Cultura
Venerdì 17 giugno, ore 19. In Piazza U. Giordano, all’aperto, spazio antistante la libreria

I “Carnefici” (e le prove) di Pino Aprile

L’autore di “Terroni”, saggio da 250mila copie, presenta il suo nuovo, sorprendente libro

Di:

Foggia. Cinque anni di ricerca sulle fonti per approdare ad una conclusione difficile da mandare giù, soprattutto dal punto di vista storico-accademico. Un libro che si pone a coronamento di una serie di precedenti pubblicazioni che, se non altro, hanno posto le basi di un riscatto meridionale e meridionalistico che ha trovato in questo autore e giornalista di Gioia del Colle la propria stella polare. Carnefici (Piemme, 2016) è l’opera più ambiziosa di Pino Aprile, ancor più di Terroni, il best-seller da 250mila copie tradotto anche all’estero e presentato nientemeno che a New York, dove l’autore ha ricevuto il premio “Uomo ILICA 2011” (Italian Language Inter-Cultural Alliance). Venerdì 17 giugno, alle ore 19, Pino Aprile torna a Foggia, ospite di spicco della rassegna “Libri e dialoghi” organizzata da Ubik e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Foggia, per presentare la sua ultima inchiesta storico-giornalistica. Come in occasione dei precedenti protagonisti della kermesse che sta trasformando il centro della città in un salotto letterario (Marone, Agnello Hornby e Di Paolo), anche questo incontro avrà luogo all’aperto, in Piazza U. Giordano (nello spazio live Ubik, in caso di maltempo). A conversare con Pino Aprile, il giornalista e scrittore Raffaele Vescera e il direttore del quotidiano l’Attacco, Piero Paciello.

Carnefici (Piemme, maggio 2016; 468 pagine). «Io so. So tutti i nomi e so tutti i fatti di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove». È il cuore di un celeberrimo atto d’accusa di Pier Paolo Pasolini pubblicato sul Corriere della Sera. Anche Pino Aprile sa. Sa tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero “meridionali”. Lo ha appreso con stupore e sgomento, e lo ha raccontato in un libro spartiacque, Terroni, che ha aperto una breccia irreparabile sulla facciata del trionfalismo nazionalistico. Se mancavano ancora prove, ora le ha trovate tutte, al termine di un’incalzante e drammatica ricerca durata cinque anni. E sono le prove di un genocidio. Perché è questo l’ordine di grandezza che emerge dall’incrocio dei risultati dei censimenti disposti dai Savoia (nel 1861 e nel 1871) e dei dati delle anagrafi borboniche: un genocidio. Centinaia di migliaia di persone scomparse è la cifra della strage di italiani del Sud compiuta per unificare l’Italia. Si scopre, così, di come venivano rasi al suolo paesi interi, saccheggiate le case, bruciati vivi i superstiti. Si apprende come avvenivano i rastrellamenti degli abitanti di interi villaggi, e li si sottoponeva a marce forzate di decine di chilometri, e a torture. Ci si imbatte in fucilazioni a tappeto di centinaia di persone. L’Italia “liberata” è stata nella realtà dei fatti un immenso Arcipelago Gulag, di cui ora si può ricostruire la mappa e l’organizzazione: deportazioni, campi di concentramento, epidemie. Sono atrocità degne della ferocia dell’Isis. Per molto meno, sono stati processati e condannati ufficiali e gerarchi nazisti. Ma in Italia, invece, agli autori di quei crimini di guerra sono andate medaglie, promozioni e, talvolta, piazze e strade dedicate in quegli stessi paesi che insanguinarono. Monumenti ai carnefici. Con pagine di rara potenza, appassionate e documentate, forte di reperti e fonti che per troppo tempo sono stati celati, Pino Aprile svela il vero volto di molti dei presunti eroi della storia Patria, ed evidenzia le ripercussioni di questa tragedia negata e cancellata. È questa la sua opera fondamentale, la più sconvolgente e ambiziosa. Quella dopo la quale davvero non si potrà più dire: io non sapevo.

Pino Aprile. Giornalista e scrittore, pugliese residente ai Castelli Romani, è stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente. Per la Tv ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud” e al settimanale del Tg1, Tv7. È autore di saggi accolti con successo e tradotti in diversi paesi. Terroni, uscito nel 2010 e diventato un vero e proprio caso editoriale, e i successivi Giù al Sud, Mai più terroni, Il Sud puzza e Terroni ’ndernescional hanno fatto di Aprile il giornalista “meridionalista” più seguito in Italia e gli sono valsi molti premi, tra cui il Premio Carlo Levi nel 2010, il Rhegium Julii nello stesso anno e il Premio Caccuri nel 2012.



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati