperibile nelle sale, come un tartufo, l’ultimo lavoro di Aleksandr Sokurov, Faust, vincitore del Leone d’Oro a Venezia 2011. Il film si colloca, come noto ed espressamente indicato nei titoli di coda, a chiusura della tetralogia sul potere e i suoi nefasti effetti, percorso iniziato con Moloch (1999), dedicato alla figura di Adolf Hitler, e proseguito con Toro (2000), su Lenin, non distribuito in Italia, e Il Sole (2005), sull’imperatore giapponese Hirohito.
Con Faust, il monumentale regista sovietico si stacca dalla traccia realistica e storica e le preferisce l’astrazione dell’opera goethiana, da cui è soltanto tratto, e, ambiziosamente, cerca il capolavoro su una struttura classica per soggetto e forma.
Operazione riuscita?

Faust - Locandina

Faust - Locandina

E’ sempre difficile azzardare valutazioni su opere del genere, e non tanto per timore reverenziale nei confronti di una critica che, quasi unanimemente, le incorona di perfezione, quanto per la sensazione, durante la proiezione, di essersi trovati di fronte ad un lavoro complesso che parla una lingua non del tutto nota. Il rischio, da un lato, è di sottovalutazione per incomprensione, per mancanza dello strumento di decodifica, per ricezione parziale del comunicato, dall’altro è di sopravvalutazione per eccesso di fantasia usata per colmare i buchi, speziata da presunzioni di grandezza. Ma c’è una terza strada. Ed è quella che insinua il sospetto che non vi sia alcun linguaggio ignoto allo spettatore – e nello specifico a chi vi scrive – e che il punto critico sia semplicemente un’overdose di garantismo – sempre lecita, come sua maestà il dubbio.
Che in fondo, cioè, questo Faust sia quel che si vede e percepisce: non un capolavoro ma un buon film.

Il film di Sokurov si lascia apprezzare per uno stile d’altri tempi, una via di mezzo tra il miglior cinema muto degli anni 30 e le soffuse e malsane atmosfere herzoghiane. L’usuraio in fondo è una variante grottesca in fisicità e mimica di un vecchio Nosferatu, è un’ombra onnipresente che si arrampica, si contorce, rigurgita parole, si accascia, si lascia colpire ma sa colpire. E il film è, nei fatti, una lunga e incessante promenade del protagonista accompagnato da questo viscido e grasso omuncolo, una sorta di variante in narrazione all’unico e lunghissimo piano sequenza sperimentato nell’Arca Russa: un percorso nei meandri di un inferno dantesco ma in terra, per le strade, tra la gente, il sudiciume, la pochezza, la corruzione e la corruttibilità, la morte.

Faust - dal film

Faust - dal film

Non si carica, questo cammino, di un marcato messaggio morale ed è poco chiaro se sia mancanza o meno. A tratti sembra che Sokurov cerchi la riflessione nelle parole del protagonista, ma queste appaiono distratte, poco originali, a volte gettate via come voce di un grillo parlante fuori campo. In altre occasioni è la narrazione a suggerire questa intenzione, quando diventa essenziale e procede per accostamenti tra deviazioni umane e marciume demoniaco. Faust possiede uno stile classico proprio per questa capacità saltuaria di efficace sintesi per immagini, per evocazioni, come quando un tempo il sonoro era assente. Ed è moderno in forma insolita come lo è il Nosferatu di Herzog, che parla per miasmi e suoni più che col tramite di un montaggio di vecchia scuola.
Proposto nel formato 4:3 per precisa scelta registica, il film di Sokurov appare, così, una sfida al linguaggio e agli strumenti della settima arte, che però non sempre convince, soprattutto quando tenta di suggerire l’obnubilamento per mezzo delle – fastidiose, si può dire? – distorsioni d’immagine o diventa ultra-classicheggiante ai limiti del manierismo in lunghi primissimi piani presuntuosi d’emotività.

Faust è un’opera da rivedere, da indagare, forse da rivalutare, ma con mente lucida e senza paure, rammentando che è sempre più sciocca una valutazione corretta ma serva di un’idea imperante che l’errore sincero da incapacità di giudizio.

Valutazione: 7.5/10
Spoiler: 1/10

In Stato d’osservazione

Pina, W. Wenders (2010) – documentario musicale * 4nov
Il cuore grande delle ragazze, P. Avati (2011) – Festival Internazionale del Film di Roma * 11nov

Faust – A. Sokurov, 2011 ultima modifica: 2011-11-13T15:28:46+00:00 da Alessandro Cellamare



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