Manfredonia

Pescara, tutti riaperti i locali della famiglia Granatiero. C’è’ l’Amministrazione giudiziaria

Di:

Pescara, riapertura di tutti i locali della famiglia pugliese. Amministrazione giudiziaria, gestione Stato, presentata istanza di dissequestro (Fonte image: Simeone, Ilcentro.it)

Pescara – TUTTI riaperti a Pescara i locali sottoposti a sequestro preventivo, in seguito ad una maxi operazione di polizia giudiziaria. Tramite la procedura dell’amministrazione giudiziaria, i locali della famiglia Granatiero, originaria di Manfredonia, sono stati infatti riaperti, con “l’impiego di un determinato regolamento relativo a carichi ed orari di lavoro”, con un delegato presente in ogni sede riconducibile alla maxi operazione del Nucleo di Pt della Guardia di Finanza, con ausilio della Mobile del centro abruzzese, di Foggia, oltre al Comando Compagnia di Manfredonia ( Focus maxi operazione Pescara).

Come riferito dagli inquirenti, l’amministrazione giudiziaria starebbe lavorando “solerte” per le verifiche sull’amministrazione contabile, in considerazione della complessità per la gestione degli esercizi commerciali, “fra i più frequentati della cittadina di Pescara”. Al contempo l’amministrazione giudiziaria, con gestione affidata allo Stato, ha preso accordi con i legali della controparte per le informazioni relative alla conduzione delle aziende, per il proseguimento della attività aziendali. Il gip Maria Michela Di Fine ha nominato amministratore giudiziario il commercialista Saverio Mancinelli, che curerà l’amministrazione della società e dei rami d’azienda nell’interesse dello Stato, di fatto il nuovo gestore.

Le attività erano state sospese alle 7 di lunedì mattina, su disposizioni del Giudice per le indagini preliminari. In corso verifiche per l’inventario dei beni da parte dell’amministratore giudiziario. Oggi il legale della famiglia ha continuato a lavorare per presentare l’istanza di dissequestro tanto per la tutela dei suoi assistiti “che hanno respinto tutte le accuse” quanto per la salvaguardia dei circa 80 posti lavoro, relativamente a tutti i locali di gestione della famiglia originaria di Manfredonia.


IL LEGALE CANTAGALLO A STATO: “DANNO ALL’IMMAGINE RILEVANTE”
. – “Il primo dato dal quale vorrei partire – dice a Stato il legale della famiglia Granatiero di Manfredonia, avv. Giuseppe Cantagallo – è quello del rigetto da parte del Gip M.M. Di Fine delle ordinanze di custodia cautelare a carico di 2 soggetti. Ricordo che il decreto di sequestro emesso (preventivo, art.321 cpp, “… pone su di una cosa mobile o immobile un vincolo di indisponibilità che ha finalità di interrompere il compimento di un reato o di impedire il compimento di nuovi reati “) fa riferimento soltanto alle quote societarie. Questo anche per fare in modo di dare continuità alle attività svolte. Certo la chiusura è stata in ogni modo eseguita, con un danno rilevante per l’immagine dei miei assistiti, danni superiori a quello che ci aspettavamo”.

Inventario: “Nè dal decreto di sequestro preventivo, nè in qualsiasi altra documentazione si è mai parlato di 20 milioni di euro, ma neanche 2 – dice l’avvocato Cantagallo – Si fa invece riferimento ad impegni finanziari per 4 milioni di euro riferiti a leasing, mutui e prestiti finanziari. L’esposizione debitoria è importante nelle aperture di attività commerciali come queste, che si fondano sugli incassi commerciali che sono in contanti, perchè mi creda – conclude – è davvero difficile acquistare un caffè con una carta di credito od altro”.

Istanza di dissequestro. “Non è stata ancora presentanta l’istanza di dissequestro perchè siamo in attesa di verificare la documentazione della Procura. Sicuramente verrà predisposta nel breve, brevissimo tempo”.

LE ACCUSE. Si ricorda come l’accusa degli inquirenti era stata quella di “riciclaggio di denaro”. La cifra ipotizzata era stata quella di “circa 20 milioni di euro“. Nell’operazione erano stati sequestrati anche i saldi di conto corrente riconducibili alle persone fisiche e giuridiche sottoposte alle indagini

.
I locali interessati al sequestro, tutti riaperti ed in amministrazione giudiziaria – I beni fanno riferimento ai “centralissimi e frequentatissimi” (tutti a Pescara): Bar pasticceria “Caffè Venezia”, via Venezia 27, Bar Caffè Venezia, viale Regina Margherita 14/16/18; Panetteria “Piglia la Puglia”, via Venezia 31; ristorante Pizzeria “Università della Pizza”, piazza Martiri Pennesi; Pub “Piano Terra” Corso Manthonè, tutti riconducibili alla famiglia di origine foggiana.

I reati contestati. I reati contestati sono il riciclaggio ovvero “l’impiego di danari, beni o utilità di provenienza illecita”, crimini che “scattano” allorquando “si sostituisce o si trasferisce denaro proveniente da attività delittuose”, ovvero “si compiono attività tali da ostacolarne l’identificazione/provenienza delittuosa del danaro ed ancora chi lo impiega in attività economiche o finanziarie dissimulandone la provenienza”.

Riciclaggio dei fondi dei clan pugliesi. Nell’ordinanza del decreto di sequestro preventivo il gip Maria Michela Di Fine scrive che due soggetti della famiglia “(…) reali dominus gestori delle attività economiche poste sotto sequestro”, siano “economicamente legati ad un clan operante nel foggiano, ovvero a persone risultate gravitare in ambiente di elevatissimo spessore criminale e che, da essi, ricevevano denaro contante da reinvestire” (Il Centro.it).

Indagini partite dal 2003, con “l’espansione economica della famiglia pugliese”. L’attenzione degli investigatori è partita con l’espansione economica (a partire dal 2003) nel territorio pescare della famiglia pugliese citata, resasi protagonista di operazioni economiche di acquisizione e ristrutturazione di diversi esercizi commerciali richiedenti “capacità economiche e disponibilità di denaro non giustificata dalle posizione reddituali o dai ricavi d’impresa”. In pratica, come detto dalla Mobile di Foggia, “un gruppo economico creato sostanzialmente dal nulla operante in un settore economico altamente concorrenziale e capace di acquisire, nel giro di pochi anni, prestigiosi punti vendita dislocati in luoghi strategici della città di Pescara”.

Complessivamente 7 le persone iscritte nel registro degli indagati, gran parte nati e con residenza a Manfredonia. I locali erano stati oggetti di sequestro conservativo su disposizione del gip del tribunale di Pescara dottoressa Maria Michela Di Fine su richiesta del procuratore capo Nicola Trifuoggi e del sostituto procuratore Gennaro Varone. Durante le fasi del sequestro presenti nel locale anche alcuni clienti.

Due le notifiche effettuate a Manfredonia. Supporto alle indagini da parte del Comando compagnia della GdF locale. Parte dello notifiche (2) sono state eseguite a Manfredonia, luogo di origine dei titolari dei locali, anche attraverso il supporto di militari del Comando Compagnia della GdF locale. L’inchiesta è stata ed è coordinata dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e il sostituto Gennaro Varone. Indagini ancora in corso.

L’inchiesta. Ordinanze di custodia cautelare rigettate dopo l’estromissione, con i sequestri, dello strumento utile per la reiterazione dei reati . L’inchiesta sarebbe partita probabilmente tre anni fa da una informativa proveniente dal tribunale di Foggia per l’applicazione di alcune misure cautelari (sequestri) su alcuni beni della famiglia Granatiero proprietaria dei bar e dei locali a Pescara. Diversi negli anni i sequestri di documenti e la consegna di diversi avvisi di garanzia. La Procura aveva chiesto i domiciliari per due dei soggetti indagati, ma con il rigetto del gip, Maria Michela Di Fine, dato che “con i sequestri operati (preventivo, ndR) si sarebbe estromesso lo strumento utile per la reiterazione dei reati”. Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Pescara.

Mafia del Gargano, i presunti collegamenti – In base a quanto reso dagli inquirenti, i capitali utilizzati e investiti a Pescara sarebbero in realtà derivanti da attività illecite di una famiglia protagonista della faida del gargano che nel 2009 portò ad una serie di omicidi a Manfredonia e nel Gargano (vedi ricostruzione con link). Difatti, “accanto alla verifica delle disponibilità finanziarie della famiglia pugliese ed alla ricostruzione di flussi di denaro impiegati per intraprendere le attività economiche avviate, i finanzieri ed i poliziotti pescaresi disvelavano i rapporti tra gli indagati ed altra famiglia dimorante in provincia di Foggia, i cui componenti sono stati imputati per associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo “Iscaro-Saburo” ().

Le fasi dell’indagini. Di fondamentale apporto investigativo, gli accertamenti economico finanziari condotti dalle Fiamme Gialle di Pescara per la ricostruzione delle dinamiche societarie, personali e criminali, riassumibili in tre fasi principali:
Prima fase. Dal 2002 al 2005 circa, la famiglia pugliese si è insediata nella città di Pescara, eseguendo gli iniziali investimenti con l’apporto di capitali dei soci e progressivamente mediante l’intervento degli istituti di credito.
Seconda fase. Dal 2005 al 2008, ricorso massiccio al credito bancario, mediante il quale le società in capo alla famiglia originaria di Manfredonia contraevano mutui per oltre 2 milioni e mezzo di euro, determinando la sperimentazione di vari artifizi contabili volti ad occultare le ingenti entrate di denaro e contestualmente le uscite estranee alla gestione delle attività economiche.
Terza fase. Dal 2008 ad oggi – creazione di soggetti economici diversi da quelli che si erano indebitati con gli istituti di credito, al solo fine di produrre ricavi e contestualmente canalizzarli verso le aziende maggiormente esposte a livello bancario.

La famiglia pugliese presenta istanza di dissequestro. L’avvocato della famiglia pugliese Giuseppe Cantagallo aveva già annunciato il deposito presso il Tribunale del Riesame dell’istanza di dissequestro dei due ‘Caffè Venezia’ e degli altri locali di Pescara, a cui sono stati posti i sigilli. Il legale aveva nel contempo rigettato tutte le accuse contestate ai suoi clienti, tra cui quella di riciclaggio. La famiglia pugliese avrebbe “gia’ predisposto un’istanza per il Tribunale del Riesame, che sara’ discussa dopo il 20 – 21 settembre”. “Il sequestro preventivo – aveva commentato Cantagallo – per noi non ha ragione di esistere. I miei assistiti – aveva detto il legale – dichiarano l’estraneita’ ai fatti contestati”. Sui rapporti con la famiglia Romito. “I Granatiero – ha proseguito – sono estranei alla famiglia Romito, se non per il fatto che sono entrambe di Manfredonia. I miei clienti sono andati via da quel posto proprio per evitare contatti con questa gente’. (ANSA).

g.defilippo@statoquotidiano.it



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi