Manfredonia

Contratto d’Area, Brunetti: “colpa dei vincoli di permanenza”


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Il consigliere comunale A.Brunetti (ST)

Manfredonia – “ABBIAMO accettato di subire, dall’alto e in posizione supina, le scelte imprenditoriali, come quaranta anni fa con il Petrolchimico”. Parole che incitano ad una maggiore partecipazione dei cittadini agli eventi del territorio, “al risveglio di una coscienza civica e politica, oltre che economica”. Questo l’intento del dibattito promosso dalla parrocchia Cattedrale sul tema del Contratto d’Area. Alla presenza di un magro numero di partecipanti, circa una ventina all’interno della sala S. Benedetto, il Consigliere comunale Adamo Brunetti ha illustrato sinteticamente i dati di un progetto che doveva risollevare le sorti della popolazione sipontina.

COSA NON FUNZIONA?– Il Consigliere Brunetti riferisce: ”Esiste una realtà produttiva che funziona, malgrado le diverse problematiche del Contratto d’Area. Pensate che l’Enichem creava circa 800 posti di lavoro e 400 attraverso l’indotto. L’obiettivo del CdA era di attuare un’efficace azione di valorizzazione delle risorse umane, la riqualificazione delle aree industriali esistenti e l’attrazione di nuovi investimenti sul territorio. Ora col Cda siamo arrivati ad occupare circa 1400 persone ( Focus relazione)”.


Cosa non ha funzionato?


Il Consigliere Brunetti prosegue:” I punti critici sono da individuare nel vincolo di permanenza nel territorio da parte delle aziende di soli cinque anni che ha incentivato pratiche fraudolente. Dall’altro le stesse aziende hanno incontrato gravi difficoltà logistiche per le carenze legate ai ritardi nella realizzazione delle infrastrutture. Per terminare le infrastrutture mancano ancora 4 milioni e mezzo di Euro che ora il Comune non dispone e spera nell’attuazione del 3^ Protocollo. Gli imprenditori hanno investito nel nostro territorio contando sull’efficienza delle infrastrutture. Si sono registrati ritardi accumulati nella realizzazione degli impianti a completamento delle infrastrutture a servizio della zona industriale di Manfredonia, sia per il mancato raccordo ferroviario nell’agglomerato ASI (ex Enichem) e per la precarietà del porto che presenta, per di più, costi non competitivi con altri scali concorrenti”.

In effetti gli unici interventi infrastrutturali terminati grazie ai contributi Cipe e ai contributi pubblici erogati sono lo svincolo stradale della Strada Statale 89 delle aree industriali DI/46, PIP e DI/49 e i diversi interventi nella zone Ex Enichem. Manca all’appello il completamento delle opere più importanti come l’impianto di depurazione a servizio delle aree industriali del Comune di Manfredonia, l’assenza delle reti idriche e fognarie, il completamento della rete elettrica del Comune di Monte e il compimento della rete infrastrutturale a servizio dei siti con attività turistiche del Comune di Mattinata. Solo il 36% delle opere infrastrutturali sono state completate dall’avvio del Contratto d’Area e che forse non arriveranno mai ad una conclusione, considerando la crisi economica e il blocco dei finanziamenti.

FRANCO TROIANO: ”OLTRE AI SOLDI DEL CDA SONO ARRIVATI QUELLI DELLA SOVVENZIONE GLOBALE”– “All’interno del fallimento c’è anche la revoca dei finanziamenti, di cui il Cda ha goduto a pieno. Se pensiamo che oltre ai contributi statali, abbiamo goduto della Sovvenzione Globale, strumento dell’Unione Europea che finanzia forme di sviluppo locale. Sono piovuti milioni sul nostro territorio”, dice Franco Troiano, curatore fallimentare. “Si pensa di rimodulare l’erogazione del 3 protocollo che la crisi finanziaria ha bloccato. Inoltre rilevo un’altra criticità, la scarsa selezione delle aziende. Settori obsoleti come il tessile, che con la concorrenza estera hanno chiuso i battenti prima del tempo. La mancanza delle condutture dell’acqua nella DI/46 e lo scarso controllo da parte dell’amministrazione comunale. Si doveva istituire un pull di esperti che controllava i bilanci aziendali. Tutti questi elementi hanno permesso le deficienze economiche e le fughe dei capitali e delle risorse umane”.

MICHELE PIEMONTESE EX CONSIGLIERE COMUNALE” IL COMUNE NON PUO’ ESSERE L’IMPRENDITORE”- “La formazione dei dipendenti è importante, si constata che i nostri ragazzi avevano bisogno di essere addestrati e sono partiti al Nord per ricevere un’adeguata formazione. Questo dato non si può trascurare. Una classe di tecnici e di amministrazione non si è mai formata sul nostro territorio. Anche una classe imprenditoriale locale è stati quasi assente. Ora su 1400 persone che lavorano all’interno delle aziende, non dimentichiamo che la maggior parte sono in Cassa Integrazione e una parte in mobilità. Quindi il numero degli occupati che producono sono diminuiti. Lo strumento della Cassa integrazione agevola il pagamento delle spese correnti, ma non risolleva le sorti dell’economia locale. Manca la produzione e la cassa integrazione può essere interrotta perché i fondi statali sono esigui. Quindi gli ammortizzatori sociali potranno rivelarsi uno strumento deleterio in futuro. Il Comune non può essere l’imprenditore, ma un accompagnatore delle imprese nel processo di urbanizzazione e di promozione economica”.

Ora a fronte di 128 imprese che hanno usufruito dei fondi del Cda, quelle operative sono 45, la maggior parte in regime di cassa integrazione e di moblità, 53 hanno rinunciato ai finanziamenti, 12 hanno usufruito delle sovvenzioni ma non hanno mai avviato l’attività (tra istanze di fallimento e revoca degli stessi fondi). Un triste epilogo per l’intera comunità che attendeva il risveglio di un’economia locale addormentata tra gli ostacoli delle lobby di potere e la miopia di un passato che nulla ha insegnato.


mariapia.telera@statoquotidiano.it

Contratto d’Area, Brunetti: “colpa dei vincoli di permanenza” ultima modifica: 2011-05-14T19:28:54+00:00 da Redazione



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