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"La scelta di non menzionare i reati non è casuale"

Storie dal carcere per parole e immagini nel libro ‘L’altra possibilità’

"Affianchiamo già da tre anni il Csv, il carcere, l’Uepe e le altre associazioni che operano nel mondo penitenziario", ha detto Saverio Russo presidente della fondazione

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“La scelta di non menzionare i reati non è casuale. Volevamo raccontare le persone, oltre la detenzione. Ci sono intervistati con reati gravi e meno gravi, ma a noi interessava restituire il mondo di uomini e donne con il loro carico di emozioni, speranze, timori”. Il volume che raccoglie le storie si intitola, ‘L’altra possibilità”, a sintetizzarne lo spirito è Annalisa Graziano, responsabile dei rapporti fra il Csv (centro servizi volontariato) e il carcere di Foggia. Il lavoro per immagini e parole, con didascalie alle foto, sarà presentato domani presso la Fondazione Banca del Monte in una mostra visitabile fino al prossimo 29 aprile. I detenuti sono colti in vari momenti, dal lavoro nelle officine, dove fanno manutenzione alla struttura stessa, al campo di calcio, alla cucina, alla scrivania, alla cella.

PH: Annalisa Graziano

PH: Annalisa Graziano

“Affianchiamo già da tre anni il Csv, il carcere, l’Uepe e le altre associazioni che operano nel mondo penitenziario- ha detto Saverio Russo presidente della fondazione- nel tentativo di contribuire a realizzare l’articolo 27 della Costituzione: rieducare il condannato, offrirgli un’altra possibilità, alleviare il dramma delle famiglie dei detenuti, fare in modo che la detenzione non sia solo segregazione vuota ed alienante o, peggio, scuola del crimine, ma sia ripensata per ricostruire legami positivi con il mondo esterno”.

 

Le storie dei detenuti

Camminando per quei corridoi accompagnata da un

L’altra possibilità

PH: Annalisa Graziano

assistente capo e dal fotografo Giovanni Rinaldi, Graziano ha fermato sul taccuino il vissuto delle persone che scontano la pena. Il volume è diviso in due parti. Nella prima l’antologia di esperienze riguarda chi vive fra quelle mura, nella seconda (il libro è stato scritto insieme al Uepe, ufficio di esecuzione penale esterna) i protagonisti sono coloro che usufruiscono di pene alternative al carcere.

Il viaggio arriva a Cerignola presso le cooperative che gestiscono i beni sequestrati alla mafia, passa per San Severo, si ferma in alcune realtà foggiane: “Gli operatori hanno anticipato il nostro arrivo”, mentre nella struttura in via delle Casermette l’approccio è avvenuto con approccio diretto, cercando un dialogo, se possibile: “Ci sono storie di omicidi, di reati di droga, di associazione mafiosa, abbiamo incontrato molti extracomunitari. Non abbiamo parlato del reato ma della loro vita durante la detenzione e del dopo. Nelle loro aspirazioni c’è il reinserimento una volta usciti, la paura di trovare solo porte chiuse. Le donne si sono mostrate all’inizio più riservate, con un’attenzione ed una sensibilità particolare alla famiglia, ai figli che non vedono se non in quel momento di visite per cui si annulla qualunque altro evento in carcere, e che non si fa mai coincidere con altri appuntamenti. Le ho viste commuoversi mentre cucivano vestiti da battesimo commissionati dalla Caritas. Volevano un parrucchiere, ed è arrivato un professionista da Bari, fanno scuola di cucito, di cucina, di ricamo”.

 

Le associazioni in carcere

Graziano è giornalista professionista. Lavora al Csv, prima Cesevoca, dal 2005. E’ responsabile della comunicazione e spera che in un futuro si possano accendere i fari anche su altri due carceri della provincia, con lo stesso taglio, San Severo e Lucera. Le associazioni che operano nella struttura foggiana sono diverse, il centro studi Diomede di Castelluccio dei Sauri ha avviato un progetto per favorire la lettura nella sezione 416 bis, altre attività riguardano il teatro e laboratori vari. Un mondo che il libro contribuisce a raccontare e che, nello specifico delle voci dei detenuti e nelle foto che le ritraggono, “non cede mai alla spettacolarizzazione del disagio o del male. Il fotografo Giovanni Rinaldi è fedele al reperto esistenziale in pubblico, racconta ciò che è visibile ma nel visibile anche l’invisibile, mentre Annalisa Graziano usa la parola e scava anche nei vissuti, cerca di portare alla luce con pudore dalle segrete di ogni detenuto la piccola scatola nera di memoria che contiene”. L’analisi è dello scrittore Angelo Ferracuti nella prefazione del volume.

(A cura di Paola Lucino – paola.lucino@virgilio.it)

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