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Buck Festival: utopia e bellezza al centro della Letteratura

Di:

Orecchia (Buck Festival)

Foggia – “QUELLA bambina che amava la bellezza, amava ciò che vedeva, e quando non lo vedeva, lo immaginava” – recita l’attrice Maria Mennuni del Cerchio di gesso, leggendo dal testo La bambina che amava la bellezza di Emanuela Nava. Perché è l’utopia che insegue certi progetti. Che vede ciò che ancora non c’è, ma crede che, senza utopia, nulla sia davvero realizzabile. Come insegue l’utopia e la bellezza, e le realizza, il progetto del Buck Festival, festival della Letteratura per ragazzi giunto alla terza edizione e nato per iniziativa di varie Fondazioni, quali, tra le tante, quella della Banca del monte, l’associazione Utopikamente, e della Biblioteca ragazzi di Foggia, nella persona della sua responsabile, Milena Tancredi. Un progetto che vede il mondo infantile come quello di adulti nani, piccoli cittadini del mondo già consapevoli della propria facoltà di migliorare il microcosmo che li circonda.

A seguire da vicino i Laboratori per i bambini, la mano immaginifica di Giulia Orecchia, illustratrice per l’infanzia e l’adolescenza dalla florida produzione, chiamata a vitalizzare dinanzi ad occhi infantili sorpresi, pagine e pagine, solo un attimo prima, bianche. “Quest’anno – come ci riferisce Milena Tancredi – il tema del Buck Festival è l’intercultura, e non potrebbe essere diversamente, considerata la difficile situazione che sta attraversando questo paese; la I edizione era incentrata sull’arte, mentre quella dell’anno scorso sulla scrittura diaristica. Come diceva Gianni Rodari “Servono donne e uomini creativi” per cambiare, serve un’educazione alla diversità per far crescere ragazzi con consapevolezze diverse e divergenti, a partire dalla nascita. Nati per leggere è un progetto che prevede il dono di un libro ad un bambino neonato, per far nascere un pensiero narrativo e per il benessere psicocognitivo del bambino”.

E non sfugge all’attenzione del cittadino consapevole l’associazione di questo Festival alla Rete Penelope, che si occupa di progettare incontri con autori proprio in quelle scuole di periferia, dove il percorso di nascita e di vita principale si chiama strada, e dove le parole sembrano scontrarsi con una violenta quotidianità.

Interdisciplinare l’inaugurazione del Festival, un’amalgama di linguaggi, dal narrativo all’artistico al musicale al teatrale, grazie alla collaborazione con la Fondazione Musicalia, facente capo a Carmen Battiante, all’Oda Teatro e al Teatro dei Limoni. Immagini più evocative di mille parole abbracciano le pareti del Palazzetto dell’arte e i bambini tutti, quelle disegnate da Giulia Orecchia, mani che gettano rifiuti nei mari puliti e volti che disprezzano atteggiamenti degli adulti tesi ad impugnare ogni genere d’arma, da carri armati e fucili veri a quelle più pervasive, quelle intrise di indifferenza, disattenzione, assenza di comprensione e condivisione. “Perché l’educazione vera, a mio avviso, si basa sull’esempio degli adulti, il compito di chi opera nell’arte e il mio, è quello di adeguare visivamente il concetto espresso dalle parole, se poetico, mi avvalgo di simboli, sarò più didattica se ci sono suggestioni di tipo didattico nel libro. Certo, il libro ha un valore letterario ed etico diverso rispetto alla pubblicità, è un altro modello culturale, ma è pur sempre un prodotto commerciale” – commenta l’illustratrice Giulia Orecchia.

Nel pomeriggio ha avuto luogo lo spettacolo di Magarìa, fiaba scritta da Camilleri, recitata dagli attori del Teatro dei limoni e illustrata da Giulia Orecchia. Fiaba dai risvolti riflessivi, a giudicare dalle parole inette dei rappresentanti della giustizia nei confronti di un nonnino che ha denunciato la scomparsa della nipotina Lullina.

E dove la magia nel pronunciare le sette parole “mammalucchigne” hanno il potere di far riapparire e scomparire persone, lasciando baluginare l’idea di una volontà umana, e non di una casualità, del male. Continuerà per la settimana intera il Buck Festival, che Giovedì avrà il suo culmine nella Fiera dell’editoria e vedrà il coinvolgimento nei laboratori per bambini degli stessi adulti, per il principio dell’esempio e della condivisione dell’esperienza con i bambini.

(A cura di Maria Pina Panella – mariapina.panella@libero.it)



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il titolare del “portale web” è responsabile per eventuali commenti diffamatori pubblicati tramite Internet!

    La Corte dei diritti dell’uomo ha deciso che i siti internet sono condannabili per i post anonimi e offensivi a causa del mancato esercizio dei poteri di controllo.

    Se avete commentato una notizia su un blog, un giornale online o su un altro sito internet, ma le vostre parole non appaiono sulla pagina, probabilmente ciò che vi è capitato sarà invece lo scenario globale di Internet 3.0, per via di una preoccupante sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo appena pubblicata ieri .

    Una sentenza che mira a ridurre enormemente il potere di interazione del lettore sui contenuti pubblicati sul web. Sostiene, infatti, la Corte: per i post anonimi diffamatori è sempre responsabile il proprietario del sito ove tali commenti vengono pubblicati, a condizione, però, che le dimensioni dello stesso sito consentano l’esercizio del controllo preventivo da parte del titolare.

    La Corte di Strasburgo ritiene che sia giusto addossare sul titolare del portale d’informazione la responsabilità (e quindi una sanzione amministrativa) per non essere intervenuto a prevenire, moderare o cancellare i commenti anonimi offensivi, diffamatori o minacciosi che vi appaiono.

    Il caso: un portale di informazione aveva pubblicato un articolo sulle scelte controverse operate da una compagnia di navigazione. I lettori reagirono postando commenti estremamente offensivi, diffamatori e minacciosi nei confronti della compagnia di navigazione e del suo proprietario. Quest’ultimo fece causa al portale che fu condannato a pagare 320 euro per danni morali.

    La Corte dei diritti dell’Uomo sembra consapevole che imporre una responsabilità sui commenti diffamatori postati dai lettori si sostanzia, in definitiva, in una notevole restrizione della libertà d’espressione. Tuttavia – precisano i giudici – questa limitazione è comunque giustificata e proporzionata per tutelare i diritti di terzi che, altrimenti, sarebbero enormemente compressi.

    Strasburgo però definisce dei paletti entro i quali può solo scattare tale responsabilità. Il portale deve avere strumenti per esercitare il controllo preventivo sui commenti, in modo da impedirli o cancellarli per tempo. In altre parole, la natura e la dimensione del sito possono fare la differenza.

    Piattaforme come Facebook e YouTube, per esempio, per via dell’enorme mole di dati postati, non potrebbero subire lo stesso trattamento. Mentre invece – è lecito così interpretare il pensiero della Corte – il piccolo sito internet, che può attivare un filtro di ogni contenuto, resta responsabile.

    Al soggetto leso dai commenti diffamatori, dunque, non tocca fare causa a chi ha scritto i post. In casi come questo, per motivi puramente tecnici – si legge nella sentenza – appare sproporzionato imporre alla parte lesa l’onere dell’identificazione degli autori dei commenti.

    È facile immaginare quale sarà lo scenario che, da oggi stesso, si profilerà sul web. Qualsiasi commento postato dai lettori su un giornale online, su un blog o qualsiasi altro sito sarà controllato, con particolare scrupolo e zelo, dal titolare; cosicché, nel dubbio, quest’ultimo sarà anche portato a moderarlo e, più facilmente, cancellarlo del tutto. Insomma, la sventolata libertà di Internet dovrà fare i conti con la paura dei gestori di siti di doverne rispondere sul piano sanzionatorio. E chiunque, in una simile condizione di incertezza, indosserà facilmente i panni del censore!
    Foggia, 14 ottobre 2013 Avv. Eugenio Gargiulo


  • avv. Gegè Gargiulo

    Troppo importante, cara Redazione, questa sentenza per un portale come il vostro che “vive” anche di commenti on line da parte dei lettori. Merita di essere pubblicato in “Casi e Sentenze”.


  • Redazione

    Caro Avvocato, fermo restando la necessarietà della moderazione del giornale, la materia è molto più complessa e lei nel commento non ha specificato come non si tratti, per il momento di una sentenza definitiva; “se infatti una delle due parti fa ricorso al Tribunale di grande istanza della Corte, il caso verrà ridiscusso da un collegio di 5 giudici”.

    Attendiamo sviluppi; la ringraziamo in ogni modo per i suoi interventi; Red.Stato

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/11/strasburgo-condanna-del-sito-per-commenti-diffamatori-viola-libera-espressione/740126/

    La Corte nel caso Estone ha ritenuto semplicemente in base al criterio della proporzionalità che dovesse essere effettuato un bilanciamento tra i diritti alla reputazione di un soggetto ed i diritti alla libera espressione nel caso concreto traendo la propria convinzione anche dal fatto che il sistema di filtro relativo ai commenti in realtà non ha funzionato, senza entrare nel merito della diffamatorietà o meno dei commenti, già stabilita dal giudice nazionale.

    Né si può dire che sia stato stabilito un principio generale di responsabilità dei siti (o meglio degli intermediari)“.

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