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Pensioni, se il Pil è negativo si abbassano (M.Verde)

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IL taglio alle pensioni pubbliche avviene a seguito del calo pluriennale del PIL, a seguito del tasso annuo di capitalizzazione dei montanti contributivi che, per la prima volta, diventa negativo. Adesso, CGIL, CISL e UIL chiedono al Governo un emendamento che preveda un tasso di capitalizzazione minimo che impedisca la svalutazione del montante contributivo quando il PIL è negativo.

Abbassare le pensioni sì, ma non troppo. Il rischio è, se il trend negativo del PIL dovesse proseguire, che molti lavoratori si troveranno con una pensione non sufficiente alla sopravvivenza. Una tendenza che, se il piano del Governo sull’eliminazione degli scatti stipendiali basati sull’anzianità dovesse andare in porto, sarebbe ancora più accentuata per i docenti.

Infatti, a seguito del taglio degli stipendi, avremmo quale conseguenza una decurtazione anche delle pensioni che subirebbe un ulteriore taglio se il PIL non dovesse riprendere a salire. Le donne con la riforma e il merito rischiano stipendi più bassi e si avrebbero pensioni da fame per tutti. Secondo il modello di merito presente nella riforma della scuola, le perdite degli stipendi a fine carriera dei docenti già di ruolo potranno arrivare anche a 88mila euro, mentre per i neoassunti potranno arrivare anche a 120mila euro.

Torniamo, ancora una volta sulla questione meritocrazia e su quel sistema che sta facendo dibattere il paese che vorrebbe uno stanziamento di risorse uguale all’attuale, ma distribuito al 66% dei docenti: i più “meritevoli”. Sistema proposto dal Governo Renzi, presente nelle linee guida della “Buona scuola”, e che di fatto, secondo numerose segnalazione con calcoli allegati, si tradurranno in un taglio degli stipendi e delle pensioni. L’ultima elaborazione, in ordine di tempo, è stata fatta dal prof. Marco Mavulli che ha effettuato un paragone tra il vecchio ed il nuovo sistema per un docente di 44 anni con 9 anni di anzianità. Se nel testo “La Buona scuola” il sistema viene elogiato prospettando guadagni fino a 9mila euro annui a fine carriera, i conti fatti, paragonando vecchio e nuovo sistema, non dicono questo. Le perdite a docente, nel caso di carriera impeccabile rientrante sempre nel 66% dei “meritevoli”, saranno di 88,336 euro complessivi a fine carriera, mentre, per i meno fortunati, le perdite potrebbero raggiungere anche 160.816 euro.

Una decurtazione di stipendio che potrebbe colpire soprattutto le donne, dato che, statistiche alla mano, sono quelle maggiormente penalizzate nella carriera. Basta guardare al settore privato, dove le donne vengono fortemente penalizzate nella carriera a seguito della scarsa disponibilità che riescono a dare in termini di tempo, perché devono occuparsi della famiglia e dei figli.

Una situazione aggravata negli ultimi anni, perché i servizi di supporto vengono tagliati, sacrificati soprattutto dagli enti locali in difficoltà economica. Ad esempio, secondo l’AlmaLaurea gli uomini guadagnano meglio (il 32% in più) e sono più raramente disoccupati (24% contro 32%). I dati dopo 5 anni di lavoro, dicono che le mamme lavoratrici incassano il 14% in meno delle colleghe che non hanno figli. Il quadro, in peggioramento, rischia di replicarsi anche nell’ambito scolastico, dato che la disponibilità a svolgere attività non strettamente legate all’insegnamento e all’aggiornamento (che richiederà del tempo da dedicare), confluiranno in quei crediti che contribuiranno agli scatti stipendiali.

A tutto ciò bisognerà aggiungere anche il problema pensionistico. Il sistema proposto da Renzi, se sarà confermato e se saranno confermati i calcoli che in questo mese i docenti hanno inviato dimostrando che in realtà si tratta di tagli agli stipendi, darà un duro colpo anche alle pensioni. Meno contributi meno pensioni, e le donne, ancora una volta, dato che rischiano la penalizzazione nella carriera scolastica, si vedranno ulteriormente penalizzate. Il rischio è che i docenti vedano maturare una pensione da fame, ai limiti dell’indigenza.

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(A cura del dr. Michele Testa)

Pensioni, se il Pil è negativo si abbassano (M.Verde) ultima modifica: 2014-11-14T21:49:09+00:00 da Redazione



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Commenti


  • uno che ha preso lla III^ media dopo tante bocciature

    Nel calcolo pensionistico della c.d. quota C di pensione, ovvero quella quota disposta dalla Legge Dini e vigente dal 01/01/95 e successive integrazioni prevedono l’aumento del montante annualmente in caso il P.I.L. sia positivo e negativo (come sta succedendo da un pò di tempo) naturalmente per l’anno in cui il pil cala nel contempo cala anche il montante contributivo del lavoratore, gira e rigira il cetriolo va sempre nel fondoschiena del lavoratore dipendete o privato che sia!

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