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Lambresa saluta la Giunta: “Io, diventata un problema”

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L.Lambresa, G.Mongelli (image N.Saracino)

L.Lambresa con G.Mongelli (archivio, fonte image N.Saracino)

Foggia – PUNTO primo, Lucia Lambresa ratifica le dimissioni. Punto due, la minoranza chiede conto del fatto. Punto tre, Gianni Mongelli annuncia che si apre la fase due dell’amministrazione da lui presieduta grazie all’apporto determinante della stessa Lambresa. Sono i passaggi fondamentali di un segmento disegnato da giorni e conclusosi nell’unica maniera possibile. Ovvero, con le dimissioni della pasionaria ex missina ormai in rotta evidente con i provvedimenti adottati dall’Ingegnere.

PIO ROLLA (UDC): “DIMESSA PER LA TARSU” – Secondo Pio Rolla, Responsabile Provinciale Udc e delegato per conto del partito scudocrociato agli Enti Locali, “un gesto di coraggio” della vicesindaco, dissociatasi, in questo modo, dal “recente aumento della Tarsu”. Ma in realtà, dietro la decisione della Lambresa si cela una distanza certificata giorno dopo giorno, che gli ultimi accadimenti hanno soltanto acuito. A confermarlo, mentre sbaracca le stanze di Palazzo di Città, è proprio l’ex vicesindaco. Mongelli ha rigettato le sue dimissioni le ha chiesto di non andar via, di rimanere al suo fianco, di ricreare il feeling che ha consentito ai due di pedalare inesorabilmente verso le stanze dei bottoni del capoluogo dauno. Ma Lucia è coriacea, le promesse non bastano più. Le dimissioni, assicura un consigliere di minoranza che le ha parlato giusto prima di maturare la decisione, sono “unilaterali e ricettizie”. Vale a dire, non c’è possibilità che venano respinte. Cosa confermata, in privato, anche dal Presidente del Consiglio Comunale Raffaele Piemontese.

“ERO DIVENTATA UN PROBLEMA” – Non farà parte del rimestamento delle carte della maggioranza. Qualcuno, fra i banchi del centrosinistra, già tira un sospiro di sollievo. Lei non ne fa un dramma, sa di essere stata spesso osteggiata e che, anzi, stava impantanandosi, senza possibilità d’uscita, nelle secche della crisi amministrativa. Crisi che, dunque, adesso è ufficializzata. “Da un po’ di tempo – lamenta appena fuori dall’uscio della Sala del Consiglio, dove si è affacciata per pochi attimi – Lucia Lambresa era divenuta un problema. Lucia Lambresa era responsabile d’ogni cosa, che si trattasse dei Vigili Urbani come dell’Amica”. E’ tranquilla, non mostra segnali di nervosismo. Sorride, anche se cela a fatica un velo di magone. Lotta con se stessa, prova a darsi forza. La cavalcata con Gianni Mongelli, le giornate dell’ultima campagna elettorale, l’hanno marcata e restano eventi indelebili.

MANI LIBERE – Ripensa alla possibilità di liberarsi le mani. “Adesso potrò interloquire a mio piacimento, ho riacquistato una libertà di manovra che non avevo da un pò”. Prima, imbrigliata nelle maglie di un centrodestra confuso ed indeciso, che ha sacrificato la vittoria pur di sacrificare lei. “Io volevo chiudere la mia carriera con una grande campagna elettorale, con una grande sfida”. Poi, incastonata in un’amministrazione non del tutto conforme al suo Dna mai rinnegato di donna di destra in cui, non poche volte, ha giocato il ruolo della sinistra.

NOI SUD – Tornerà a fare politica, dunque, Lucia Lambresa. Ripartendo da un progetto che, per il momento, esula coinvolgimenti di potere: quello di Noi Sud, accanto all’amica Adriana Poli Bortone. Per l’ex sindaco di Lecce, la Lambresa è un riferimento assoluto sul territorio. Ha creduto in lei senza pensarci una volta di più. Forse per i passati in comune, forse per la propensione a rimanere in loco. Restano comunque le forze militante. A Foggia, Noi Sud è Lucia Lambresa. Lambresa che, adesso, si trova a dover gestire anche un altro paradosso: con lei fuori dall’assemblea e la civica che porta il suo nome invece presentissima. E che anzi, con il voto al bilancio, ha decretato ufficialmente il distacco dalla sua capostipite. Massimo Lancetti e Cosimo Leone, che si sono astenuti sul bilancio di previsione 2011, hanno dato invece pieno consenso al consuntivo 2010. Lucia non ha gradito, ma sulla cosa glissa così: “Non mi interessa che cosa faranno, il problema è il loro. Posso solo dire che hanno usufruito della mia presenza per entrare in Consiglio. A loro le valutazioni”. Anche se, fra i banchi, chi sussurra che, questo, sia stato un regalo, l’ultimo, fatto all’amico Gianni.

Opzione difficile, a dire il vero. Sul bilancio la dissidente è categorica: “Io questo bilancio non potevo approvarlo. Non stiamo parlando di una leggina o di un’ordinanza di poco conto, ma del massimo atto politico di un’amministrazione”.

Il sindaco Gianni Mongelli (Ph: Piero Ferrante, St)

I GUAI DI MONGELLI – Chiaro che, con le sue dimissioni (depositate ufficialmente al protocollo di Palazzo di Città questa mattina), a Palazzo di Città la crisi l’abbia aperta proprio lei, ancor prima che la maggioranza rimasta a rimpolpare i ranghi del centrosinistra. E ora, per Mongelli, incominciano i guai. Rispetto a due anni fa, l’Ingegnere è estremamente più debole, senza braccio destro e con pochi a fidarsi ciecamente di lui. Soltanto la segreteria del Partito Democratico e, in solitaria, Domenico Rizzi (SeL) non l’hanno mai abbandonato. Per il resto, la squadra di governo e la maggioranza sono da ricostruire per intero. La frammentazione ha calcato la mano su quasi tutte le formazioni della maggioranza. In 24 mesi è nata Sinistra ecologia e Libertà (i suoi attuali iscritti erano ripartiti fra civica del sindaco, Sinistra per Foggia e, in minima parte, Rifondazione Comunista), si è spaccato il Partito Socialista (restano Psi e Socialismo Dauno di Pino Lonigro, anche lui con un piede in SeL e uno in componenti socialiste velleitarie), si è frantumato, fra le pezze sporche, l’Udc (con Mongelli è rimasta l’Unione di Capitanata che, ufficialmente, non esiste, mentre Eugenio Iorio, presidente provinciale scudocrociato, siede fra i banchi dell’opposizione) ed anche il Pd non gode esattamente di una salute di ferro, diviso com’è al suo interno e avendo generato i presupposti per le fuoriuscite di Michele Sisbarra (rimasto indipendente, ma di simpatie SeL) e del duo inseparabile, di precedente vocazione Fioroni, Claudio SottilePaolo De Vito.

E ORA? – Se non proprio per tutti, ci sarà un piccolo Eldorado a disposizione dei partiti. A Mongelli spetta il compito di contentare tutte queste anime morte della sua componente di Governo. La strada per venir fuori dall’impasse è tracciate e si chiama rimpasto totale. Tutti i partiti sono rassegnati all’azzeramento di una Giunta che non riesce a produrre atti rilevanti. Ed allora è già pronta la corsa. Angelo Benvenuto ha lanciato l’avviso in presa diretta, con un monito cui il sindaco ha risposto con un’occhiata fra il disperato, il rabbioso e l’incredulo: “Votiamo il bilancio, ma il nostro voto è sottoposto a quello che avverrà dopo”. Ovvero, a partire da oggi stesso, a nemmeno 24 ore dall’approvazione dell’atto economico. Le consultazioni serviranno al sindaco per testare la possibilità di garantire la promessa della discontinuità e ai partiti per testare i margini di manovra.

CENTRISTI – Sgomitano anche i Moderati e Popolari di Sottile. “Ci rifiutiamo di fare la minoranza della maggioranza” ha detto l’ex Assessore di cilibertiana memoria. Dovrebbe esserci spazio in Giunta, azzarda un consigliere di maggioranza “ad occhio e croce”, alla Pubblica Istruzione. Mentre dalla maggioranza Ciccio D’Emilio sbraita alludendo a ruoli pronti a liberarsi nelle municipalizzate giust’apposta per coprire il sindaco al centro del centrosinistra.

Difficile, poi, tenere fuori i centristi di razza. Unione di Capitanata legherà il suo sostegno alle decisioni di Mongelli. Identicamente, c’è da scommettere che anche gli ex fedelissimi della Lambresa chiederanno pegno al sindaco come ricompensa per il tradimento. E segnali distensivi li ha lanciati anche Iorio. “Io – ha affermato pubblicamente il consigliere di minoranza rivolgendosi a Mongelli – non chiedo nulla a nessun sindaco, ma se c’è bisogno sono pronto ad aiutarla, accanto a SeL, al Pd, a quel che resta del Psi e a Sisbarra”. Nulla di meno sibillino fu mai pronunciato.

SINISTRA – E a sinistra? Il Partito Democratico, che comunque manterrà Raffaele Piemontese a capo dell’assise consiliare, non farà passi indietro. Ha determinato una volta le scelte del sindaco e sarà pronto a farlo ancora, schierando, se necessario, i pezzi da novanta del Partito contro le pretese delle altre formazioni. Voci di corridoio, invece, vogliono il Psi già potentemente concentrato sull’obiettivo “Lavori pubblici”. Ci sarà da sudare, invece, per SeL. Leo De Santis, consigliere vendoliano, confessa di aver già discusso, e più volte, della possibilità di dar vita ad una nuova formazione di Governo. “Giovane, competente, dinamica, attraente e discontinua”. Resta l’ostacolo, non indifferente, della non presentazione della lista in sede elettorale. Un’assegnazione “generosa” scatenerebbe le ire di Rifondazione, anch’essa non presente in consiglio, ma comunque attivamente coinvolta da Mongelli.

FOCUS, LA SEDUTA DI BILANCIO, MONGELLI AVANTI ANCHE SENZA LAMBRESA Focus

p.ferrante@statoquotidiano.it



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Commenti


  • Salvatore Speranza

    … ah se si cogliesse l’opportunità della crisi per parlare di progetti … di come, in una situazione di assoluto degrado, rilanciare … di come riuscire a rendere pratico quello che fino ad ora è stato solo uno slogan: Foggia Capitale !!!

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