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Aveva 79 anni e da tempo era ammalato

Addio Vincenzo Matarrese, per 28 anni presidente del Bari

Assieme a Eugenio Fascetti e Carlo Regalia realizzò un "ciclo" nella seconda metà degli anni '90

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Bari. E’ morto a Bari Vincenzo Matarrese, presidente della squadra di calcio pugliese per 28 anni, dal 1983 al 2011. Aveva 79 anni e da tempo era ammalato.

Biografia (wikipedia). Terzo di cinque fratelli (Michele, Antonio, Giuseppe e Amato Matarrese), ha lavorato fin da giovane nell’impresa edile di famiglia, la “Salvatore Matarrese Costruzioni S.P.A.” (dal nome del padre, che l’ha fondata). Le sue maestranze usano chiamarlo “don Vincenzo”. Michele Mincuzzi, che ha lavorato al suo fianco nell’A.S. Bari agli inizi degli anni ’80 lo definisce «uomo tenace», mentre sono ricordate diverse sue conferenze stampa da presidente del Bari, anche per la sua cadenza dialettale.

Nell’estate del 1983 il fratello Antonio, sempre più occupato dagli impegni politici e calcistici (era presidente della Lega Calcio), gli affida la presidenza dell’Associazione Sportiva Bari, la società calcistica che la famiglia ha in proprietà da sei anni e Vincenzo ricopre tale ruolo per ventotto anni. Diventa così il presidente più longevo della storia del Bari. Inizia come presidente nella stagione 1983-1984, affidando la squadra all’allenatore Bruno Bolchi e confermando pochi elementi del Bari dei Baresi che due anni prima avevano sfiorato la Serie A. La squadra ottiene la promozione in Serie B e le semifinali di Coppa Italia, guadagnate eliminando la Juventus agli ottavi e la Fiorentina ai quarti di finale. L’anno seguente il Bari ottiene la promozione in massima serie dopo quindici anni d’assenza; tale risultato (due promozioni consecutive dalla Serie C1 alla Serie A) costituisce un record per il club. Nel 1990 il Bari vince la Coppa Mitropa Cup.
Matarrese, tra i giocatori del Bari, posa con la Coppa Mitropa vinta dalla squadra pugliese nel 1990.

Nel 1991, dopo aver ottenuto il nuovo Stadio San Nicola, acquista i nazionali Zvonimir Boban, David Platt e Robert Jarni e a fine stagione la squadra retrocederà in Serie B.

Assieme a Eugenio Fascetti e Carlo Regalia realizzò un “ciclo” nella seconda metà degli anni ’90, mentre con Francesco Janich e Bruno Bolchi riportò i biancorossi dalla serie C1 alla A, nel biennio 1983-1985; il rapporto lavorativo con Janich proseguì negli anni successivi. Con Fascetti e Regalia sono rimasti rapporti di amicizia.

Nella stagione 1996-1997, in risposta ad ostruzionistiche contestazioni alla sua gestione, lascia il comunicato «pronti a passare la mano a chiunque possa fornire valide garanzie per la continuità del Bari». Dal 2007 vari tentativi d’acquisto dell’AS Bari sono falliti per disaccordi fra gli interessati. Nel giugno 2011, dopo la retrocessione in Serie B della sua squadra (che era ritornata in Serie A due anni prima, dopo otto anni in cadetteria), Vincenzo Matarrese si dimette assieme a tutto il consiglio d’amministrazione. Il club viene affidato al direttore generale Claudio Garzelli (che assume quindi la carica di amministratore unico) rimanendo pur sempre per il 90% dei Matarrese.

Sotto la sua gestione il Bari ha disputato più campionati in massima serie che nei quarant’anni precedenti, non ottenendo quel “salto di qualità” che lui stesso auspicava. I galletti, comunque, hanno sfiorato tre volte l’accesso ad una competizione internazionale nelle stagioni 1989-1990, 1998-1999 e 2009-2010; nel 1999 fu lui stesso a rifiutare la disputa della Coppa Intertoto e dichiarò «entreremo in Europa dalla porta principale». È stato il secondo patron della storia biancorossa ad aver mantenuto la formazione più a lungo in Serie A: i quattro anni 1997-2001 contro i cinque 1945-1950 di Tommaso Annoscia (nel sessennio 1935-1941 l’allora “U.S. Bari”, pur disputando sei stagioni consecutive in massima serie ebbe più presidenti – vedi la voce A.S. Bari).

Soprattutto a partire dal 1996, il suo operato al timone del Bari è stato messo in discussione da parte degli sportivi baresi. La critica rivolta dalla tifoseria ai Matarrese era nella mancanza d’investimenti (s’è sostenuto, per esempio, che nella seconda metà degli anni novanta, quando il Bari ha trascorso quattro anni in Serie A, gli introiti ricavati dalle vendite degli atleti emergenti hanno superato gli esborsi per il potenziamento della squadra). Matarrese si è sempre difeso da queste critiche, rivendicando la grossa quantità di denaro versata dalla sua famiglia per il Bari. Nei periodi di contestazione è stato vittima di atti intimidatori. Tra i suoi difensori, oltre a Fascetti, vi è stato lo storico (anche giornalista e commercialista) Gianni Antonucci, estimatore dei Matarrese (che definiva i Kennedy di Puglia), che ha motivato la vendita dei giocatori migliori una procedura necessaria alla sopravvivenza della società, aggiungendo che qualsiasi scelta del presidente era volta solo ed esclusivamente al bene del Bari. Nel 2012, Regalia accenna alle difficoltà finanziarie del momento, appoggiando le scelte operate dallo stesso club biancorosso. Il direttore sportivo Giorgio Perinetti (che ha lavorato dal 2007 al 2010 nella società biancorossa) dopo essersi dimesso dal Bari, sul suo sito personale riferendosi a Matarrese ha scritto «ha paura di sognare» e in un’intervista in cui gli si chiedeva il motivo dell’uscita dal club pugliese ha dichiarato «io consideravo la promozione in A un punto di partenza e non di arrivo». Antonio Di Gennaro, capitano del Bari a inizi anni novanta, definisce la gestione Matarrese priva di pianificazione e «mediocre»; il sindaco di Bari Michele Emiliano la giudica senza managerialità e sentimento e strumentalizzata politicamente.



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