Manfredonia
Politica, sindacati e lavoratori dell’ospedale all’incontro di sabato 13 febbraio

Manfredonia, incontro al Consultorio: “Caravella San Camillo in un mare mosso”

La faccenda del San Camillo è considerata una guerra, da alcuni, una crociata da altri. E probabilmente, un’occasione per molti


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Manfredonia. Un mare piuttosto mosso, quello in cui galleggia la caravella San Camillo. Una breve premessa introduce il dibattito, svoltosi sabato 13 febbraio al Consultorio dell’Ospedale: si tratta solo di un’assemblea di dipendenti, senza carattere sindacale o politico, ma utile a comprendere le difficoltà e i disagi del presidio sanitario locale. “Mi fa piacere la presenza di dirigenti che non lavorano qui: non ne vedo nessuno!” è stato uno dei commenti sarcastici a introduzione allo stato d’animo della vicenda.

Diverse notizie dai corridoi giungono alla conoscenza degli uditori: “I problemi quotidiani sono tanti, a partire dal numero verde delle prenotazioni: l’ospedale sembra essere boicottato, le prenotazioni vengono ‘spinte’ verso Lucera e Cerignola, anche se abbiamo dei posti vuoti, anche se i tempi di attesa altrove sono molto più lunghi”. Un altro problema sembra essere quello dell’assistenza, che giunge troppo spesso in ritardo. “Chi aveva prenotato va a casa e dev’essere ricontattato, è chiaro che poi la gente si rivolge ad altri presidi, a nostro discapito”. “Questi disagi sembrano succedere apposta per giungere allo scopo: la chiusura!”. Per quanto riguarda i reparti, invece, la notizia di maggiore impatto è quella secondo la quale alcuni primari chiedano la disponibilità degli infermieri ad andare a Cerignola. Non solo: secondo qualcuno porterebbero addirittura infermieri da Cerignola a fare medicazioni a Manfredonia.

Sono presenti all’incontro voci eterogenee: la politica, rappresentata dalla commissione comunale speciale sanità istituita recentemente e formata dai consiglieri comunali Romani, D’Ambrosio, Fiore, M.La Torre, dal Presidente Prencipe e dal Sindaco Riccardi (gli ultimi due non presenti però al dibattito); il personale infermieristico e paramedico; i rappresentati dei sindacati…e chiunque altro ha voluto assistere all’incontro. Un enorme numero di pesci che si muove nel mare inquieto della sanità, ciascuno con una sua direzione da proporre. Dietro, o al di sotto (a seconda dei punti di vista), il piano di riordino, che nessuno però ancora conosce, e che si rivela una sorta di mostro sottomarino dall’identità vaga. Un incontro che ha diverse valenze, tutte utili ma tutte incerte: decifrare i segni di ministeri e regioni, proporre ma senza poggiarsi su solide basi, condividere la propria specifica e particolare visione dell’ospedale e cercare di trarre le somme per il suo futuro. La questione è complessa e le metafore sono all’ordine del giorno: la faccenda del San Camillo è considerata una guerra, da alcuni, una crociata da altri. E probabilmente, un’occasione per molti.

Mentre il pubblico chiede spiegazioni alla politica su quanto sta avvenendo, segno che nessuno ha ancora davvero compreso le dinamiche dei fatti, si fa notare come la risposta sanitaria data all’utenza al momento sia scarsa, e che se si vuole riconvertire il San Camillo in Poliambulatorio bisogna fare in modo che funzioni. Nessuno parla esplicitamente di chiusura, come ormai è noto, tuttavia riconversioni e trasformazioni sono pronosticabili. Le parole del consigliere regionale Giandiego Gatta confermano questa visione: “Il piano di riordino non si conosce e l’incertezza sta facendo danni: il problema è cosa propone la Regione Puglia. Ci siamo incontrati con la commissione sanità che vuole sapere cosa dobbiamo proporre a Emiliano, bisogna cambiare il sistema sanitario ed elaborare un piano che possa funzionare a lungo termine, che preveda che un ospedale d’eccellenza si occupi solo delle grandi patologie e in modo da creare una rete sanitaria. In aggiunta, è necessario predisporre gli ospedali multidisciplinari che si occupino sono delle medie e piccole patologie perché l’80% della richiesta è quella”.

Gli ha fatto eco prontamente Cristiano Romani : “A dicembre si stava varando tra le altre cose il declassamento dell’ospedale, e si è stati zitti perché i piani precedenti non si sono mai attuati. Le cose in questa città si fanno quando non si sanno. Come con Energas… Il piano di riordino? Ne erano previsti molti, l’ultimo dei quali presagiva la cosa peggiore per il nostro territorio, ma in seguito all’alzata di scudi tutto si è bloccato”. Non trovando normale che nessuno, nemmeno il Sindaco, abbia in mano le chiavi della situazione, Romani ha proseguito: “Sentendo tutti, anche il Dg dell’ASL Foggia Vito Piazzolla e del dr. Donato Renzulli qualche idea ce la siamo fatta. Se si tratta di andare alla guerra, io ascolto i soldati, non i generali! Vareremo la proposta portandola al Consiglio Comunale il 18. Piazzolla è stato convocato sul piano ed è entrato con una cartina geografica della provincia di Foggia in mano! Ha sottolineato di essere un tecnico, che parte non dalla persona malata ma dai dati. Dato che se non si hanno numeri non si va da nessuna parte, e poi c’è il patto stabilità di cui tenere conto, sono rimasto frustrato dai parametri da considerare”.

A qualcuno del pubblico viene il dubbio che la classe politica conosca il programma. Qualcuno fa perfino notare la presenza della stampa e di porre una certa attenzione alle parole utilizzate e alla maniera di trattare i temi, per non “buttare fuori notizie che poi vengano contro noi stessi”. Si fa notare anche come sia stato un bene l’ignoranza del piano di riordino, “perché ci ha permesso di dire a chi di dovere che noi ci siamo, e di fare attenzione!”. Tuttavia lo scopo non è fare la guerra, ma uscire dall’incontro con una direzione e una proposta. La prima giunge infatti da Antonio Basta, dipendente del PO San Camillo: “La proposta, conosciuta da tutti, è di non continuare come abbiamo fatto finora ma di riscrivere il piano sanitario, mettendo al centro l’ospedale di eccellenza e poi 3-4 ospedali- satellite. Siamo contro ogni tipo di accorpamento, e contro ogni altro declassamento. Ma dobbiamo cambiare e stavolta abbiamo due consiglieri regionali, un vicepresidente di regione, una commissione di sanità, quindi i punti giusti per farci valere. Nessuno pensa di dover avere l’Ospedale sotto casa, ma questo è un territorio molto vasto, e Manfredonia è il primo punto utile. Soldi a parte, mettiamo al centro popolazione e diritti!”.

Altre voci dal pubblico sottolineano la mancanza di medici e dirigenti, a fronte dello stuolo di infermieri invece presentissimi e decisamente in fermento. Un solo medico si affaccia timidamente al dibattito. Prende la palla al balzo Michele La Torre, citando Battiato: “Le barricate in piazza si fanno sempre per conto della borghesia. Sempre ausiliari, infermieri, ma i dirigenti, i medici, i protagonisti dell’ospedale dove sono? Noi ci agitiamo, noi popolo, e i superiori non si vedono. Non è normale che i nostri consiglieri regionali ci dicano di non conoscere il piano. La commissione sanità sta lavorando e contrattando al buio…”. Ed entrando nel vivo della questione, prosegue: “Il Direttore generale ha dichiarato che in provincia di Foggia la Asl gestisce un miliardo e 200 milioni di euro per la salute: paga ospedali, medici, strutture private, affitti e tante altre cose, e sulla base di questo dato dovremmo gestire la sanità in provincia. Ora, si sono ipotizzati una serie di percorsi, uno dei quali è far fare agli ospedali di eccellenza il loro lavoro e agli ospedali di base il proprio. Oppure, di salvare il salvabile: oggi difendiamo l’ospedale di base che siamo, magari aggiungendo alla parte prettamente sanitaria una parte di medicina del territorio: RSA, centri diurni e così via…”.

L’intervento di Damiano D’Ambrosio e qualche forte reazione da parte del pubblico hanno introdotto le parole di un rappresentante del sindacato, Totaro:”Quando quattro anni fa siamo scesi tutti in piazza, i politici, la dirigenza medica, dov’erano? A Manfredonia non c’è stato nessun controllore, dall’ alto o dal basso. Oggi, il problema non ce l’abbiamo noi ma San Severo e Cerignola, dove politica e dirigenze dovrebbero mandare via chi non è in grado. Forse però loro hanno politici che noi non abbiamo mai avuto…non potremo mai diventare ospedale di primo livello, ma pensare a un potenziamento si. La lungodegenza c’è ancora…non facciamoci togliere tutti i reparti!”. L’ultima annotazione l’ha fornita di nuovo Giandiego Gatta: “Al convengo sanità il dottor Morlacco, autorità nell’economia sanitaria, forniva dati numerici e considerazioni secondo le quali Manfredonia potrebbe ambire a diventare ospedale di primo livello per bacino di utenza invernale e soprattutto estivo. Ma manca una visione politica. Uno dei parametri da considerare consente di derogare dai numeri in presenza di condizioni particolari come l’orografia del territorio, e non c’è provincia complessa come la nostra…nessuno parla dei PORN, Presidi ospedalieri di rilievo nazionale”. E se si parla di chiusura dell’ospedale, è chiaro come ci siano molti modi per arrivarci: depotenziamento del personale e della strumentazione, e in generale sorvolare sulle mancanze che, dopo un po’, mettono in condizione di chiudere.

“Davanti all’opinione pubblica che ridiventa sonnolenta perché metabolizza il colpo subito, voglio anche ricordare il caso della Campania, dove i dati sugli esiti positivi dipendevano dalle condizioni dei pazienti mandati. Chi pensa di poter salvare l’ospedale per com’è, sbaglia! Stabiliamo performances e trend dei vari reparti, forse qualcuno chiuderà, quelli improduttivi o scadenti (e sono dati oggettivi), ma la mia linea di pensiero è di potenziare gli altri.” Riqualificazioni, tagli, aggiustamenti sembrano quindi essere la strada. Gatta fa però un’ultima osservazione, che conferisce il senso finale all’incontro: “Solo se ci riqualifichiamo ci salviamo, perché il posto di lavoro non lo perderà nessuno. Si tratta solo dell’ orgoglio di fare parte di una comunità con un ospedale qualificato. E non sempre siamo stati all’altezza della risposta in termini di salute”.

In un incontro che ha alternato intense mareggiate a conversioni di rotta, non si capisce chi sia davvero al timone di questa nave. Se i dati sono manipolabili, la politica regna sovrana, i soldi non hanno anima e il piano di riordino è un mostro marino di identità ignota, ancora non si capisce da quanti e quali pesci sia formato questo mare.

Una cosa è certa: nessuno squalo che si rispetti è deciso a mostrare i denti prima della fine della tempesta.

(A cura di Antonella Attanasio – antonellattanasio84@gmail.com)

Manfredonia, incontro al Consultorio: “Caravella San Camillo in un mare mosso” ultima modifica: 2016-02-14T18:05:07+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Parlangeli

    Complimenti, articolo davvero sgrammaticato. (???,ndr)


  • Parlangeli

    Cara redazione, avete omesso la seconda parte del mio primo commento che informava i lettori di un errore nel vostro articolo. Se nascondere un errore in un vostro articolo significa essere dei bravi giornalisti fate voi. La prossima volta almeno informatevi meglio di quello che scrivete. Abbiate il coraggio di ammettere lo sbaglio.


  • Redazione

    Buonasera, ricordandole che parliamo di un testo di oltre 10mila battute, rispettante oggettivamente i principi del diritto di critica e di cronaca, la qualifica era stata riportata tra parentesi. La parentesi è stata eliminata, da qui l’accoglimento della sua segnalazione. Per il resto, la ringraziamo; buona serata; Stato Quotidiano.it

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