Editoriali

Fiera del Levante. Il vento del domani

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Inaugurazione 75 FdL (Ph: Uff.St.FLV)

Bari – “SOFFIA il vento del Domani” nelle vele della 75^ edizione della Fiera del Levante e il suo nocchiero, Gianfranco Viesti, da moderno Odisseo prova a spingerla verso le Colonne d’Ercole di un passaggio epocale, indicando la frontiera virtuosa del futuro, della maturità e del coraggio. Verso l’approdo ambizioso di idee e conoscenze tecniche e commerciali, per una crescita diffusa, le cui reti possano gonfiarsi di opportunità. Per Bari che la ospita, per la Puglia che ne vanta storia e protagonisti, per l’economia nazionale, che dovrebbe farne perno di innovazione e ponte-vetrina della sua produzione e della sua creatività, verso la prospettiva internazionale dei nuovi mercati emergenti.

L’equipaggio, però, è restio e i passeggeri ancora troppo legati al pragmatismo tradizionale della quotidianità. L’appuntamento fieristico continua ad essere vissuto in una logica fondamentalmente localistica e come una sorta di gita “fuori porta” da fare con la famiglia, all’insegna del panino, della bibita e dell’ennesima offerta commerciale, che diventa “speciale” in occasione dell’evento.

Una piega ulteriormente favorita, da qualche anno, anche dal venir meno di uno spot promozionale straordinario come la partecipazione, non solo alla cerimonia inaugurale, delle più alte cariche istituzionali del Paese. Che relega anche la Fiera del Levante a fatto territoriale periferico, da affidare al politico locale di riferimento. Un depotenziamento scientifico del palcoscenico Mezzogiorno e, di conseguenza, di tutte le sue risorse: naturali, finanziarie, umane, commerciali, tecniche o artistiche che siano. Per cui, la lotta per la sopravvivenza e le orgogliose testimonianze di riscatto richiedono sforzi, tenuta e capacità reattive sempre più estenuanti.

Entrata Fiera del Levante (Ph: Uff.St.FLV)

E così mentre si richiede fronte comune per dimostrare quante e quali carte in regola abbiano una città come Bari, una regione come la Puglia e l’intero Sud di questo Paese, nel rivendicare identità ed azione pro-attiva nell’affascinante sfida nazionale dell’Expo 2015, si è costretti a perdersi nella desolante quotidianità della diatriba per gli ingressi omaggio. Certo, il giro di boa impresso dalla nuova presidenza si è rivelato troppo repentino (tutti paganti e biglietti a 7 euro) e il rischio di “strambata” è stato piuttosto evidente. Però è bene che ci si abitui a una Fiera del Levante più professionale e decisamente più attraente per i grandi espositori, e nel contempo più allettante per gli esigenti operatori internazionali.

A tal proposito, sarà bene che le rotte della “Caravella” restino saldamente mediterranee, ma riescano a rivolgersi a tutti gli interlocutori commerciali, compresi e soprattutto quelli più tradizionali. Perché la Fiera del Levante di domani avrà bisogno di tutti per essere “un luogo pieno” e “una fiera aperta 365 giorni l’anno”, in grado di ospitare “flussi continui” ed aprire le porte ad una vivacità operativa permanente. E di tutti avrà bisogno il presidente, Gianfranco Viesti, per la sua sfida orgogliosamente ambiziosa: “La Fiera del Levante diventerà innanzitutto un luogo dei giovani. Dei tanti che animeranno le fiere, i congressi, le attività permanenti. Dei tanti che nella Fiera troveranno una piattaforma, resa disponibile dall’azione pubblica e collettiva, per mettere a frutto saperi, competenze e capacità. Per lavorare e creare lavoro. Per offrire al mondo il saper creare e il saper realizzare. Soprattutto in questi tempi di paura e di disincanto, la Fiera dovrà segnare progressivamente il tempo dell’impresa e della costruzione di un futuro, possibile e sostenibile”. Auguri e buon vento, a tutti!

gelormini@katamail.com



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