Economia

La Manovra passa, Sessa: “un errore non cancellare le Province”

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Parlamento (ST)

Roma – LA manovra, che sta per essere varata in via definitiva dal Parlamento italiano, come tutte le manovre di questi ultimi anni non va bene.

Non va dal punto di vista dei saldi, dal punto di vista dell’equità, dal punto di vista degli obiettivi che doveva raggiungere. Sbilanciata sul versante delle imposte, troppe tasse. Debole dal punto di vista dei tagli, a cominciare da quelli alla politica e alla spesa corrente. Debole dal punto di vista strutturale perché è stato accantonato il taglio alle provincie e la equiparazione tra uomini e donne per l’età pensionabile rinviata al 2026. Inoltre questa manovra poteva essere l’occasione per anticipare l’applicazione dei parametri di efficienza nella sanità e nella gestione ospedaliera e per il contenimento della spesa farmaceutica con l’introduzione di assistenza indiretta per l’acquisto dei farmaci almeno per i redditi sopra i 35 mila euro. Ci sono circa 20 miliardi di tagli da definire e non capisco perché i 35 miliardi di erogazioni a fondo perduto, molto spesso da destinare agli amici degli amici, non sono stati trasformati in parte a credito di imposta o in mutui a tasso agevolato a medio termine.

Nel frattempo un’operazione che andava fatta in 4 giorni si trasformava in un indegno teatrino di settimane, la situazione sui mercati peggiorava con l’aumento del tasso di rendimento dei BOT, dei CCT e dei BTP e con il forte rallentamento della crescita che hanno fatto rivedere verso il basso l’aumento del PIL in tutti i paesi e in particolare in Italia. L’ultimo dato è quello di luglio con un calo della produzione industriale del -0,7%. Tutto questo ci fa dire sin d’ora che l’obiettivo del pareggio di bilancio al 2013 non sarà raggiunto.

Contemporaneamente la crisi greca si è aggravata e il suo possibile fallimento è più vicino. Il default di questo Paese avrebbe gravi ripercussioni sul sistema bancario francese e tedesco che da settimane registra perdite molto forti sui titoli in borsa. Tutto questo in uno scenario dove le società di rating minacciano declassamenti e continuano ad influenzare i mercati in senso fortemente negativo. Insomma la prognosi è molto incerta e comunque fortemente riservata. Urge, per quanto riguarda il nostro Paese, un piano nazionale, sorretto da un’ampia maggioranza parlamentare, per riportare un po’ di calma sui mercati.

Una grande coalizione in cui prevalgano le forze liberali e riformiste capace di trovare l’accordo su riforme liberali e strutturali e di varare un prestito forzoso per l’abbattimento del debito.

Contemporaneamente la Germania deve fare una scelta definitiva a favore della costruzione di un’Europa politica, con un cambiamento drastico della politica monetaria fin qui fatta seguire dalla BCE. Urge, da parte di quest’ultima, un taglio dei tassi di riferimento di mezzo punto e un impegno a procedere all’acquisizione dei titoli di stato italiani e spagnoli per tutto il tempo che sarà necessario, per riportare la situazione sotto controllo. Germania e Francia devono dar seguito alla loro dichiarazione del vertice d’agosto a Parigi, per il varo di un governo economico dell’eurozona che coordini le politiche economiche e fiscali e prepari rapidamente la creazione di un fondo sovrano europeo garantito dall’oro delle banche centrali. L’emissione di eurobond deve essere di almeno 1500 miliardi di euro e questi dovrebbero servire soprattutto per investimenti in infrastrutture, nelle grandi reti e in un piano energetico continentale.

Antonio Pepe (www.ginolisa.it)

Il presidente della Provincia di Foggia A.Pepe (www.ginolisa.it)

L’impostazione tedesca con la sua ossessione per l’inflazione e la sua presunzione di autosufficienza ci sta portando in recessione e ad una crisi irreversibile dell’euro e dell’Europa. Se nelle prossime settimane non sarà fatto questo, prepariamoci al peggio e predisponiamo a tale proposito un piano che preveda la nostra uscita momentanea dall’euro. Non parlo di mesi ma di settimane perché siamo prossimi ad un punto di non ritorno. Gente come Krugman e Stiglitz, due grandi premi Nobel per l’economia, della sinistra americana, lo dicono da mesi e nessuno li ha degnati di un minimo di attenzione e di risposta. Siamo ancora troppo provinciali e nazionalisti non solo in Italia ma in tutta l’Europa.

Le nostre classi dirigenti non hanno capito che il confronto è ormai tra continenti e la Germania, in particolare, non capisce che è solo il più grande paese di un gruppo di piccoli paesi che da soli non vanno da nessuna parte e che da soli sono tutti destinati al disastro. Le classi dirigenti di questi anni vanno rottamate. Nei prossimi giorni il primo a sgomberare il campo deve essere Berlusconi, nel 2012 il marito della Bruni e la casalinga di Berlino.

Serve una nuova generazione di donne e uomini possibilmente giovani, meno ideologici, più europei, più preparati e determinati nel proseguire i programmi. Questi, una volta approvati dai popoli in sede elettorale, devono essere attuati a costo di impopolarità e dando per scontato il rischio di non essere più rieletti. Basta con la democrazia dei sondaggi e delle continue verifiche paralizzanti. Il movimento “Risalire Italia” vuole promuovere insieme ad altri movimenti liberali, socialisti, ambientalisti, e migliaia di associazioni, un’ampia rete sul territorio per la fondazione di un vero e proprio partito riformista europeo e per la governance globale.

La rete in questa fase è la sede più idonea per collegare tra loro tutte queste realtà e per arrivare nel breve periodo al varo di un coordinamento nazionale ed europeo. A conclusione di questo lavoro, con la elezione dei delegati, va celebrato un congresso per la stesura di un manifesto del movimento e l’approvazione di tesi per i riformisti italiani, europei e per le riforme delle regole globali e della governance mondiale.

(A cura di Tommaso Sessa, Studio Maritato Roma)



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