Cultura

La stagione delle zucche

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Zucche Chioggia (forum.giardinaggio@)

LA stagione delle zucche è ritornata. Coloro che per diverse esigenze, in autunno, invece di percorrere l’autostrada, scegliessero l’arteria Romea che collega direttamente Ravenna con Chioggia e Venezia, correndo lungo l’Adriatico e attraversando il delta padano, s’imbatterebbero in una teoria di capanni con zucche di diverse qualità e forme in doviziosa esposizione, in vendita appena raccolte.

La ragione è che tali ortaggi richiedono per la coltura climi miti, con temperature oscillanti tra i 10 e i 25 gradi; per cui la loro coltivazione risulta ideale nella Pianura padana e complicata nel Tavoliere dove la scala celsius supera i 40° e pertanto il frutto qui seminato non raggiunge quella bontà per la quale è ricercato per i diversi usi in una gustosa gastronomia, quali risotto, fritto, bollito per impasti e ripieni.

La zucchina, invece, raggiunge l’ottima maturazione in un clima caldo con terreno soleggiato, di conseguenza la sua diffusione al sud è connaturata. Tornando alla zucca, come accade, per esempio, con i meloni e con i funghi, essa contiene un basso valore nutrizionale proprio per l’alta quantità d’acqua contenuta; di contro, però, la varietà a polpa gialla è una buona riserva di carotene (vitamina A) che insieme al suo succo fresco serbano proprietà lassative e diuretiche. Con i semi, poi, si può produrre un olio da cucina.

Forse non tutti sanno che la parola Zucca – dalla quale i derivati con il diminutivo Zucchina – è un termine sorto da un errore ortografico di metatesi (inversione nell’ordine delle lettere), già così adottato nel 1320. Zucca ci viene dal lat CUCUTIA in seguito posto in connessione con il tema mediterraneo KUKKA “punta”, donde Cocuzza o volgarmente Cucuzza; l’origine radicale del significato di “punta” emerge in Cucuzzolo o Cocuzzolo.

C’è da aggiungere che i latini con il termine CUCUTIA intendevano “testa-capo”, da qui la tradizione popolare di chiamare spiritosamente “zucca” la testa, con un risvolto da rimprovero con l’accrescitivo Zuccone. Attraverso quindi un processo di metatesi da Cocuzza in Cozucca, il termine s’è semplificato (ipocoristico) in Zucca con aferesi (caduta) della sillaba “Co”, pare già nel latino volgare con TUCCA.

L’ortaggio, con le sue varietà, era già diffuso anticamente tra gli Egizi, i Greci e gli Arabi e s’ipotizza che fosse stato importato dall’India. Se così fosse, sarebbe stato inevitabile il suo uso nella gastronomia europea a seguito dell’infiltrazione della cultura indoeuropea e, in particolare al sud della nostra penisola, con la colonizzazione della Magna Grecia.

La convenzione di affermare che tale ortaggio sia di provenienza messicana e peruviana sorgerebbe appunto dal fatto storico che qui si sarebbe installata la cultura latina; una sorta di andata e ritorno migratorio della zucca. Identico rimbalzo che avrebbe avuto il mais.

Il termine Mais è l’omologismo dallo spagnolo MAIZ ricopiato da MAHIZ di genesi arawak, donde il percorso italiano Maizena “farina di mais” e poi Maiscoltura o Maiscultura con Maiscoltore o Maiscultore, ma anche Maìdico, Maidìcolo e Maidìsmo dal latino scientifico MAYS MAYDIS ricordando che il mais non era conosciuto dai latini e pertanto tale declinazione è una modernizzazione del XX sec. Il greco, però, da una radice indoeuropea, conta MAZA pasta d’orzo e l’assonanza appare straordinaria, tale da confermare storicamente il mito che i progenitori di questo gruppo linguistico dell’America centromeridionale (Arawak), assieme al Tupi e al Guaranì, abbiano attraversato lo Stretto di Bering (dall’Europa all’America) 50mila anni fa trascinandosi lingua e agricoltura.

Tempi ancora remoti rispetto all’invasione Kurgan in Europa (4400 anno fa) foriera della lingua, della cultura indoeuropea, rispetto alle escursioni vichinghe nel nuovo continente e alla di questo riscoperta colombiana.

(A cura di Ferruccio Gemmellaro – storico critico)



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