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È con la “realpolitik” che si può ipotizzare lo sviluppo di San Marco in Lamis

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San Marco in Lamis. Nonostante l’inattesa sconfitta elettorale, concretizzatasi il 6 giugno u.s.con appena 100 voti di scarto (nrd ultima conta ufficiale), il morale si mantiene ancora alto nella compagine di “San Marco nel cuore. A farlo sapere ai quattro venti, o meglio su face book, ci pensa Nicola Potenza, il più giovane e suffragato tra i quattro eletti della squadra di opposizione guidata dal già candidato sindaco, Pasquale Spagnoli. Quest’ultimo, con la solita grinta, che lo ha contraddistinto durante l’acceso confronto elettorale, dichiara e scrive, infatti: ”Il mio impegno totale e appassionato per la mia città non si è esaurito il 5 giugno scorso. Anzi, tutt’altro. In campagna elettorale ho più volte sottolineato come i cittadini rappresentano nel mio progetto di “una città che guarda al futuro” il fulcro centrale delle decisioni e delle scelte. La partecipazione attiva di una comunità alla vita politica della propria città non può prescindere, però, dalla conoscenza degli atti amministrativi adottati dall’Ente Comunale e del lavoro svolto dall’Amministrazione Comunale. La mia pagina, pertanto, sarà per me uno strumento di comunicazione per mettervi al corrente di tutta l’attività politico-amministrativa del nostro comune…e non solo! Le vostre opinioni e i vostri commenti saranno per me importanti per portare in Consiglio Comunale e nelle sedi opportune le vostre proposte per una San Marco migliore”.

Tanto di cappello! È così che si fa e si deve fare politica. Secondo i bene informatiti delle cose locali, la guerra personale che caratterizza l’attuale momento non gioverebbe, né interesserebbe a nessuno. Non giova, a dir loro, perché di fronte al mare di problemi di cui è afflitta la città, le questioni e i punti di vista personali passerebbero in secondo piano. Qualcuno, intanto, si sforza evangelicamente di insistere: “proponeteci e vi daremo ascolto; chiamateci e noi risponderemo!”. Tale unità di intenti e di azione varrebbe, secondo i critici, soprattutto quando si va fuori a rappresentare la città. In tal caso occorre essere necessariamente uniti e parlare una lingua sola. Questo si chiama “realpolitik”. Sui tavoli esterni, l’Udc, tramite esponenti diretti e dati alla mano, sarebbe coperto in ogni sede e luogo, dalla Provincia alla Regione, dal Governo nazionale e all’Europa.

(A cura di Antonio Del Vecchio, 14.07.2016)



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