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"Chiediamo che cultura e arte, siano fruibili pubblicamente in una strada, o piazza, della città di Napoli, ogni giorno dell’anno"

Napoli: fuori i clochard dalla Galleria Principe Umberto e “dentro” gli artisti: purché paghino

In questo sembra che Napoli si equipari alla Francia nel riuscire a convivere con i clochard. Ma con tale ironia intendiamo soltanto rifarci a quel: «Vietato nutrire i clochard»

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Napoli Napoli, decisamente, non è Parigi e la Galleria Principe Umberto non è Montmartre. Purtroppo, dovremmo dire. Montmartre è stato per lungo tempo un villaggio separato da Parigi, “ventre” per l’arte, capace di attirare gli artisti più straordinari e dare al mondo un patrimonio eterno. D’altra parte Montmartre era al di fuori dei confini della città, libera dalle tasse di Parigi e, purtroppo, le “12 unità immobiliari di proprietà del Comune di Napoli in Piazza Museo Nazionale e nella Galleria Principe”, non lo sono. E il Comune di Napoli se n’é reso conto dopo che Giovanni Manzo, artista napoletano, circa un anno fa, chiese al Sindaco De Magistris, con una petizione su Change.org, che agli artisti napoletani, che lo richiedessero, fosse dato uso, a titolo gratuito, di una strada, o una piazza, dove poter esporre i loro lavori, ogni giorno, per 365 giorni l’anno:- “Chiediamo che cultura e arte, siano fruibili pubblicamente in una strada, o piazza, della città di Napoli, ogni giorno dell’anno. Per questa ragione pittori, scultori, fotografi e tutti i napoletani sottoscritti, chiedono, a titolo gratuito, l’uso di un luogo pubblico, appositamente dedicato all’esposizione di quadri, sculture e fotografie, 365 giorni l’anno.”

Il Sindaco De Magistris sembrò avesse ascoltato le richieste, per cui, dopo incontri, telefonate, e diverse mail, il luogo (il porticato della Galleria Principe Umberto, di fronte il Museo Nazionale) sembrò fosse stato “aggiudicato”. Il dialogo divenne strettissimo dopo che “Gli artisti metropolitani” (un gruppo di circa 4000 firmatari),indicarono l’ avvocato Pasquale D’Aiuto come legale rappresentante e questi mandò una PEC al Sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Si era al 6 giugno 2015 e, a mezzo di e mail e colloqui con il Dott. Felice Balsamo, Delegato per l’informatizzazione e la comunicazione presso il Comune di Napoli, Staff del Sindaco, parve esserci un felice procedere, sia dei lavori di ristrutturazione della galleria (occupata costantemente da clochard), che del progetto, presentato, stilato da un architetto facente parte del gruppo degli artisti metropolitani. La sottoscritta, parlando della questione in un precedente articolo su Napoli e il meridione d’Italia, aveva sottolineato: ” (…) , quando a seguito della richiesta da parte degli artisti napoletani,sostenuta da una petizione, il Sindaco De Magistris ha accolto l’ iniziativa assegnando come luogo possibile i portici antistanti la Galleria Principe Umberto di Napoli, ci si è presto resi conto che rappresenta il luogo dove vanno a dormire persone senza tetto.” Nessun problema. In questo sembra che Napoli si equipari alla Francia nel riuscire a convivere con i clochard. Ma con tale ironia intendiamo soltanto rifarci a quel: «Vietato nutrire i clochard»; avviso affisso alla parete di un McDonald’s di Hyères, nel Var, sud della Francia, che ha fatto subito polemica, perché di regola tale divieto si applica ai piccioni. In realtà evidentemente una soluzione il Comune di Napoli deve averla trovata, visto che, in pieno agosto (sempre d’agosto sembrerebbero nascere in Italia, dove “chi pensa” evidentemente “non prende le vacanze”, le decisioni più sorprendenti), precisamente il 12, “dalle Direzioni Patrimonio e Giovani del Comune di Napoli,” viene pubblicato: “l’Avviso pubblico voluto con delibera di Giunta Comunale, n.489 del 23 luglio 2015, (…) di selezione per l’assegnazione delle 12 unità immobiliari di proprietà del Comune di Napoli in Piazza Museo Nazionale e nella Galleria Principe.”

E’ forse la risposta alla richiesta dei 4000 artisti metropolitani? In teoria (ed anche in pratica), se l’aspetterebbero tutti. Ed anche che “fosse dato a Cesare quel che è di Cesare”, ossia merito a chi l’idea l’ha avuta: Giovanni Manzo, a chi l’ha condotta avanti, l’Avv.to Paquale D’Aiuto e ai quattromila artisti napoletani. Invece pare proprio che questa bella idea sia stata partorita: “su proposta dell’Assessore ai Giovani, Alessandra Clemente e al Patrimonio, Sandro Fucito,”. Bravi davvero.

L’OGGETTO: “Approvazione ed emanazione dell’Avviso pubblico di selezione per l’assegnazione in concessione d’uso a titolo oneroso di locali di proprietà del Comune di Napoli, ad uso non residenziale, in piazza Museo Nazionale e nella Galleria “Principe di Napoli”. A titolo oneroso, ossia con il presupposto che chi decide di partecipare, in qualche modo sia in grado di tirare fuori soldi. C’era da sperare che, almeno nelle premesse, si ricordasse che tutta questa rivoluzione culturale era partita da Giovanni Manzo, correlata a quattromila firme di artisti della città e seguita da un legale rappresentante, ossia l’avv.to D’aiuto. Ma NON è così. “IL DIRIGENTE DEL DEMANIO, PATRIMONIO E POLITICHE DELLA CASA E IL DIRIGENTE DEL SERVIZIO GIOVANI E PARI OPPORTUNITÀ PREMESSO CHE: (…)” ai punti 1 e 2 si rimarca come si sia deciso di: -” l. revocare, l’assegnazione all’Associazione “SOS Sociale” del civico XVIII, demandando al Dirigente del Servizio Demanio, Patrimonio e Politiche per la Casa tutti gli adempimenti tesi al recupero delle somme dovute dalla stessa a tutela dell’Ente; 2. revocare l’assegnazione all’ Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Guerra del civico XIX, demandando al Dirigente del Servizio Demanio, Patrimonio e Politiche per la Casa l’individuazione di locali in sostituzione di quelli attualmente occupati;”-

Mentre in successione si determina: ” 1. Approvare l’Avviso pubblico di selezione per l’assegnazione in concessione d’uso a titolo oneroso di locali di proprietà del Comune di Napoli, ad uso non residenziale, in Piazza Museo Nazionale e nella galleria “Principe di Napoli” che, allegato al presente atto, ne diventa parte integrante e sostanziale;”.
E’ tutto pubblicato. Quindi quanti si dicano interessati a meglio comprendere le finalità dello scopo non hanno da fare altro che aprire il link:
http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/27742

L’intenzione purissima della brillante idea venuta evidentemente dall’alto (gli artisti metropolitani che fine hanno fatto?) è la seguente: – “Attraverso suddetto Avviso è intenzione dell’Amministrazione Comunale promuovere il riuso del patrimonio edilizio esistente non utilizzato come forma di politica urbana, capace di attivare processi virtuosi di sviluppo culturale, sociale ed economico della città, completando il percorso di valorizzazione della Galleria Principe di Napoli e delle sue pertinenze, individuando progetti commerciali coerenti con la sua vocazione culturale, sostenibili nel medio periodo e di elevata qualità.” Etc.. etc.. “Gli interessati a partecipare alla selezione dovranno far pervenire in busta chiusa e sigillata, firmata sui lembi di chiusura, la propria domanda, secondo il modello (Ali. A), al “COMUNE DI NAPOLI, UFFICIO PROTOCOLLO GENERALE – PIAZZA MUNICIPIO N. 1 – 80133 NAPOLI” entro e non oltre le ore 12,00 del giorno 30 ottobre 2015.”

Purchè, ovviamente, affermino: “• che è disponibile a ristrutturare gli spazi richiesti a propria cura e spese;(…)”. Stiamo a vedere.

(A cura di Bianca Fasano, Napoli 14 agosto 2015)

Napoli: fuori i clochard dalla Galleria Principe Umberto e “dentro” gli artisti: purché paghino ultima modifica: 2015-08-14T12:41:22+00:00 da Bianca Fasano



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