Cultura

Il viaggio delle parole di Matteo Salvatore

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Il regista Damato alla presentazione dell'evento (ST)

Manfredonia – RICONOSCENZA e ammirazione i sentimenti espressi ieri dagli artisti presenti alla conferenza stampa dedicata al cantastorie pugliese Matteo Salvatore. Una figura estrosa caduta nell’oblio culturale, che il tempo ha riscoperto eccellente narratore della miseria e della povertà che soffocano il Sud.

PROFILO – Compositore e cantante di musica popolare, interpreta con trasporto emotivo i canti tradizionali del Gargano. La sua musica è un fondersi tra il cielo e le montagne che cadono nel mare, un panteismo popolare che cela poeticità e protesta. Una protesta contro la fame che tormentava la famiglia di Matteo Salvatore, la madre elemosinava, sua sorella morì denutrita. Polvere e poesia si incontrano, i piedi nudi di quei fanciulli che giocavano per strada e non tornavano per il pranzo perché la fame doveva diventare l’unica sensazione di cui cibarsi. Il padre viene arrestato e in carcere incontra Giuseppe Di Vittorio con il quale compone Evviva la Repubblica, motivo che lo stesso Salvatore canterà. Analfabeta, comporrà ballate popolari che nessun titolo accademico potrà ispirare. Un poema che nasce dall’esperienza.

Il cantautore Lucio Dalla (ST)

LUCIO DALLA “LA MIA CULTURA E’ MANFREDONIANA”- Una presentazione che non può non rimandare alla tradizione di una terra amara e meravigliosa, bagnata di sudore e di sangue, arida di povertà e denutrita di diritti. “Da quando avevo 6 anni fino ai 15 anni ho vissuto a Manfredonia, mia madre lavorava qui in Puglia. Il dialetto che parlo è il manfredoniano, non il bolognese, la mia cultura è manfredoniana” dichiara Lucio Dalla “ Matteo Salvatore con la sua musica aveva una funzione provocatoria, ma anche descrittiva del trauma della povertà. Ne farà di lui una bandiera sociale, il valore della cultura garganica, marina. La scelta del linguaggio e la sua vocalità sono davvero da apprezzare che negli artisti italiani contemporanei, come Vasco Rossi, per citare un esempio, non possono competere”. Dalla insiste:”Il limite della nostra regione è di non lanciare queste figure. Un prodotto culturale da esportazione che in questo mondo globalizzato ha bisogno dei valori cantati da Matteo Salvatore”.

DAMATO”L’ITALIA E’ ABILE A DIMENTICARE” – Il regista Cosimo Damiano Damato sostiene:” L’Italia della commemorazione, dei funerali, l’Italia che è brava a dimenticare. Ora c’è un nuovo riscatto culturale del Sud, un nuovo rinascimento fatto di musica, poesia, quindi dobbiamo recuperare queste figure, non abbandonarle”.

Le stesse autorità politiche presenti come il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi e il Commissario del Parco Nazionale del Gargano Stefano Pecorella hanno apprezzato la figura dell’artista di Apricena, esortando tutti a partecipare all’anteprima mondiale di questo concerto e della proiezione del film “Il bene mio”, prodotto dalla Promo Music di Marcello Corvino, diretto da Cosimo Damiano Damato e scritto con la collaborazione dello stesso Damato e Angelo Cavallo, manager di Matteo Salvatore.

Conferenza stampa a Manfredonia per evento su Matteo Salvatore, nella foto (ST)

“PADRONE MIO TI VOGLIO ARRICCHIRE” Matteo nutre il suo sguardo del paesaggio garganico, prima a Vieste, e in seguito si stabilisce a Mattinata. Gli ultimi anni della sua esistenza li trascorre in un pianterreno a Foggia dove incontrerà la morte dopo aver sofferto il dolore immobile della malattia. Nel brano Padrone Mio, Salvatore evoca scenari di violenza e di ironia: ”Padrone mio, ti voglio arricchire, voglio lavorare come un cane, quando sbaglio dammi le botte, voglio la morte, non mi cacciare. Ho tre figli, vogliono il pane, chi glielo da è il papà”. Una storia di potere al contrario, un potere cieco che non riconosce la stessa carne che chiede il pane. I figli degli sfruttati, dei bastonati non solo dalla miseria, ma da chi si sente padrone anche della vita oltre che del denaro. La poesia intrisa dalla semplicità dialettale di Apricena e dalle tormentate scene di vita, che a tratti godono dell’incantevole paesaggio del Gargano, segnano nell’anima dell’autore una colonna sonora che si ripete fino ai giorni nostri.


mariapia.telera@statoquotidiano.it



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Commenti

  • La dimostrazione di quanto lavoro c’è ancora da fare su Matteo Salvatore (magari di documentazione, analisi e studio oltre ai più facili concerti in memoriam) è, per esempio, nella citazione errata presente in questo come in tanti altri articoli: “Il padre viene arrestato e in carcere incontra Giuseppe Di Vittorio con il quale compone Evviva la Repubblica…”. Lasciate perdere Di Vittorio, non ha mai condiviso una cella o scritto canzoni con Lazzaro Salvatore.


  • Maria Pia Telera

    Gentile lettore, la testimonianza raccolta e riformulata in questo articolo è tratta dalla biografia curata direttamente da Angelo Cavallo, suo intimo amico e manager dello stesso artista.

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